LAMPEDUSA

Ora che l’Europa” “ha visto l’orrore” “non può tirarsi indietro

La visita del presidente della Commissione europea, del presidente del Consiglio e del commissario Cecilia Malmstrom. L’omaggio alle vittime, salite a 298. Annunciati i funerali di Stato. Dalla Caritas di Agrigento l’auspicio: “Ci auguriamo che Lampedusa possa tornare ad essere un centro di primo soccorso con una permanenza di 48/72 ore. Strutturando poi un sistema di accoglienza diffusa sul territorio”. Intanto i cittadini dell’isola aprono le porte di casa alle donne e ai bambini profughi

"L’Europa sta con la gente di Lampedusa", e "non può girarsi dall’altra parte": si è conclusa così la visita odierna a Lampedusa del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e del presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta. Ad attenderli, decine di persone con cartelli e contestazioni. Fuori programma, sono entrati anche nel Centro di accoglienza di Contrada Imbriacola, dove vivono oltre 800 profughi su una capienza di 250. I più alti responsabili europei ed italiani hanno omaggiato le 280 bare dei profughi morti nel naufragio del 3 ottobre, mentre le altre salme recuperate oggi fanno salire il numero a 298 vittime. Per il commissario europeo Cecilia Malmstrom vedere le bare è stato "un dolore immenso", "non degno dell’Europa". Letta ha rivolto parole di "scuse per le inadempienze del nostro Paese, rispetto ad una tragedia come questa" e ha annunciato i funerali di Stato, la discussione della legge Bossi-Fini, l’istituzione di un apposito Fondo con la dotazione finanziaria di 190 milioni per il 2012 e l’incremento di 20 milioni del fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Oggi il Papa ha espresso di nuovo vicinanza "nella preghiera e nel dolore" ai vescovi della Chiesa di tradizione alessandrina di Etiopia ed Eritrea, per "i tanti figli della loro terra che hanno perso la vita nella tragedia di Lampedusa". Abbiamo raccolto alcune voci sull’isola. Una tenda-ludoteca per i bambini. Una tenda-ludoteca davanti alla parrocchia di Lampedusa per far giocare i bambini e decongestionare così il centro di accoglienza di Contrada Imbriacola. È l’iniziativa congiunta Caritas-Save the children che partirà nel fine settimana, come annunciato al Sir da Valerio Landri, direttore di Caritas Agrigento. Durante l’incontro con le organizzazioni umanitarie, riferisce Landri, "alcuni eritrei e siriani hanno raccontato perché sono venuti, come si vive dall’altra parte del mare. Gli eritrei hanno chiesto di essere aiutati nel rimpatrio delle salme". Unhcr, Save the children e Croce rossa (le tre organizzazioni che a Lampedusa operano nel progetto "Praesidium", finanziato da Commissione europea e Ministero dell’interno) hanno invece "chiesto il potenziamento di Frontex per i salvataggi in mare – prosegue -, mentre la Comunità di S.Egidio ha ricordato la sua proposta d’istituire un Centro europeo di accoglienza sul territorio siciliano". L’auspicio: "Decisioni concrete e di alto respiro". Per il direttore di Caritas Agrigento la visita di Barroso "è stata fondamentale: almeno si è reso conto delle condizioni in cui si trova il Centro". La comunità lampedusana, invece, "mi è sembrata un po’ perplessa, perché di visite politiche ne ha avute molte. Qui l’atmosfera è di lutto diffuso, soprattutto dopo aver visto le bare nell’hangar". Landri precisa che le proteste della popolazione "sono state molto pacifiche": c’erano cartelloni con fotografie e scritte tipo ‘Se è vero che non volete i morti in mare mettete una nave Libia-Roma’ oppure inviti ad aprire corridoi umanitari e trovare una soluzione. "Speriamo si prendano delle decisioni concrete e di ampio respiro – auspica -, senza mettere toppe momentanee che non risolvono il problema, rischiando di trovarci di nuovo di fronte ad una tragedia. Di proclami e provvedimenti ne sono stati fatti tanti, ma non ci si rende conto che la gente continua ad arrivare, rischiando di morire in mare, perché è disperata". "Chiediamo di fare in modo che l’attenzione su Lampedusa non scemi – afferma il direttore di Caritas Agrigento – altrimenti rischiamo di restare in attesa della prossima catastrofe per ritornare poi alla passerella mediatica". L’auspicio finale è "che i propositi nati dopo questa tragedia vengano finalmente realizzati e l’Italia possa avere un sistema di accoglienza rispettoso della dignità dell’uomo. Ci auguriamo che Lampedusa possa tornare ad essere un centro di primo soccorso con una permanenza di 48/72 ore. Strutturando poi un sistema di accoglienza diffusa sul territorio per garantire i diritti umani e i percorsi di integrazione". Le famiglie di Lampedusa disposte ad accogliere. Le famiglie di Lampedusa, su invito del sindaco Giusi Nicolini, si sono rese disponibili ad accogliere in casa i profughi, soprattutto donne e bambini, attualmente nel sovraffollato Centro di Contrada Imbriacola. Lo dice al Sir Damiano Sferlazza, vicesindaco di Lampedusa. "Abbiamo inviato ieri una lettera a tutti i lampedusani – conferma – e già stamattina sono arrivate tantissime persone a chiedere informazioni e a offrire la propria disponibilità per un pranzo, un servizio doccia o un posto letto per la notte. Vogliamo dare, in coordinamento con la parrocchia, un’accoglienza dignitosa allo straniero che vive accanto a noi, in una situazione di grande difficoltà. Non vogliamo dimostrare nulla, solo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto. A noi non costa nulla, per i profughi fa una grande differenza. Il sindaco l’ha ritenuto un atto doveroso".