EDITORIALE
Valori e interessi negli Orientamenti Ue sulla libertà religiosa
L’Unione europea esporta i suoi prodotti e servizi in tutto il mondo. È nel suo interesse economico e ciò crea posti di lavoro. Allo stesso tempo, l’Ue si trova a difendere e promuovere in tutto il mondo i diritti umani, a partire dalla libertà religiosa. Per questo motivo l’adozione degli “Orientamenti dell’Ue sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo” da parte del Consiglio dei ministri dell’Unione il 24 giugno scorso è un vero passo avanti. La loro utilità pratica si rivelerà in futuro a fronte della recrudescenza della violenza e della persecuzione anti-religiosa, come il recente attacco terroristico in Pakistan.
Herman van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha rilasciato una lunga intervista nel numero di settembre della “Revue des Deux Mondes” (“Rivista dei due mondi”). Per difendere il suo approccio politico, a volte definito pragmatico, ha terminato le sue risposte al prestigioso e più antico giornale intellettuale francese con un’affermazione di tipo antropologico: “Le persone sono fatte in modo tale da avere interessi e valori. Se si negano troppo gli interessi per concentrarsi sui valori, penso che si finisca per perdere i valori”.
Per l’ex primo ministro belga, che concluderà il suo secondo mandato alla fine del 2014, l’idea europea starebbe nel giusto dosaggio del binomio interessi-valori. In questo contesto è legittimo difendere gli interessi commerciali europei nel mondo e conquistare i mercati esteri per creare posti di lavoro a casa nostra, se si è pronti, al tempo stesso, a mostrare solidarietà con le persone colpite da disastri naturali, guerre civili e persecuzioni.
Ora, circa due settimane fa, siamo rimasti scioccati dall’attentato suicida, in cui due uomini appartenenti ai talebani pakistani si sono lanciati contro i cristiani che uscivano da una chiesa a Peshawar. Catherine Ashton, alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, ha espresso il giorno dopo le sue condoglianze alle famiglie delle 82 vittime e degli oltre 120 feriti, ma ha anche chiesto al governo del Pakistan di proteggere meglio i suoi cittadini, qualunque sia la loro religione, e di perseguire legalmente tutti i gruppi e gli individui che incitano al terrorismo.
Così facendo, ha rispettato i nuovi “Orientamenti dell’Ue sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo” che il Consiglio dei ministri ha adottato il 24 giugno. In questo documento, che definisce la libertà di religione e di credo ed elenca i campi di azione prioritaria per l’Unione europea, gli strumenti previsti al momento sono limitati alle iniziative diplomatiche e alle missioni di osservazione. Non è prevista alcuna forma di sanzione per i governi che trascurano gravemente le proprie responsabilità nel proteggere i credenti di religioni minoritarie. Questa caratteristica distingue, del resto, i nuovi Orientamenti europei dalla “legge sulla libertà religiosa” americana. Che una politica necessaria per la difesa della libertà religiosa in tutto il mondo sia diventata necessaria, può essere constatato attraverso qualsiasi analisi seria. Qui possiamo citare una relazione scientifica sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo, pubblicata congiuntamente dalle Chiese cattolica e protestante in Germania il 1° luglio scorso (testo della relazione: clicca qui).
Questo documento conciso e sobrio meriterebbe una pubblicazione su scala europea e la traduzione in altre lingue. Esso segnala in modo pertinente che non sono i cristiani le uniche vittime delle violazioni alla libertà religiosa nel mondo, e che tuttavia “dal 2007 i cristiani sono stati vittime di ritorsioni in 111 Paesi del mondo, in 95 Paesi le autorità pubbliche erano all’origine di restrizioni nei confronti dei cristiani, mentre ostilità sociali da parte di gruppi e individui sono state segnalate in 77 Paesi”.
Data questa situazione si spera che i nuovi Orientamenti potranno presto rivelarsi utili per una migliore azione esterna dell’Unione europea. Non bisognerà esitare a migliorarli, se non riusciranno a dare frutti. Non solo, per quel che riguarda il Pakistan è necessario trovare un buon equilibrio tra interessi e valori.