REPUBBLICA CECA" "

Farsi capire dalla società” “

La Chiesa e la secolarizzazione. Intervista con l’arcivescovo di Praga

“Come essere Chiesa in mezzo a un’Europa secolarizzata e testimoniare la fede”: è stato il tema dell’intervento del cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga, pronunciato durante l’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali europee a Bratislava (3-6 ottobre). Danka Jaceckova lo ha intervistato per Sir Europa soprattutto in riferimento alla situazione della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca. Partiamo dal suo intervento durante la plenaria Ccee: come si può essere Chiesa in una Europa secolarizzata?”Un problema reale della secolarizzazione consiste nella sua radicalità. Quando cominciamo a credere che Dio si è fatto uomo e che tutte le nostre difficoltà e preoccupazioni diventano sue preoccupazioni, cominciamo a capire che non possiamo creare alcun dualismo in termini di percezione di Dio e del mondo. In questi tempi di globalizzazione, di migrazioni dei popoli, molti sono convinti che la fine del mondo sia vicina. Nello spirito di un apocalittismo radicale e di millenarismo, alcuni credono che Dio e il male si combattano a vicenda come uguali, che è un non senso nella prospettiva della fede ebraico-cristiana e della rivelazione di Dio. La regola d’oro dice che dovremmo fare agli altri soltanto ciò che vogliamo che gli altri facciano a noi. Io credo che dovremmo riconsiderare la strategia e la tattica della Chiesa, tenendo conto che l’approccio positivo è sempre meglio di quello negativo. Ciò significa imparare ad affrontare questa società in un modo in cui ci possa capire. Penso che la Chiesa lo stia già facendo attraverso il suo lavoro nel settore sociale, della sanità, dell’istruzione. Sappiamo che questo è sempre stato il primo passo compiuto dal cristianesimo dovunque, proprio come ai tempi dei santi Cirillo e Metodio. Il secondo aspetto importante consiste nel trovare un linguaggio adatto per la comunicazione, il che è davvero molto difficile, perché la società ha perso la lingua unificata e ci troviamo in una situazione in cui la gente non ha più voglia di leggere. Si preferiscono immagini e slogan, che certamente possono aiutare, ma possono anche risultare fuorvianti, perché le cose più complicate sono difficili da spiegare in una parola. Questo è un grosso problema che deve essere risolto. La gente usa le parole senza conoscerne il significato”. Secondo il censimento del 2011, poco più del 10% degli abitanti della Repubblica Ceca aderisce alla Chiesa cattolica. In questo senso, come si possono descrivere le principali sfide per il futuro?”La priorità fondamentale nella nostra strategia dovrebbe essere di costruire una posizione stabile della Chiesa, invece di formare un’opposizione. Se parliamo di cose concrete, l’accento dovrebbe essere definitivamente posto sulla famiglia. Si parla molto di ciò che occorre fare per le famiglie, ma dovremmo concentrarci di più su quello che le famiglie fanno per questa società. È la famiglia che dà vita a tutte le generazioni, è la famiglia che ha sempre salvato la società, ha salvato la nazione, ha salvato la Chiesa. Quindi, porre l’accento sulla famiglia secondo me è una priorità in una società secolare infarcita di laicismo ideologico. Questa è la cosa più importante che la Chiesa cattolica può fare per l’uomo contemporaneo, a prescindere che creda in Dio o meno”. I cosiddetti “nuovi diritti”, in riferimento a tutti i possibili orientamenti sessuali, sono diventati una parte significativa dei programmi politici, in particolare nei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Questo problema riguarda anche la Repubblica Ceca?”Senza alcun dubbio. Gli studi di genere si sono allontanati dalla ricerca scientifica e costruiscono la loro agenda su speculazioni che si ispirano a sensazioni illusorie che non possiedono alcun fondamento scientifico. La nostra società deve arrivare a capirlo e astenersi del tutto dal seguire questa tendenza”. Nella situazione che descrive, sembra che il ruolo del laicato cattolico sia cruciale…”Direi che possiamo essere soddisfatti della vita e del lavoro dei nostri laici. Dopo tutto, anche l’amministrazione della Chiesa non funzionerebbe correttamente senza la loro professionalità e il loro aiuto. In ogni caso, vale la pena cercare dei modi per rafforzare questa cooperazione. Spetta alla Chiesa in ogni Paese, in ogni diocesi, fissare le priorità, in modo che questo aiuto dei laici diventi consolidato e continuativo. Se li si divide su mille aspetti e li si fa concentrare su troppi problemi, il loro potere finirà per indebolirsi. Vedo i laici come una specie di sensore che aiuta a identificare i problemi, aiuta a prevenirli e risolverli”.