DANIMARCA
Nel Paese nordico è attivo da anni il Gruppo di contatto tra musulmani e cristiani
Dal 2008 esiste in Danimarca un “Gruppo di contatto tra musulmani e cristiani”, nato dalla collaborazione tra il Consiglio delle Chiese danesi e il Consiglio musulmano danese. Il gruppo ha dato vita a una serie di eventi e prese di posizioni congiunte e nel 2012 ha avviato una serie di “conferenze di dialogo arabo-danesi”, a cadenza biennale, ora prolungato fino al 2015 grazie al finanziamento del ministero degli Affari esteri danese. Ai dialoghi si affiancherà un forum su internet per lo scambio di esperienze e di idee: servirà “a mantenere e rafforzare i rapporti tra i partecipanti e l’organizzazione di due nuove conferenze e costruire una partnership a lungo termine”, spiega Stine Høxbroe, la coordinatrice da poco nominata per accompagnare il gruppo di contatto nella preparazione del prossimo dialogo. L’appuntamento scorso si era svolto in due fasi: a Beirut, i delegati avevano formulato una dichiarazione comune su temi di fede in Dio, etica, libertà religiosa e ruolo delle religioni, con un impegno a promuovere una cultura di equità. A Copenaghen, erano state analizzate le relazioni tra cristiani e musulmani nei diversi contesti e nel documento finale i partecipanti si erano impegnati tra l’altro “a dimostrare solidarietà quando comunità di fede sono oppresse o marginalizzate” o, ancora, “a sostenere la parità di diritti e opportunità per le comunità di fede. Sarah Numico per Sir Europa ha intervistato Høxbroe, musulmana, che vive in Danimarca; ha maturato ampia e riconosciuta esperienza in questo campo e, fra l’altro, ha conseguito un master in geografia e in sviluppo internazionale.
Che cosa significa essere musulmana in un Paese europeo occidentale secolarizzato come la Danimarca?
“Un aspetto che caratterizza l’essere una persona credente in una società secolarizzata occidentale è la dimensione aggiunta della spiritualità nella propria vita, la contemplazione sul significato e la saggezza della vita e il sentimento dell’essere in relazione con tutte le creature viventi. Questo è qualcosa che molte persone hanno in comune e per cui è un terreno condiviso per l’incontro e il lavoro con gli altri. Nelle società secolarizzate c’è una tendenza ad avere poco interesse verso la spiritualità e la religione come forze umanistiche positive. Tuttavia, c’è molto da guadagnare per tutti quando le persone di fedi e culture diverse si incontrano in spirito positivo e con buone intenzioni”.
Quale ruolo hanno i dialoghi danesi-arabi per la società europea?
“Essi offrono una piattaforma su cui le persone di fedi e culture diverse si possono incontrare e scambiare esperienze. Ciò contribuisce a una comprensione più approfondita e precisa dell”altro’ culturale e religioso e ciò a sua volta costruisce fiducia e relazioni feconde. Uno dei modi migliori per capirsi e conoscersi è incontrarsi, parlare e collaborare. Questo vale anche tra le persone di fedi diverse”.
Quali frutti hanno portato i dialoghi passati e quali attese avete verso i prossimi?
“Le conferenze interreligiose danesi-arabe hanno mostrato quanto possiamo imparare gli uni dagli altri, sia in termini di scambio di conoscenze sulle nostre rispettive culture e contesti storici, ma anche in termini di come possiamo aiutare e proteggere le minoranze religiose nelle nostre rispettive società. Le conferenze sono passate attraverso un processo in tre tappe: in primo luogo incontrarsi e trovare terreni comuni, in secondo luogo discutere questioni di comune interesse e preoccupazione e quindi formulare dichiarazioni congiunte. L’obiettivo delle prossime conferenze è di condividere esperienze ed esempi di buone pratiche di cooperazione interreligiosa e di iniziare a collaborare su progetti concreti”.
Quali sono i possibili ambiti di incontro oggi tra l’islam e il cristianesimo?
“Un incontro spesso trascurato tra l’islam e il cristianesimo è quella che si svolge attraverso interazioni quotidiane tra persone musulmane e cristiane, che aprono all’opportunità di capirsi e collaborare su progetti di reciproco vantaggio e di bene comune. Quando le persone si conoscono e si preoccupano a vicenda, sono più propense ad aiutare e proteggere l’un l’altro anche in tempi di crisi”.
Come vede lei il ruolo della donna musulmana?
“Per me la donna musulmana è una persona che è impegnata nella società e usa le sue capacità per il bene della società e della gente in generale”.