POLONIA

Dai seminari segnali e sfide

Crescono le vocazioni sacerdotali. “Ma non è solo l’effetto-Papa Francesco”

Nonostante da alcuni anni le statistiche parlino di un calo delle vocazioni sacerdotali a livello europeo, in Polonia si registra un considerevole aumento del numero di giovani presenti nei seminari. La Conferenza dei Rettori, al recente incontro annuale, ha quantificato tale aumento in oltre il 10%. I media polacchi vedono in questo fenomeno “l’effetto Papa Francesco”, ma forse c’è dell’altro. Anna Kowalewska per Sir Europa parla della situazione vocazionale con il 46enne monsignor Marek Solarczyk, responsabile per la pastorale delle vocazioni della Conferenza episcopale polacca.

I primi dati indicano che i nuovi alunni dei seminari sono un centinaio in più rispetto all’anno scorso. Chi sono questi “nativi digitali” che scelgono il seminario? Vogliono fuggire da un mondo consumistico, arrivista e troppo chiassoso? Oppure sono su tutt’altra strada?
“I dati precisi verranno resi noti a metà ottobre, quando tutti i seminari avranno iniziato le loro attività a pieno ritmo. In tutti i 90 seminari polacchi cominceranno gli studi oltre 4mila alunni. Alcuni fra loro decidono di entrare nel seminario solo qualche anno dopo aver conseguito il diploma di maturità, ma ciò non significa però che siano laureati. Succede spesso, anche nella nostra diocesi di Varsavia-Praga, che dopo aver studiato all’università per due o tre anni i giovani decidono di entrare in seminario. Interrompono i corsi universitari per iniziare un nuovo percorso umano e formativo. Non possiamo ovviamente escludere che alcuni di loro ‘fuggano’ dal mondo, ma io personalmente ho numerosi esempi che dimostrano proprio il contrario”.

Cioè?
“Conosco giovani che dopo qualche anno di seminario scelgono di prendersi una pausa per ‘vivere nel mondo’, per vedere se riescono a cavarsela nella vita da soli. Vogliono darsi proprio una risposta alla domanda sulla vocazione come fuga dal quotidiano. E fra questi giovani che, interrompendo gli anni del seminario, hanno preso una laurea, si sono affermati nella vita laica per poi tornare in seminario, sicuri delle loro motivazioni, alcuni diventano degli eccellenti presbiteri. Tutti noi dobbiamo scoprire le vere motivazioni delle nostre scelte e vedere fino a che punto il mondo circostante eserciti su di noi la sua influenza. Visto però che sulla Chiesa in Polonia da parte dei media piovono tante critiche, direi che i giovani verificano le loro motivazioni prima di entrare in seminario, poiché devono essere certi di volersi identificare con una comunità di cui si dicono molte cose negative e si dimenticano tanti aspetti positivi”.

Nei seminari polacchi prima di iniziare una vera e propria preparazione al sacerdozio gli alunni devono seguire un corso propedeutico?
“Sì, certo. La durata del corso propedeutico può variare da alcuni mesi a un intero anno. Nelle due diocesi di Varsavia per i candidati al sacerdozio abbiamo addirittura da tre anni un seminario distaccato. E devo dire che quel metodo porta ottimi risultati. Gli alunni realizzano uno speciale programma propedeutico in contemporanea con alcuni corsi didattici del primo anno del seminario. Si cerca soprattutto durante quel periodo di vivacizzare le esperienze spirituali. Ci sono molti corsi dedicati alla pratica di preghiera, c’è la lectio divina, c’è l’adorazione del Santissimo così come dei corsi biblici affinché i giovani conoscano meglio tutta la ricchezza della Bibbia e la vita della Chiesa. Il primo semestre è dedicato alla formazione umana e al lavoro di gruppo. Il seminario si trova non lontano da Varsavia, in un paese dove ci sono anche delle case di cura delle suore samaritane nelle quali gli studenti lavorano come volontari. Anche questa è un’ottima esperienza formativa. È molto importante, però, che nell’anno propedeutico gli alunni per riconoscere più facilmente la loro vocazione siano seguiti da vicino da superiori e moderatori”.

La crescita nel numero delle vocazioni sacerdotali a suo avviso potrà mantenersi negli anni a venire?
“Speriamo di sì, ma sappiamo bene che sono vere le parole di Paolo VI ricordate nel Messaggio per la Giornata delle vocazioni: il numero degli alunni è un segno della vivacità delle comunità ecclesiali. La vocazione è un mistero ma è anche una sfida per noi sacerdoti, e lo è anche per tutta la comunità ecclesiale che può aiutare le famiglie a far crescere i figli in modo da rendere possibile la scoperta della loro vocazione. La crescita delle vocazioni sacerdotali in Polonia è senz’altro un fatto positivo ma non possiamo riposare sugli allori perché tale risultato non viene da solo. È una sfida continua e così dobbiamo viverla. Non ho dubbi, poi, che sia anche il frutto dell’Anno della fede, della Giornata mondiale della gioventù in Brasile e della testimonianza che ci sta dando Papa Francesco”.