EDITORIALE
Verso le elezioni Ue 2014: una Carta europea dei diritti della famiglia?
L’Europa, come è ben noto, sta vivendo una crisi demografica profonda. Anche se questo è uno dei problemi fondamentali del Vecchio continente, non raccoglie più di tanto l’attenzione dei politici e neppure è al primo posto nei programmi dei partiti politici europei. Ugualmente, i media non dedicano molto tempo e spazio a questo fenomeno. La crisi demografica – come ha ribadito con forza Gerard-François Dumont durante la conferenza “I diritti della famiglia e le sfide del mondo contemporaneo”, organizzata dal Pontificio Consiglio per la famiglia dal 19 al 21 settembre a Roma – non è direttamente correlata al prolungamento della speranza di vita media degli europei, ma da una diminuzione della fertilità che è cominciata fin dagli anni ’60 del ventesimo secolo. L'”inverno demografico” europeo ha la sua origine nella cultura corrente favorevole alla crisi del matrimonio e della famiglia, e alla mancanza della volontà d’investire nei bambini. Penso che sia tristemente indicativo che in un’Europa impantanata nell’inverno demografico tanto spazio nella politica sia rivolto alla promozione della contraccezione, dell’aborto e delle relazioni tra le persone dello stesso sesso.
In questo contesto, è chiaro perché la Chiesa cattolica attribuisce tanta importanza alla Carta dei diritti della famiglia, pubblicata trent’anni fa. Questa Carta è la risposta di Giovanni Paolo II alla richiesta del Sinodo dei Vescovi che si tenne a Roma nel 1980. La ragione immediata per prendere l’iniziativa di chiedere un intervento del Papa furono gli attacchi organizzati da alcuni politici e giuristi contro il matrimonio e la famiglia. Giovanni Paolo II ribadì che l’istituzione del matrimonio e della famiglia è oggi come ieri fondamentale per la vita sociale e nessun Paese può permettersi qualsiasi ambiguità in questo ambito. “L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia”, ha scritto Giovanni Paolo II nella “Familiaris consortio”.
Il primo dovere dello Stato consiste nel rispettare l’identità dell’istituzione del matrimonio e della famiglia. È impossibile condurre un’adeguata politica familiare se si ha una concezione erronea della famiglia. È difficile comprendere la natura del matrimonio e della famiglia se si afferma che la procreazione è solo incidentalmente ad essi connessa. Si ha una sensazione strana quando a persone “istruite” si deve spiegare che il matrimonio, unione intima di vita nella complementarità tra un uomo e una donna, è l’istituzione naturale alla quale è affidata in maniera esclusiva la missione di trasmettere la vita.
La crisi demografica sul Vecchio continente – ha sottolineato ancora Dumont – contribuisce anche alla creazione della pressione economica contro gli anziani. Il diritto di uccidere le persone innocenti fa parte in alcuni Paesi europei del loro sistema giuridico e il tema della pianificazione dell’assassinio degli innocenti (eutanasia involontaria dei bambini portatori di handicap e persone con demenza senile) fa parte del dibattito pubblico. Nella discussione pubblica l’idea di “vite indegne di vita” (Lebens unwertes Leben) è condivisa anche da una élite sociale. Di solito si inizia a parlare di eutanasia con toni compassionevoli, per passare poi alla tesi di proteggere il pubblico dai costi eccessivi dovuti all’invecchiamento della popolazione. Sembra che nessuno tenga conto che il problema anche in Europa non è quello degli anziani, la maggior parte dei quali è ancora efficiente e non ha bisogno d’aiuto aggiuntivo, ma il problema è la mancanza dei bambini.
In questo contesto, i partecipanti alla conferenza promossa dal Pontificio consiglio hanno discusso il futuro della Carta dei diritti della famiglia che, dopo trent’anni sembra un po’ dimenticata. Si è dibattuta la questione se – di fronte alle nuove sfide e nella luce dello sviluppo del diritto internazionale – non sarebbe opportuno integrare la Carta con alcuni emendamenti, in particolare nel campo dei diritti dei minori (collegati sempre con i diritti dei genitori) e dei diritti delle persone anziane. Si tratta di arricchire ma non di cambiare contenuti che sono pienamente validi e attuali: non si deve comunque correre il rischio di ridurre il grande contributo di verità che la Carta porta a livello culturale e politico.
Il grande “sogno” di Giovanni Paolo II era che la Carta dei diritti della famiglia diventasse un giorno la base per le Carta internazionale dei diritti della famiglia, cioè un documento vincolante per i Paesi firmatari. La crisi della famiglia nel Vecchio continente, che si manifesta anche nella forma della crisi demografica, forse un giorno sarà letta con dovuta e doverosa attenzione da parte della maggioranza dei politici europei. In quel momento potrà finalmente venire uno sprone e un contributo decisivo per lo sviluppo di una Carta europea dei diritti della famiglia: non potrebbe essere questo “sogno” di un Papa un tema di riflessione e di progetto in vista delle elezioni europee del maggio 2014?