GIORNALI FISC

L’opinione del territorio

La tragedia di Lampedusa, il messaggio del presidente Napolitano alle Camere sulla questione carceraria, le parole e i gesti di Papa Francesco, la cronaca e la vita delle Chiese locali: gli editoriali delle testate cattoliche

La tragedia di Lampedusa, l’attualità politica italiana, le parole e i gesti di Papa Francesco, il Nobel per la fisica agli scopritori del bosone di Higgs, la cronaca e la vita delle Chiese locali… Sono alcuni degli argomenti di cui parlano gli editoriali dei giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) in uscita in questi giorni. Ne proponiamo una rassegna tra quelli giunti in redazione. La tragedia di Lampedusa. "Orrore e vergogna"; "Uccisa la speranza"; "Globalizzazione dell’indifferenza"; "Strage nel mare"… Sono alcuni dei titoli dei settimanali che sintetizzano i "sentimenti" provati dopo la strage di migranti al largo di Lampedusa (3 ottobre). A fare da sfondo alle varie riflessioni le parole di Papa Francesco, durante l’udienza ai partecipanti al convegno per il 50° della "Pacem in terris": "È una vergogna!", a cui Cammino (Siracusa) e il Corriere Eusebiano (Vercelli) aggiungono quanto affermato all’Angelus di domenica 6 ottobre: "Lasciamo piangere il nostro cuore". La Fedeltà (Fossano) auspica che "la voce del Papa che urla ‘Vergogna!’ scrolli l’indifferenza e sappia ridare un nome, un volto, una storia, una dignità a quei sacchi anonimi". Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia) denuncia l’atteggiamento di "diffidenza" e "paura" verso "chi viene da noi disperato e impoverito. Come se la diffidenza fosse sempre un modo per mostrare superiorità". Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche), confida di aver provato in "tutta la vicenda una grande tristezza nel cuore". Ma come affrontare la questione dei migranti che arrivano sulle nostre coste? Come prevenire simili tragedie? "I nostri governanti, italiani ed europei – risponde Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona) – dovrebbero affrontare la situazione a partire da un altro punto di vista: quello della dignità umana". La Guida (Cuneo) sottolinea "l’esigenza di distinguere tra ‘legalità formale’ e ‘giustizia sostanziale’, ispirata ai diritti fondamentali e che una nuova legislazione dovrà far prevalere rispetto a un approccio prevalentemente repressivo e poco attento alla complessità del problema". Sulla Vita del Popolo (Treviso), l’intervento di don Bruno Baratto, direttore dell’Ufficio diocesano per le migrazioni: "Basta, è tempo di silenzio, di azioni coerenti e non più di parole. È tempo che le lacrime giungano al cuore, lo rendano meno arido e indifferente. Solo così non saranno lacrime ipocrite di coccodrilli troppo sazi". Vita Trentina (Trento) lascia la parola a don Sandro De Pretis, già missionario "fidei donum" a Gibuti e nei campi profughi in Libia, oggi in Papua-Nuova Guinea. "Occorrerebbe istituire un giorno di vergogna – dice il missionario -, non di lutto nazionale. Sarebbe, però, il sigillo ufficiale dopo aver compiuto il massacro, una specie di auto-assolvimento da tutta l’ignoranza e paura che dominano la società italiana nei riguardi dei migranti". Amanzio Possenti, direttore del Popolo Cattolico (Treviglio), augura che "il cuore dell’umanità, nonostante episodi malvagi, perpetui l’apertura d’amore verso il fratello che soffre". Dalla Cittadella (Mantova) l’invito ad "allargare lo sguardo oltre i nostri orticelli e riflettere sul fatto che tante sono ancora nel mondo le sacche di disperazione e condizioni di vita inumane". A proposito della proposta di assegnare il Nobel per la pace a Lampedusa, Stefano Fontana, direttore di Vita Nuova (Trieste), spiega che "se ciò avverrà, non sarà solo perché la geografia l’ha messa sulle rotte dei profughi, ma perché è diventata simbolo