CHIESE IN BREVE
Spagna: Centro studi della donna nella Chiesa
L’arcidiocesi di Granada potrà disporre, a partire da questo anno accademico, del primo Centro di studi della donna nella Chiesa in Spagna, una nuova opera diocesana dedicata alla donna, che si configura come un centro di studi e di accompagnamento. L’arcivescovo di Granada, monsignor Javier Martínez, ha firmato lo statuto del Centro di studi che si chiamerà “Maryam” e avrà la “missione” di promuovere e diffondere la concezione cristiana della donna. L’iniziativa sarà avviata nella seconda metà del mese di ottobre e intende dar seguito agli orientamenti che Papa Francisco ha proposto nel suo volo di ritorno dal Brasile per la Gmg, viaggio durante il quale ha detto che “c’è da fare una profonda teologia della donna nella Chiesa”. Il nuovo Centro ha come finalità offrire spazi di riflessione e di ricerca sulla donna, la sua identità e la sua vocazione, come pure spazi di aiuto concreto per sostenere e accompagnare le donne. “In sintonia con il magistero della Chiesa – spiegano alla diocesi di Granada -, terrà in conto tutte le dimensioni della vita, così come il contesto dell’attuale cultura dominante e delle ideologie che la caratterizzano. Il nuovo Centro è, e vuole essere, uno spazio di libertà nel mezzo della società contemporanea, nel senso più vero e pieno della parola”. Allo stesso tempo si farà in modo che gli studi e le attività o parte di essi possano essere riconosciuti dai centri universitari spagnoli o stranieri o da istituzioni ed enti i cui obiettivi coincidano, in tutto o in parte, con quelli del Centro. Il nuovo Centro disporrà di un’équipe direttiva, di un consiglio accademico e di un collegio docenti e avrà carattere interdisciplinare.
Danimarca: 16mila croci per i bambini non nati
Sedicimila croci bianche alte un metro sono ora allineate in un campo lungo un chilometro non lontano dalla città danese di Hedensted. Le si può vedere percorrendo l’autostrada E45, che attraversa la Danimarca nella sua lunghezza. Sono state piantate sabato 21 settembre da centinaia di volontari della associazione “Retten til liv” (Diritto alla vita) e vogliono simboleggiare le vittime dell’aborto in Danimarca nel 2013. “Con questo evento, l’organizzazione vuole visualizzare le conseguenze tragiche dell’aborto, rendere ai bambini morti il tributo che non hanno mai ricevuto, rivolgersi ai danesi e lanciare un appello perché pongano fine a questa pazzia”, ha spiegato Ellen Højlund Wibe, portavoce dell’associazione anti-abortista. “Sedicimila è il numero di bambini a cui ogni anno neghiamo il diritto di vivere”. L’aborto “è diventato un diritto umano. La chiamiamo libertà individuale. Ma questa libertà non è stata estesa a questi bambini non ancora nati” si legge nel manifesto pubblicato sul sito dell’iniziativa (16000.dk). Secondo le stime dell’associazione più di 770.000 bambini hanno perso la vita in un aborto in Danimarca, da quando è stato legalizzato 40 anni fa.
Repubblica Ceca: Josef Toufar verso gli altari
La fase diocesana del processo di beatificazione di padre Josef Toufar, martirizzato dal regime comunista nel 1950, è iniziata nella diocesi di Hradec Kralove, nella Repubblica Ceca, sotto la guida del postulatore Tomás Petráèek, storico e docente universitario. Toufar fu brutalmente torturato in una prigione comunista, dove era stato portato dalla polizia dopo il miracolo di Èího, ovvero quando, durante un servizio liturgico svoltosi nella terza domenica di Avvento del 1949 nella Chiesa dell’Assunzione della Vergine Maria, diversi testimoni avevano notato che una croce in ferro lunga mezzo metro posta sopra l’altare maggiore si era mossa varie volte da sola, senza alcun intervento umano. Padre Toufar aveva raccolto le testimonianze di 19 testimoni e, poco dopo, il Corpo di sicurezza nazionale cecoslovacco era arrivato al villaggio per ispezionare la chiesa. Il miracolo, che non poteva essere spiegato secondo alcun criterio naturale, fu stato utilizzato dalle autorità comuniste come pretesto per una vasta repressione antireligiosa in tutto il Paese. Toufar venne torturato e morì durante le indagini sull’evento. Secondo Milos Dolezal, autore della sua biografia, Josef Toufar “non era un predicatore di straordinario talento, non era uno sportivo, né un intellettuale. Ma era follemente innamorato di Cristo” e ha “seguito Cristo con i suoi doni e le debolezze, trovando forza in Dio, nella preghiera”. La sua morte da martire è stata una fonte d’ispirazione per la vita di molte persone, come hanno ammesso anche i suoi aguzzini. “Quel Toufar ha trasformato dei comuni cittadini in credenti”, fu il commento di Hoskovec, ispettore regionale del Partito comunista.