LUMEN FIDEI/5

Illumina la famiglia” “in armonia con la ragione

Non ogni forma di amore è adatta al matrimonio. L’espressione tanto in voga “dove c’è amore, c’è famiglia” è alquanto imprecisa, se non addirittura grossolana. L’amore che caratterizza il matrimonio e apre alla vita è quello di un uomo e di una donna, che coinvolgono così tutta la loro vita

"Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia" (Lumen fidei, 52). E quello della famiglia è oggi un ambito assolutamente delicato, a motivo delle spinte volte a far riconoscere come famiglia quello che essa non è mai stata. Occorre subito precisare che, se il matrimonio e la famiglia non sono una costruzione culturale, cioè non sono stati inventati in un periodo della storia, analogamente non sono il frutto di una visione di fede. Se così fosse, il matrimonio così come è giunto ai nostri giorni non potrebbe essere imposto a chi non crede.Al contrario, esistono ragioni razionali e naturali che conducono a ritenere che il matrimonio non possa essere altro che così; al riguardo non è precisa la difesa del matrimonio cosiddetto tradizionale di fronte ad altri definiti moderni: il matrimonio è uno solo, senza nulla togliere significati ad altre forme di unione. Questa base naturale del matrimonio è illuminata dalla fede, in quanto rivela come Dio abbia un preciso disegno al riguardo.Il matrimonio è l’unione stabile dell’uomo e della donna; questa unione "nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr. Gen 2, 24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno d’amore". Sono qui evidenti argomenti razionali e argomenti di fede, frutto insieme della luce della ragione e della luce della fede, insieme armonizzati. Il matrimonio nasce da un amore stabile – cioè che è voluto per sempre – di un uomo e di una donna, che incontrandosi si completano, grazie alla loro differenza sessuale, e divengono artefici di una nuova vita. L’amore fecondo di cui essi si nutrono e che li apre ad accogliere nuove vite è frutto della presenza di Dio.Altrove l’enciclica aveva precisato come l’amore, quello capace di costituire una nuova famiglia, "non si può ridurre a un sentimento che va e che viene" (27). Al contrario l’amore umano possiede una sua stabilità, perché conduce la persona che ama ad uscire da se stessa per andare verso l’altro e costruire insieme un rapporto duraturo. C’è anche da aggiungere che non ogni forma di amore è adatta al matrimonio. L’espressione tanto in voga "dove c’è amore, c’è famiglia" è alquanto imprecisa, se non addirittura grossolana. L’amore che caratterizza il matrimonio e apre alla vita è quello di un uomo e di una donna, che coinvolgono così tutta la loro vita."Fondati su quest’amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti della fede" (52). L’amore coniugale ha la caratteristica di essere "fedele" e "promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata". La fede aiuta, poi, a cogliere in tutta la sua ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore di Dio che affida ai coniugi il mistero di una nuova persona. Non solo la fede illumina la vita coniugale e famigliare, ma matrimonio e famiglia sono i luoghi natii dove trasmettere la fede come esperienza di vita quotidiana. I coniugi crescono nella fede ed insieme, in quanto genitori, aiutano i figli nel loro, talvolta difficile, cammino di maturazione. Insomma, "la fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita"!