DIALOGO INTERRELIGIOSO" "
Iniziativa Ppe a Nicosia. La situazione in Medio oriente e nel Mediterraneo
“Non avremo la pace politica”, in Europa come nel mondo, “se la pace non sarà assunta come valore pieno e condiviso”; “la libertà religiosa non può essere intesa come libertà dalla religione”. Jan Olbrycht, eurodeputato polacco, indica due snodi problematici a partire dal titolo del sedicesimo Dialogo interreligioso promosso dal gruppo del Partito popolare europeo al Parlamento Ue svoltosi a Nicosia (17-18 ottobre). “Le religioni nel processo di costruzione della pace e di risoluzione dei conflitti nella regione mediterranea”: politici, rappresentanti delle grandi comunità monoteiste, esponenti di associazioni internazionali ed esperti di geopolitica sono convenuti sull’isola di Cipro, ritenuta un “ponte” tra Occidente e Levante. Cinque le sessioni inserite nel programma: il dialogo tra cristiani, musulmani ed ebrei per la pace nel Mediterraneo; il fondamentalismo come fattore di destabilizzazione politica; la tutela delle eredità religiose come segno di civilizzazione; coesistenza delle religioni e stabilità politica; sfide future. La culla delle religioni. “La regione mediorientale è la culla della fede cristiana e delle grandi religioni monoteiste. Eppure è una regione attraversata da forti tensioni, con sviluppi tumultuosi. Occorre cercare a ogni livello la ragioni di tali problemi e studiarne insieme le soluzioni praticabili. E in tutto questo processo i leader religiosi devono dare una testimonianza positiva, volta a dialogo, pace, diritti, solidarietà”. Chrysostomos II, arcivescovo ortodosso di Nova Justiniana e di tutta Cipro, intervenendo all’incontro annuale del gruppo Ppe, rileva le “gravi sofferenze” cui sono sottoposti i popoli mediorientali e mediterranei, alle quali non sono peraltro estranee le religioni, o almeno una visione “errata e distorta” delle fedi religiose, imbevuta di fondamentalismo. Chrysostomos II ricorda la necessità di assicurare la libertà di culto in tutto il Medio oriente, e segnala “le discriminazioni cui sono sottoposti i cristiani in numerosi Paesi”. “Ogni giorno siamo testimoni di violenze e discriminazioni verso i cristiani”, afferma Chrysostomos II. Da qui un appello all’Ue perché si adoperi per “proteggere il diritto alla libertà di credere e per tutelare i luoghi di culto”. Il caso cipriota. L’arcivescovo spiega che Cipro è un Paese a grande maggioranza cristiano ortodossa, con una folta presenza islamica e una piccola minoranza (2%) di maroniti, armeni e altre religioni. Ma dal 1974, con l’occupazione del nord dell’isola da parte della Turchia, “il regime illegittimo che vi si è instaurato”, dividendo in due la nazione, “sta sistematicamente distruggendo e saccheggiando tutte le presenze cristiane, un antico patrimonio che viene cancellato”, così come la comunità cristiana è stata repressa o allontanata verso la parte greco-cipriota. “Chiese, monasteri, abbazie, persino i cimiteri vengono distrutti. Eppure noi teniamo aperti tutti i canali di dialogo tra le fedi presenti a Cipro, perché solo la disponibilità all’incontro può ricreare pace e garantire i diritti delle persone”. Purificare menti e cuori. “Tutti abbiamo bisogno di purificare le menti e i cuori per costruire la pace, quella pace che Dio stesso ci indica”: l’arcivescovo maronita Youssef Soueif, dell’eparchia di Cipro, porta la sua testimonianza al Dialogo interreligioso. Soueif sottolinea che il termine “pace” è presente in tutte le forme di saluto delle grandi fedi monoteiste in Medio oriente. “C’è un fondamento teologico della pace – afferma -, perché la pace di Dio viene offerta a tutti gli uomini, indistintamente”, e dunque le fedi e le comunità credenti devono essere “contrarie a ogni forma di volenza, di sopraffazione, a ogni forma di tensione” politica, sociale e culturale. L’arcivescovo maronita ribadisce, con citazioni dalla Bibbia e dal Corano, l’impegno dei fedeli delle grandi religioni per costruire la convivenza pacifica. Quindi si dice convinto che i conflitti in essere in Medio oriente e nel Mediterraneo “non rappresentano la volontà della maggioranza delle popolazioni”, che invece ricercano “fratellanza, pace, riconciliazione, diritti, sviluppo”. “Le religioni – ricorda Soueif, che è stato segretario del Sinodo speciale per il Medio oriente – devono essere al servizio del bene comune”. In questa azione di costruzione della pace, “le minoranze religiose possono svolgere un ruolo creativo e di testimonianza particolare”. Nel fitto dibattito della due-giorni cipriota sono giunte diverse testimonianze e voci di esperti. Tra queste, quella del ministro degli esteri di Cipro, Ioannis Kasoulides che, dopo aver tracciato il quadro della presenza delle religioni e dei conflitti latenti in Medio oriente e nel mondo arabo, afferma: “Nell’Unione europea ogni cittadino può liberamente professare il proprio credo. Per questa ragione l’Europa non può tacere rispetto alle troppe violazioni della libertà religiosa che si registrano ovunque nel mondo”.