di un’azione politica comune". L’attualità politica italiana. Sui settimanali diocesani spazio anche alle ultime vicende della politica italiana: dal messaggio del presidente Napolitano alle Camere sulla questione carceraria, alla tenuta del governo, all’atteggiamento anti-politico così diffuso tra i cittadini. Anzitutto il messaggio del presidente della Repubblica. Al riguardo, Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), ricorda che "è il primo messaggio alle Camere di Giorgio Napolitano dopo quasi otto anni al Quirinale. Basterebbe questo dato per coglierne l’importanza. L’emergenza carceraria rappresenta un problema sul quale è più volte intervenuto, senza però avere risposte effettive. Ora ha scelto la strada più formale e solenne, sperando in un riscontro concreto". Anche perché, aggiunge Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo (Padova), "c’è un dato di fondo ineludibile: se entro maggio l’Italia non sarà intervenuta efficacemente, la Corte europea di Strasburgo prenderà in esame i duemila ricorsi presentati dai detenuti che oggi sono pendenti e ci condannerà senza esitazione. Ma prima ancora dei giudici, dovrebbe essere la nostra coscienza a pretendere un cambiamento. Quello stesso, teniamolo a mente, che il beato Giovanni Paolo II implorò dal Parlamento nel novembre del 2002. Raccogliendo un lungo, convinto e – col senno di poi – ipocrita applauso dalla maggioranza dei parlamentari. Speriamo non avvenga lo stesso anche al presidente Napolitano". Pino Malandrino, direttore della Vita Diocesana (Noto), ritorna – dopo il voto di fiducia del 2 ottobre – sulla stabilità del governo, sottolineando la necessità di "una chiara, solida e stabile maggioranza di governo" per "sostenere le scelte operate" e "tracciare un piano d’interventi secondo criteri di priorità". Gianpiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto), si sofferma sugli slogan dell’anti-politica, evidenziando "lo scarso senso di cittadinanza tra noi cittadini. La classe politica, infatti, nasce dal popolo. È inutile che ci arrabbiamo tanto, c’è sempre omogeneità tra gli eletti e gli elettori. Ci fa difetto il senso del vivere insieme che comporta osservanza delle leggi, capacità di guardare oltre gli interessi individuali, partecipazione e collaborazione al bene di tutti. Ci sono tanti fatti che manifestano questa poca propensione a costruire insieme la vita comune, basta scorrere i titoli della cronaca di un giorno qualsiasi". Concorda Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia): "Se si riflettesse a fondo su queste fondamentali tematiche, potremmo guardare al futuro con più speranza e maggiore ottimismo. L’augurio è anche un impegno". Così come dovrebbe essere un impegno per la politica, afferma Roberto Pensa, direttore della Vita Cattolica (Udine), "voltare pagina nel campo delle politiche attive del lavoro". Papa Francesco. Lo stile, le parole e i gesti di Papa Francesco continuano a tenere desta l’attenzione delle testate Fisc. In modo particolare dopo la recente visita pastorale ad Assisi. Nella cattedrale di san Rufino, incontrando il clero, le persone di vita consacrata e i membri dei Consigli pastorali, osserva monsignor Arrigo Miglio sul Portico (Cagliari), "ha detto, tra l’altro, che un vescovo e un parroco non possono guidare la loro comunità senza il Consiglio pastorale. Proviamo a raccogliere anche questa sana provocazione, che non è un’invenzione di Papa Francesco! Sarà uno dei nostri impegni per l’anno pastorale, un primo passo per essere una Chiesa come il Vicario di Cristo ci chiede di essere". Sempre a san Rufino, annota Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì), "il Papa tra i vari consigli ha soprattutto insistito sulla ‘Parola di Dio da ascoltare’ per portarla nelle ‘periferie’. Ed è sceso sul concreto, potremmo anche dire, su un nervo scoperto: ‘Penso al sacerdote, che ha il compito di predicare. Come può riuscirci se prima non ha aperto il suo cuore, non ha ascoltato, nel silenzio, la Parola di Dio? Via queste omelie interminabili, noiose, delle quali non si capisce niente!’