TOSCANA E PUGLIA
Negli Stati Uniti spopola la figura del "cacciatore di tornados", che insegue a bordo di potenti pick-up nelle grandi pianure del Midwest le trombe d’aria che sbriciolano case e fattorie, sollevano auto e mandrie, sradicano alberi secolari. Da noi in Italia, vista la carenza di lavoro per i giovani che c’è, potremmo inaugurare delle nuove imprese "start-up": quelle dei "cacciatori di disastri naturali". Basterebbe incaricare giovani brillanti, magari con lauree tecniche o anche umanistiche, dotarli di pulmino, smartphone e qualche attrezzo da geometra. E mandarli lungo le rive dei torrenti, a ridosso delle dighe, nei pressi di bacini idrici, sul limitare di pianori a controllare cosa succede quando inizia a piovere.
Questi giovani avrebbero di che lavorare: basta pensare al bilancio di due giorni di "ordinario" maltempo italiano. Nei pressi di Grosseto, a Massa Marittima, un papà svizzero con suo figlio, in vacanza nel ridente Belpaese, sono stati strappati via da una piena improvvisa di un torrente (sic!), e sono morti entrambi. A Ginosa, provincia di Taranto, sempre per piogge torrenziali tra ieri e questa mattina, si contano già due altri morti, una donna di 30 anni e un uomo di 32, anche loro inghiottiti dai gorghi del fiume Bradano. Ci sono due dispersi, e speriamo che li trovino vivi! Ma non basta: la città di Roma, in occasioni di piogge che al Nord si possono considerare "normali" acquazzoni, va regolarmente in tilt, e qualche volta ci scappa il morto, perché il sistema fognante non funziona, intasato all’inverosimile di foglie e detriti che nessuno rimuove. Così è avvenuto anche ieri e oggi in varie zone della capitale. A Napoli, sempre per le piogge, ben 6 sale operatorie dell’ospedale Cardarelli sono divenute inagibili e, a distanza di 12 ore, sono riusciti a riaprirne solo 3.
In che Italia viviamo? Possibile che una sana programmazione di argini, bacini di sfogo, fognature efficienti, non riesca a essere vista come una "infrastruttura strategica"? D’accordo tenerci la rete Telecom, che è strategica perché ci viaggiano i dati, ma che dire della conservazione – non dei dati – ma degli uomini e delle donne del nostro Paese, senza che muoiano travolti da fiumi in piena che durano lo spazio di poche ore?
Pertanto, avanti con l’idea delle start-up con i giovani che fanno da guardiani a fiumi e torrenti (e magari anche alle fognature). Nel tempo libero, perché no?, si potrebbe iniziare a pulire, e chissà che l’acqua scorrerebbe senza fare danni, e senza uccidere…