DOPO IL VOTO
Il partito d’opposizione, filo-occidentale, ha contestato gli esiti delle elezioni per l’Assemblea nazionale, boicottando i lavori parlamentari. Al potere ancora il partito che ha preso il posto del regime di Pol Pot e dei Khmer rossi
Non cessano in Cambogia le proteste di piazza e gli scontri violenti – che finora hanno causato molti feriti e anche un morto – sull’esito del voto dello scorso mese di luglio. I dati ufficiali, diffusi l’8 settembre dalla Commissione elettorale nazionale, hanno confermato quelli provvisori diffusi nel mese di agosto: il Partito Popolare Cambogiano (Cpp) del primo ministro Hun Sen, al potere da 28 anni, pur in calo – rispetto alle ultime consultazioni, ha perso 22 seggi – avrebbe conquistato 68 dei 123 seggi dell’Assemblea Nazionale, mentre il Partito della Salvezza Nazionale (Cnrp) dell’ex ministro delle Finanze, Sam Rainsy, si sarebbe fermato a quota 55. Il leader dell’opposizione cambogiana, nel luglio scorso era rientrato nel suo Paese e aveva dichiarato: "Sono tornato a casa per salvare il Paese". Viveva all’estero dal 2009, per evitare l’applicazione della condanna a undici anni di carcere per accuse di carattere politico. Era stato graziato dal Re, Norodom Sihamoni, su richiesta del premier Hun Sen, che aveva così agito per evitare l’incremento di altre tensioni sociali. Pur non candidato, si era impegnato in una vasta ed estenuante campagna elettorale – la quinta dall’accordo di pace sostenuto dalle Nazioni unite nel 1991, destinato a mettere fine a decenni di violenze – al termine della quale aveva contestato i risultati, affermando che le urne, se le operazioni di voto fossero state regolari, avrebbero dovuto premiare il Cnrp con almeno 63 seggi, sufficienti a conquistare la maggioranza assoluta e a rimuovere dal potere il Cpp, per la prima volta dalla fine del regime di Pol Pot e dei Khmer Rossi. Il boicottaggio dell’Assemblea Nazionale da parte dell’opposizione. La Commissione Elettorale e la Corte Costituzionale hanno respinto i ricorsi presentati dall’opposizione. A nulla sono valsi gli incontri che pur vi sono stati tra i leader delle due formazioni avverse, favoriti dal Re cambogiano, né è stata accolta la richiesta dell’opposizione di avviare un’inchiesta indipendente – oppure condotta dalle Nazioni Unite – sulla regolarità delle elezioni. Si è arrivati così alla decisione dell’opposizione di boicottare, la prima riunione della nuova Assemblea Nazionale, che si è svolta il 25 settembre, con Sam Rainsy che ha accusato il partito del suo rivale di volere i maggiori posti di potere dell’Assemblea e di opporsi alla costituzione della commissione d’inchiesta. L’Assemblea – dichiarata dall’opposizione incostituzionale – ha provveduto all’elezione del suo Presidente, alla nomina di Hun Sen per altri 5 anni e al rimpasto del suo governo. Gli interessi degli altri Paesi sul destino della Cambogia. Il partito di Sam Rainsy ha una politica economica che non si discosta molto da quella del suo antagonista. Entrambi, come risposta alla grave situazione in cui si trova il Paese, sono convinti che debba continuare la messa a disposizione della manodopera indigena a favore delle ditte straniere. Il contrasto più evidente, tra i due leader e tra le loro formazioni, si riferisce alla politica delle alleanze. Mentre l’attuale Primo ministro e il suo partito sono alleati della Cina, Sam Rainsy tende a privilegiare il rapporto con l’Occidente, come dimostrano gli appelli rivolti all’Europa e agli Stati Uniti sulla regolarità delle elezioni. Anche in Cambogia, come avviene in molti Paesi del sud-est asiatico – e non solo – saranno le strategie internazionali a determinare l’esito dei contrasti interni.