UE
La Commissione indica gli interventi necessari per lavoro e inclusione
Le disparità sociali e occupazionali nell’Eurozona vanno aumentando e gravano su cittadini, lavoratori, famiglie, consumatori. Si tratta di un fenomeno che, oltre a segnare un arretramento sul fronte dell’equità e dell’inclusione, pone a rischio la stabilità economica e monetaria. Per questo l’Ue e gli Stati membri che adottano la moneta unica, ma più ampiamente tutti i 28 Stati aderenti alla “casa comune”, dovrebbero correre ai ripari. È quanto sostiene la Commissione Barroso che, il 2 ottobre, ha presentato un’analisi della situazione e un documento con proposte intese a ridurre tali diseguaglianze.
Conseguenze gravi. “Il tasso di disoccupazione nelle regioni meridionali e periferiche della zona euro”, ovvero i Paesi mediterranei, più l’Estonia, la Slovenia e lo Slovacchia, “ha raggiunto una media del 17,3% nel 2012, rispetto al 7,1% nelle regioni settentrionali e centrali”; invece “il tasso medio di giovani non occupati né impegnati in corsi di studio o formazione (i cosiddetti Neet) è pari al 22,4% nelle regioni meridionali e periferiche, contro l’11,4% in quelle settentrionali e centrali” della zona euro. La povertà, d’altro canto, “è aumentata nei due terzi degli Stati membri, ma non nel terzo restante”. Sono alcuni dei rilievi che emergono dalla Rassegna trimestrale sulla situazione occupazionale e sociale pubblicata dalla Commissione europea. Il documento di studio rileva distanze crescenti fra i 17 Stati che adottano la moneta unica, introducendo differenze sociali e occupazionale che possono minare la tenuta della stessa Unione economica e monetaria (Uem). Il testo è stato presentato dal commissario László Andor, responsabile per occupazione, affari sociali e inclusione. Andor ha affermato: “Troppe persone si trovano a subire le gravi conseguenze sociali della crisi, e dobbiamo accelerare gli investimenti sociali e il sostegno alla creazione di posti di lavoro. Una ripresa sostenibile richiede ulteriori progressi nella riforma dell’Unione economica e monetaria” e della governance economica, “il che significa anche prestare maggiore attenzione all’occupazione e ai problemi sociali e coordinare più da vicino le politiche occupazionali e sociali”.
Cinque indicatori. La stessa Commissione ha poi reso noto una comunicazione che riepiloga i passi necessari da compiere per porre rimedio a tale situazione; passi decisi, fra l’altro, dagli stessi capi di Stato e di governo in sede di Consiglio Ue. “Dobbiamo essere in grado di individuare e affrontare le principali sfide occupazionali e sociali ha proseguito Andor – invece di lasciare che si aggravino le disparità all’interno dell’Europa”. La Commissione insiste con il necessario “rafforzamento della dimensione sociale dell’Uem”, con il monitoraggio delle divergenze fra Paesi (mediante cinque precisi indicatori: disoccupazione, Neet, reddito reale delle famiglie, popolazione a rischio povertà, esclusione sociale) sulle quali poter poi intervenire. Occorre inoltre un rafforzamento della “solidarietà a livello Ue”, della mobilità professionale, un più ampio dialogo con i partner sociali (sindacati, imprese, enti locali, ong), la realizzazione di specifiche riforme (mercato del lavoro, sistemi previdenziali…), un utilizzo più preciso e responsabile dei fondi strutturali Ue e del Fondo sociale europeo. “Gli scarsi risultati in campo sociale e occupazionale sottolinea Andor – non solo colpiscono gli Stati membri direttamente interessati, ma si estendono anche ai Paesi che hanno conseguito migliori risultati attraverso una riduzione della domanda aggregata e della produttività, un aumento dei tassi di interesse dovuto all’instabilità politica” e a una complessiva “erosione della fiducia nell’euro e nell’Ue”.
Responsabilità e solidarietà. Lo stesso 2 ottobre anche le altre istituzioni Ue sono intervenute sull’argomento. Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, intervenendo a un dibattito pubblico a Bruxelles ha confermato che le “disparità sociali e occupazionali tra Europa settentrionale e meridionale” restano sotto esame; per porvi rimedio servono, oltre a riforme e interventi che spettano “responsabilmente” ai singoli Stati membri, una “maggiore solidarietà” all’interno dell’Eurozona e dell’Unione. Van Rompuy ha quindi aggiunto: “‘La lotta per creare occupazione rimane la nostra sfida principale”. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha invece sottolineato che le proposte giunte dalla Commissione “non sono sufficientemente ambiziose”. Ha poi ribadito che la Commissione, lavorando a stretto contatto con l’Assemblea Ue, deve vigilare affinché gli Stati operino per riforme e interventi specifici, a partire dalla “Garanzia per i giovani” e dalle azioni intese a creare crescita nell’economia reale.