EDITORIALE" "

Non di sola economia ” “

Euro e Unione europea: quale segnale dal risultato elettorale in Germania?

Il giorno delle elezioni, il 22 settembre scorso, i vicini guardavano con una certa preoccupazione alla Germania, che per il suo peso occupa una posizione speciale all’interno dell’Unione europea. In modo particolare, al centro dell’attenzione era il partito euro-scettico Alternative für Deutschland (Afd, Alternativa per la Germania), che però non ce l’ha fatta a entrare in parlamento, con grande sollievo di molti responsabili politici in Germania e all’estero. Afd è comunque riuscito a portarsi dietro circa 2 milioni di elettori, che rifiutano la moneta unica e in particolare la politica di sostegno ai Paesi in crisi. Anche il partito post-comunista Die Linke (La sinistra) ha assunto un atteggiamento di contestazione, totalizzando l’8,5% dei voti.Questi sono segnali di pericolo, anche se la Democrazia cristiana (Cdu-Csu), i Socialdemocratici (Spd) e i Verdi (Die Grünen), che insieme convogliano un quarto di tutti i voti, sostengono il percorso europeo della cancelliera tedesca Angela Merkel.Il relativo successo dell’Afd, tuttavia, dimostra che questa politica europea, più precisamente, la politica costosa per sostenere i Paesi in crisi, non è stata spiegata con sufficiente chiarezza, anche perché ci vuole tempo prima che questa politica entri a regime e il suo successo sia visibile, mentre gli effetti economici e sociali immediati e negativi della politica di riforma e di austerità necessari per sanare questi Paesi sono fin da subito evidenti a tutti. La cancelliera ha fatto più volte riferimento alla sua politica come a una politica “alternativa”, ma forse non ha chiarito abbastanza perché non siano efficaci le alternative messe sul campo dalla destra e dalla sinistra.L’Alternativa per la Germania è nata da intellettuali conservatori, in buona parte professori di economia, che muovono dal principio secondo cui le decisioni economicamente sbagliate non possono essere corrette nemmeno sul piano politico. Va da sé che questi professori pretendono di sapere sempre ciò che è economicamente giusto. Ma non abbiamo sempre fatto l’esperienza che economisti che si esprimono su temi di attualità, in particolare su questioni di politica monetaria europea, danno risposte completamente diverse tra loro? Gli economisti sono raramente d’accordo tra loro per esempio quando si tratta di decidere cosa fare o che cosa debba essere inderogabilmente fatto per superare la crisi causata dal debito eccessivo in alcuni Stati della zona euro e dalla violazione di norme definite.Gli uomini più importanti dell’Afd sostengono che siano insormontabili le differenze tra atteggiamenti, strutture e tradizioni dei Paesi che hanno adottato l’euro come valuta, e che sia quindi impossibile che tra loro possa funzionare un’unione monetaria. Essi consigliano, pertanto, che i Paesi le cui politiche economiche e il cui rapporto con i risparmi non corrispondono a un certo standard, re-introducano la propria moneta nazionale, al fine di non doversi sottoporre a un rigore a cui non sono abituati; dopo la svalutazione potrebbero sanare i loro deficit con la competitività.Non si può negare che da un punto di vista puramente economico e a breve termine tali raccomandazioni abbiano senso. Ma la questione qui non è principalmente economica, ma di evitare lo sganciamento di singoli Stati membri dall’unione monetaria o scongiurare il fallimento di questi Paesi. L’euro è stato ed è un effetto legato al progetto politico a lungo termine e l’unione monetaria è parte integrante dell’Unione europea. I suoi membri bisognosi hanno diritto a riserve di solidarietà, nella misura in cui sono disposti a fare di tutto per eliminare le cause dei loro problemi attraverso riforme e risparmi.Progetto politico significa che nella sua attuazione e nel suo sviluppo, gli aspetti economici in definitiva devono essere subordinati, anche se naturalmente non possono essere trascurati. Un progetto politico nasce fra l’altro da una volontà creativa, che può generare costi per la sua realizzazione. In caso di successo, i costi investiti nel progetto producono delle rendite, che vanno ben aldilà dei vantaggi materiali che un approccio puramente economico promette.La volontà politica di progettazione, che è alla base dell’euro-progetto, mira a ottenere cambiamenti sostenibili nelle relazioni tra gli Stati e in definitiva alla ristrutturazione dell’ordine internazionale in un’associazione federata di Nazioni e Stati europei. Il risultato atteso è uno sviluppo sostenibile degli Stati membri sul piano economico e sociale, la convivenza pacifica e solidale sul continente, la competitività in un contesto globale.È questa dimensione politica degli sforzi d’integrazione europea che i critici euroscettici del mondo dell’economia troppo facilmente trascurano e troppo spesso deliberatamente non prendono sul serio perché non collima con le loro teorie.