CHIESE IN SLOVENIA " "

Partner, non antagonisti” “

Comunità religiose tra ostacoli e opportunità. Parla il segretario della Conferenza episcopale

Preoccupazione: è questo il sentimento che nelle ultime settimane attraversa il Consiglio delle chiese cristiane e la Comunità islamica nella Repubblica di Slovenia di fronte all’intenzione del governo di applicare una tassa sugli immobili destinati al culto. Tali disposizioni hanno acceso “un forte dibattito pubblico, lasciandone però fuori i maggiori interessati, i fedeli e le comunità religiose” – sottolinea a Sir Europa padre Tadej Strehovec, segretario generale della Conferenza episcopale slovena. “La Slovenia gode di una posizione geostrategica unica in Europa – continua – e fu la prima dei Paesi dell’ex Jugoslavia a entrare nelle istituzioni euro-atlantiche; confina con i quattro grandi gruppi linguistici europei, è ponte linguistico e culturale fra mondo musulmano dei Balcani, Chiese ortodosse e Chiesa cattolica”. Si tratta dunque di una posizione “che potrebbe essere utilizzata a partire dal dialogo delle autorità con le religioni, ma – rileva il Segretario della Conferenza episcopale – forse per una giovane democrazia sono aspettative troppo ampie”. Alleanza per tutelare la famiglia. La Chiesa in Slovenia negli ultimi anni ha attraversato un periodo di grandi cambiamenti e mutazioni. “La comunità cattolica, dopo il lungo periodo di totalitarismo socialista del XX secolo, sta prendendo coscienza dei propri diritti civili, come dimostrato lo scorso anno nella campagna per la preservazione della famiglia tradizionale”, racconta padre Strehovec. “I cattolici, infatti, in collaborazione con le altre comunità religiose, hanno fatto sentire la propria voce contro la ridefinizione delle famiglie e contro le adozioni dei bambini da parte di coppie omosessuali”. Questo periodo di affermazione della voce dei cattolici nella vita pubblica ha segnato un momento importante anche nel cammino del dialogo ecumenico e interreligioso. “I rappresentanti delle chiese cristiane e della comunità islamica hanno firmato pubblicamente una dichiarazione congiunta, nella quale hanno appellato al voto contro le modifiche alla legge sulla famiglia”. Unione tra le comunità religiose. Un dialogo che non intende arrestarsi, ma anzi, è già pronto a nuove sfide. A distanza di un anno, circa due settimane fa, i capi religiosi si sono nuovamente incontrati, questa volta per stilare e firmare una Dichiarazione congiunta al governo perché escluda i luoghi di culto dalla tassa sugli immobili e non modifichi la legge sulla libertà religiosa. “Due provvedimenti che, se dovessero passare le procedure parlamentari – spiega il segretario generale – segnerebbero profondamente la vita dei fedeli e delle comunità religiose nel Paese”. La tassazioni degli immobili prevede, infatti, anche “l’inclusione dei luoghi destinati alla preghiera, il che comporterebbe una pressione fiscale notevole e causerebbe la traslazione delle donazioni destinate alla carità e all’aiuto agli ultimi, al pagamento delle tasse” e obbligherebbe “le comunità religiose a ridurre le già deboli attività intraprese nell’ambito scolastico, culturale e pastorale”. Nuove aperture. Malgrado gli ostacoli, da questa situazione di crisi si è confermata “l’ottima collaborazione e il dialogo tra le religioni in Slovenia, che non è presente solo sulla carta, ma si concretizza nei punti importanti della vita quotidiana”, tiene a precisare padre Strehovec. “Dialogo e collaborazione – continua – che però mancano con il governo e gli organismi statali, dato che le molte leggi vengono adottate unilateralmente, senza consultare i rappresentanti religiosi”. Un rapporto che, anche tramite il messaggio lanciato con la Dichiarazione congiunta, dovrebbe cambiare nel coinvolgimento a pieno delle religioni “come partner e non come antagonisti” tiene a precisare il segretario della Conferenza dei vescovi cattolici. “Per questo motivo chiediamo al governo un rapporto più disteso, aperto e nel segno della collaborazione – aggiunge -, affinché i momenti difficili che come Paese e come fedeli stiamo attraversando diventino una opportunità per rinforzare l’impegno comune nella lotta ai disagi sociali e nello sviluppo delle attività scolastiche, pastorali, formative e caritative”. “Le sfide – conclude – devono essere dunque un’occasione per sviluppare le opportunità e operare per una società basata sul rispetto e sul dialogo”.