. Jorge Bergoglio non fa sconti. D’altronde lui quando parla non annoia mai. Ed è già una lezione efficace per non perdersi nelle parole che oscurano la Parola, ma per andare dritto a ciò che conta". Carlo Cammoranesi, direttore dell’Azione (Fabriano-Matelica), sintetizza l’incontro con i giovani nella piazza di Santa Maria degli Angeli: Papa Francesco è stato "paterno, amorevole, ma anche autorevole, ficcante. Siamo nella cultura del provvisorio, ci lasciamo dondolare e ammaliare da questa visione della vita, ma ‘Gesù – ha ribadito il Santo Padre – non ci ha salvato provvisoriamente, ma per sempre’. Allora non c’è da aver paura nel compiere passi definitivi, andar dietro alla propria vocazione, sia essa il matrimonio, o la verginità, ‘perché il Signore non ci lascia mai soli’". Per Elio Bromuri, direttore della Voce (Umbria), "Francesco si può definire un Papa conciliare a tutto tondo. La Chiesa delineata da Bergoglio è certamente prima di tutto frutto della sua spiritualità, della sua formazione di gesuita, della sua esperienza di pastore in Argentina, con lo sguardo all’America Latina e alle dimensioni mondiali della povertà e dell’ingiustizia; ma le risposte e le linee che propone per rispondere alle esigenze del mondo moderno sono proprio quelle che il Concilio ha prodotto sotto la luce dello Spirito Santo". Bosone di Higgs o particella di Dio? Il conferimento del Nobel alla fisica a chi ha scoperto il bosone di Higgs (conosciuto erroneamente come particella di Dio) – Francois Englert e Peter W.Higgs – offre lo spunto per alcune considerazioni. Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), riconosce che "non è certo facile capire per noi il bosone. Ma non è la particella di Dio, che sostituisce Dio, il creatore. (…) Il primo a non volere questo nome deviante è stato lo scienziato Higgs che, pur non credente, non intendeva offendere chi ha fede, perché convinto che chi fa ricerca può trovare conforto nella fede e che anche lo scienziato può essere di aiuto al credente". Davide Maloberti, direttore del Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio), loda il lavoro di squadra che sta dietro a questa scoperta: "Se fino a ieri le scoperte scientifiche erano per lo più frutto d’imprese di singoli, oggi una scoperta avviene grazie a un lavoro collettivo. Ed è proprio la forza del lavoro di squadra che, in questo frangente storico, abbiamo bisogno di recuperare. (…) Serve la ‘squadra’ per superare la grande crisi di fiducia che colpisce l’Occidente. È la squadra che ci fa uscire dai nostri ristretti orizzonti e aprire all’incontro con l’altro". Cronaca locale. I giornali diocesani dedicano ampi spazi anche alla cronaca locale. La Valsusa (Susa) pubblica una nota del vescovo, monsignor Alfonso Badini Confalonieri, in risposta a una pagina pubblicitaria, sul settimanale, con un appello sottoscritto da 2.347 persone del movimento No Tav per il ritiro delle Forze dell’ordine dalla Valle. Il vescovo sottolinea la necessità di difendere la democrazia e indica un percorso: "Se vogliamo la pace nel nostro territorio, tutti devono collaborare a sanare le divisioni e a comprendere le posizioni altrui, ascoltando gli altri e rispettando chi la pensa diversamente". Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), dedica l’editoriale al 50° anniversario della tragedia del Vajont. Quanto accaduto, scrive Tosello, "sta a dirci, ancora e sempre, che la insidiosa tentazione di strafare, come quella di piegare la natura, violandola, a proprio vantaggio, si paga presto o tardi molto cara in costi materiali e in vite umane". Giorgio Bardaglio, direttore del Cittadino (Monza e Brianza), riporta le lamentele dei cittadini contro la "serrata dell’Inps": "Sono giorni che nella sede di via Correggio e in quelle periferiche della Brianza gli impiegati incrociano le braccia, dichiarando lo stato di agitazione e assemblee che sono scioperi di fatto. Mentre pensionati, figli e nipoti vanno avanti e indietro per niente". Alessandro Repossi, direttore del Ticino (Pavia), chiede alle Istituzioni locali di "rilanciare il progetto sull’area ex Neca" – su cui insistevano vari fabbricati a uso industriale ormai dismessi – che prevede la realizzazione di residenze, un albergo e centro congressi, locali commerciali, parcheggi, verde pubblico, Uffici… Per Repossi, "il decollo del piano, che si continua a tenere ostinatamente chiuso in cassetto, è un passaggio cruciale per far ripartire la città e trovare nuovi posti di lavoro". Alle Istituzioni si rivolge pure Pier Giovanni Trossero, direttore dell’Eco del Chisone (Pinerolo), perché "si rendano conto della vergogna che può determinare lasciare, in abbandono, edifici – come, ad esempio, le caserme abbandonate di Pinerolo – che potrebbero avere un futuro per la città". Luigi Lamma, direttore di Notizie (Carpi), auspica che "il Consiglio comunale, in modo unanime, non solo aderisca al Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo, ma affidi al sindaco e alla giunta il mandato di agire con provvedimenti forti di contrasto, d’incentivazione per i gestori di bar e circoli che rinunciano alle slot e di promozione d’iniziative culturali e di sensibilizzazione". Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro), registra il trend di crescita, "nella nostra provincia", di adesioni alle associazioni che "malgrado la crisi sempre di più rispondono a bisogni concreti e verificabili. In un periodo di crisi la partecipazione è una bella notizia". Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), prende spunto dagli ultimi "incidenti" notturni in centro, a Cesena, per alcune considerazioni sull’educazione: questa "non è un insieme di regole. Non può esserlo, per definizione. Nelle norme imposte uno si sente schiacciato e non può sentirsi stimato. L’amore può costituire la differenza. Quello con la A maiuscola". Pierluigi Sini, direttore della Voce del Logudoro (Ozieri), riferisce del dolore che ha colpito la città e la diocesi sarda per la morte, in un incidente stradale, di "una famiglia composta da quattro persone". Dopo la tragedia, fa sapere Sini, "è esplosa la solidarietà. Tutti si sono sentiti in dovere di fare qualcosa per dimostrare amicizia o semplicemente vicinanza. Ciò rende le comunità mature e responsabili di fronte a fatti come questi". La vita delle Chiese locali. Non manca, infine, negli editoriali l’attualità ecclesiale. Marco Piras, direttore dell’Arborense (Oristano), presenta il prossimo Sinodo diocesano sulla parrocchia, finalizzato a "costruire un percorso che aiuterà la parrocchia a compiere passi concreti per definire la propria identità e il proprio progetto nel luogo in cui è radicata". Di parrocchia parla anche l’editoriale del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto), con un auspicio: "Come sarebbe bello se risplendessero nel mondo per una calda ed equilibrata umanità". Da Luce e Vita (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi) l’augurio per "un fecondo anno catechistico a tutti i nostri ragazzi, nella speranza che il loro cammino di fede non sia fatto solo in funzione dei sacramenti che dovranno ricevere". La Voce Alessandrina (Alessandria) informa, infine, che "il 17 ottobre inizieranno, in diocesi, gli incontri della Comunità educante(si), un cammino spirituale e di preghiera rivolto ai giovani dai 18 ai 35 anni, a chi si sente educatore nella propria comunità e vuole continuare a formarsi".