ALLARME DA GENOVA

Lobby economiche” “e ideologiche” “contro la famiglia

Il cardinale Angelo Bagnasco al convegno nazionale del Forum delle associazioni familiari ha denunciato “un’aggressione strategica” per indebolire la famiglia, rendere fragile la società e dominarla “sul piano politico, ideologico, economico”. Interventi di Francesco Belletti, Paolo Ferliga, Ernesto Emanuele, Paola e Corrado Galaverna

Come il pane sta "naturalmente" sulla mensa, così il papà e la mamma sono essenziali nel percorso educativo dei figli. Eppure sono numerosi i casi in cui viene meno l’armonia tra i genitori, fino alla rottura della coppia. Che fare? "Educare in due, educare insieme, educare comunque" è la risposta che il Forum delle associazioni familiari ha affidato a un convegno nazionale sul "volto relazionale della missione educativa della famiglia", che si è tenuto oggi a Genova. Come il pane, così "le cose più normali dell’esistenza quotidiana le scopriamo quando mancano", ha affermato Francesco Belletti, presidente del Forum, introducendo i lavori. Uomo e donna. Non si può crescere un figlio, ha rimarcato Belletti, senza "mettere in gioco la dimensione educativa", che presuppone due differenze: la prima è "tra generante e generato"; la seconda, invece, "tra maschile e femminile". Queste ultime "sono due dimensioni indispensabili dell’educazione", ha rimarcato lo psicoterapeuta Paolo Ferliga, declinandole come "due caratteristiche inscritte tanto nell’inconscio collettivo e personale, quanto nel corpo e nell’anima di ciascuno di noi". Perciò, ha aggiunto, "la responsabilità educativa dei genitori si radica, si qualifica e si gioca nella differenza sessuale, risorsa insostituibile nel gioco delle relazioni identitarie e di cura, non solo nei primi anni di vita, ma per tutta la costruzione dell’identità adulta". Educare, compito per la vita. Difatti, "per generare basta un tempo, mentre per educare una persona ci vuole la vita intera", ha riconosciuto l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, invitando a vivere ogni età, assumendosi il compito educativo che le è proprio. "Se io, anziano, ho rispetto per i miei anni – ha esemplificato – devo essere un riferimento educativo per i giovani, altrimenti faccio demagogia" e "mi defilo" rispetto al compito educativo. "Se sono adulto o vecchio – ha rimarcato – non devo fare il giovane, perché è penoso", mentre i figli "hanno il diritto di avere un papà e una mamma come punti di riferimento educativo valido, autorevole", dove l’autorevolezza "deriva dalla personale coerenza". Attacco alla famiglia per società fragili. Il presidente della Cei ha poi allargato lo sguardo alla dimensione pubblica, mettendo in guardia da un’aggressione "strategica" alla famiglia condotta da "lobby economiche e ideologiche". "Essendo la famiglia grembo della vita e prima scuola di umanità, indebolirla e dissolverla nella sua capacità generativa ed educativa – ha precisato – significa distruggere le persone". Così facendo la società "da comunità di vita e destino, luogo di relazioni, diventa una moltitudine di punti individuali". Si ha, in altri termini, "una folla, non un popolo". Perché? "Una società fragile – ha notato Bagnasco – si domina meglio sul piano politico, ideologico, economico", è "più orientabile e manipolabile da parte di chi ha interesse". Educare da separati. Se la famiglia è il primo luogo in cui si educa, tuttavia "l’atto educativo è efficace laddove esiste comunione d’intenti", ha osservato Ernesto Emanuele, presidente dell’associazione Famiglie separate cristiane e separati fedeli. Ci si può separare e mantenere il compito educativo? Sì, e bisogna "educare in due, padre e madre, non un genitore e un’assistente sociale anche se di sesso diverso". Avendo cura di trasmettere alla prole "il messaggio che loro sono figli di un momento bello in cui papà e mamma si sono voluti bene", "la separazione non è colpa loro" e "avranno comunque periodi di presenza accanto a entrambi i genitori". Un percorso per coppie in crisi. Tra gli interventi, infine, la proposta di una "speranza per le coppie in crisi o separate". Si chiama Retrouvaille e – come hanno spiegato i coordinatori nazionali, Paola e Corrado Galaverna – si tratta di "un programma per riavvicinare i coniugi in gravi difficoltà matrimoniali". Con un week end residenziale e 12 incontri successivi, il percorso si propone di far "recuperare nelle coppie un dialogo autentico che permetta loro di affrontare i problemi che li hanno portati alla situazione di crisi o di separazione e da qui operare un’autentica riconciliazione". Nella convinzione, espressa dai coniugi Galaverna, che "quando c’è la volontà di ricostruire, un matrimonio può essere salvato".