CEI/CONSIGLIO PERMANENTE
Il segretario generale, monsignor Mariano Crociata, ha presentato il comunicato finale dei lavori. Parole di gratitudine e di affetto per il Pontefice e disponibilità ad assecondare il percorso indicato. Verso il convegno di Firenze 2015. Sul fronte politico istituzionale “l’invito a cercare soluzioni che garantiscano la stabilità è il presupposto necessario per la tenuta del Paese e per la coesione sociale”. L’affanno per la mancanza di lavoro e la presenza nel dibattito pubblico
I vescovi italiani non soltanto hanno una "piena sintonia" con Papa Francesco, ma nutrono nei suoi confronti un sentimento di forte "gratitudine", per tanti eventi a partire dal "momento bello" rappresentato dall’incontro con lui in occasione dell’assemblea Cei del maggio scorso. È questa della "sintonia" la chiave di lettura del Consiglio episcopale permanente della Cei, svolto da lunedì a mercoledì scorso e sul quale il segretario generale, monsignor Mariano Crociata, ha condiviso con i giornalisti riflessioni e tematiche che sono state affrontate dai vescovi italiani. Mentre sullo sfondo si comincia a intravvedere la realtà del 5° convegno ecclesiale nazionale (Firenze, 9-13 novembre 2015), che affronterà il tema "In Gesù Cristo il nuovo umanesimo", sul quale le diocesi italiane presto inizieranno a riflettere, l’arrivo di Papa Francesco ha portato una ventata di novità anche all’interno della Chiesa italiana, prima delle quali è il suo "stile" personale e pastorale nuovo, il suo modo di "stare con" le persone, di rapportarsi a chi crede e anche a chi non crede, il suo invito a essere propositivi, a fare spazio ai giovani, ai lontani, ad "andare alle periferie".
Non "dettatura di tempi" ma "condivisione cordiale". Se per i vescovi, come allo stesso modo per sempre più numerosi fedeli in ogni parte del mondo, Papa Francesco significa "provare il piacere di sentire le sue parole, le sue indicazioni, i suoi incoraggiamenti", ciò vale a maggior ragione per coloro che tra i pastori delle diocesi italiane sono chiamati a sedere nel Consiglio permanente Cei. Anzi, a chi tentasse di mettere i vescovi o in posizione distante o addirittura conflittuale col Pontefice, monsisgnor Crociata ha ribadito più volte con accenti diversi ma convergenti, l’affetto, la vicinanza, la disponibilità delle diverse componenti ecclesiali ad ascoltare "le sue parole" e "mettere in pratica le sue indicazioni". Così si è subito depotenziata l’ipotesi di una presunta "dettatura di tempi" e "compiti" da parte del Papa all’episcopato italiano. Il segretario della Cei ha affermato che "è impreciso parlare del Papa che avrebbe ‘dettato i tempi’ ai vescovi italiani, o parlare di compiti dati dal Papa. Nel senso – ha proseguito – che noi vescovi i tempi e i compiti che eventualmente il Papa ci dà li accogliamo incondizionatamente. Però in questo caso esprimersi così non risponde totalmente al vero".
Serve stabilità e coesione sociale. La politica ha fatto capolino alla conferenza stampa. "Occorre evitare inutili divisioni tra le forze politiche per non perdere il treno della ripresa" e, inoltre, "ogni scelta in questo momento difficile sarà sottoposta al giudizio della storia": questi i due criteri già enunciati nella prolusione dal cardinale Angelo Bagnasco, che sono stati ricordati dal segretario della Cei, per rispondere a chi chiedeva una valutazione sull’attuale momento politico italiano. "L’invito a cercare soluzioni che garantiscano la stabilità – ha affermato – è il presupposto necessario per la tenuta del Paese e per la coesione sociale. In un momento di perdurante crisi che pesa sulle famiglie e sui giovani, ribadisco che il tema del lavoro è un vero incubo che si avverte dappertutto. Le parrocchie e le Caritas lo conoscono molto bene. In funzione di questo il tema della stabilità è da perseguire in tutti i modi", ha rimarcato rispondendo poi alla domanda sulla Cei che "ultimamente sarebbe fuori dal dibattito pubblico". "Non mi sembra che ne siamo fuori o che ci siamo solo sui temi religiosi", ha detto. "Invece ci siamo su tante questioni di etica personale, sociale, e anche su questioni quali l’individualismo, la concezione della persona, il senso della famiglia. O anche su temi come fede e ragione, o la grande finanza, o la pace nel mondo". "Nel dibattito pubblico – ha concluso – ci siamo e continueremo a starci".
Condividere con chi oggi soffre. Il "rapporto col mondo della cultura e delle istituzioni" è stato un altro dei temi affrontati da monsignor Crociata. "In particolare alla Cei il Papa ha detto di riprendere l’iniziativa in questi campi – ha affermato -, oltre che di coinvolgere in maniera più piena le Conferenze episcopali regionali, quindi tutti i vescovi, e guardare anche ai problemi concreti delle diocesi, del loro numero e della loro organizzazione". "Ciò significherà per la Cei – ha proseguito – l’avvio di un confronto nelle Conferenze episcopali regionali su tutti i temi, compresi quelli riguardanti le forme di organizzazione e di svolgimento di attività della stessa Conferenza, e non escluse evidentemente le questioni riguardanti le figure istituzionali, la presidenza e le modalità funzionali". "Tutte questioni che stanno dentro un processo che può significare l’adozione di una forma o di un’altra, comunque senza esclusioni o preclusioni di sorta, nella serenità e apertura totale e nell’orizzonte di un dialogo costante con il Santo Padre". Interpellato sul rapporto tra "preti e soldi", in particolare su quali "segnali" possa dare il clero per essere vicini a chi è senza lavoro, monsignor Crociata ha detto che "in questo campo non dico che, quanto a generosità, siamo i primi, però non dovremo nemmeno essere gli unici. Chi ha più risorse oggi è giusto che le condivida con chi soffre".