IL MESSAGGIO DI UN OPERAIO

Mi sono bloccato

La fabbrica riapre e davanti ai cancelli improvvisamente la parola si ferma mentre il volto si sottrae alla telecamera

Davanti alla telecamera, al giornalista che gli chiede un commento alla notizia della riapertura della fabbrica dove lavora riesce a rispondere "Spero…" e improvvisamente si ferma. Qualche secondo di silenzio e gli sfugge "Mi sono bloccato…". La commozione ha il sopravvento sulla parola ma in quel silenzio improvviso e imprevisto, in quella frase del tutto spontanea, un operaio manda un messaggio che buca il video. È una persona adulta, probabilmente un padre di famiglia. Non trova parole per esprimere i suoi sentimenti e in quel "Mi sono bloccato…" scarica la forza e la bellezza di una dignità che Papa Francesco ha appena richiamato con vigore in terra di Sardegna. L’operaio si ritrae dalla telecamera, quasi vergognandosi dell’improvvisa assenza di parola ma in quel silenzio c’è la statura di un uomo che certamente ogni giorno lotta per la propria dignità e per quella della propria famiglia ma altrettanto certamente lotta per la dignità di altri lavoratori e di altre famiglie. La solidarietà non è morta in questo nostro Paese ed è questo valore popolare che consente alla speranza di vivere anche se costretta a misurarsi con la realtà di troppi cancelli, non solo delle fabbriche, che ancora rimangono chiusi e altri che chiuderanno.Ma in quel "Mi sono bloccato…" di un operaio c’è anche l’attesa della gente semplice che non rinuncia affatto a pensare mentre segue un concitato scontro politico. È un trattenere il respiro ma non è rassegnazione e ancor meno è una resa. C’è una comune e condivisa resistenza interiore che come un argine impedisce a un fiume di parole e di immagini di sommergere territori umani e sociali già messi a dura prova da una tempesta che non sembra finire. In quel "Mi sono bloccato…" si può leggere, ancora, la richiesta di un po’ di silenzio e un po’ di riflessione perché non è più possibile rispondere con parole che tra di loro si divorano alla gravità del momento.In queste giornate politicamente frenetiche sarà probabilmente una richiesta inascoltata ma quell’operaio, che ai cancelli della fabbrica si esprime non con le parole ma con il volto e con un passo indietro, comunica una fiducia incrollabile in un tempo migliore per tutti.Non c’è dubbio che quest’uomo lotterà e ce la metterà tutta perché questo avvenga. E come lui molti altri. Sono soprattutto queste persone, gli umili, a tenere il nostro Paese sulla strada della speranza e del futuro.La politica e l’economia dovranno rincorrerli su quella strada se non vorranno rimanere ancor più ai margini della storia dell’umanità, illudendosi di esserne alla guida. Sarà uno sforzo duro ma farà molto bene alla salute di entrambe.Siamo forse a una lettura ingenua e la situazione impone di essere realisti. È vero ma il realismo appartiene anche agli umili, non solo ai potenti.Un operaio che ai cancelli della fabbrica smette di parlare e dice: "Mi sono bloccato…" ha capito il rischio delle parole inutili. Non è forse un realista?