DOPO KOSICE

La tradizione orientale” “sa trasmettere il Vangelo” “al mondo di oggi

Parla l’arcivescovo maggiore di Kiev, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica Ucraina. In termini numerici, la Chiesa greco-cattolica ucraina è la più grande tra le Chiese cattoliche orientali, con una stima di oltre 5 milioni di fedeli

Una sfida impegnativa, quella di custodire l’antica tradizione liturgica e spirituale dell’Oriente cristiano nel mondo moderno e al tempo stesso saperla donare all’uomo di oggi perché riscopra il valore del tempo e della vita, la bellezza del rapporto con Dio e con gli uomini. In una parola, perché riscopra se stesso. Questa la grande vocazione delle Chiese cattoliche di rito orientale presenti in Europa. Realtà molto poco conosciute in Italia e in genere nell’Europa occidentale, ma sempre più presenti nei nostri Paesi a seguito dei flussi migratori provenienti dall’Est. Nei giorni scorsi a Kosice, in Slovacchia, i gerarchi delle 14 Chiese cattoliche di rito orientale si sono dati appuntamento per il loro incontro annuale ed hanno parlato di "Evangelizzare la cultura. Inculturare il Vangelo". Ne parliamo con l’arcivescovo maggiore di Kiev, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica Ucraina. In termini numerici, la Chiesa greco-cattolica ucraina è la più grande tra le chiese cattoliche orientali, con una stima di fedeli di oltre 5 milioni divisi tra Ucraina, Polonia, Europa occidentale, Canada, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia e molti altri Paesi. Perché avete scelto il tema dell’evangelizzazione?"Perché se l’uomo si separa da Dio, è ferito, frammentato nella sua esistenza e lentamente muore dentro. Stiamo riflettendo allora su come, anche attraverso la nostra tradizione, possiamo sanare l’uomo moderno, riportarlo all’unione con Dio e ridare così all’esistenza umana la pienezza della vita, perché credere è vivere pienamente e la trasmissione della fede è la trasmissione dell’arte del vivere". Le vostre liturgie sono lunghe, impegnative da seguire. Crede che siano ancora proponibili oggi soprattutto nell’Europa occidentale?"Credo di sì. Soprattutto perché al giorno di oggi l’uomo non ha più tempo né per se stesso né per il prossimo. È troppo legato ad uno stile di vita che non porta alla felicità. Per noi la liturgia non è solo una cerimonia, è un ambiente di comunione con Dio e con gli uomini. È quel momento in cui ci mettiamo ai piedi del nostro Maestro, che è Maestro della vita. Senza questa scuola della vita, l’uomo si perde. La crisi dell’uomo di oggi è soprattutto una crisi della identità della persona umana. Noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio. Se si spezza questa comunione con Dio, allora questa immagine svanisce o si sfigura". Molti ucraini e in genere molti cattolici di rito orientale sono popoli di emigrazione. Cosa succede quando si scontrano con società completamente diverse dalle loro come quelle occidentali?"Per noi l’emigrazione è una vera e propria emorragia. E lo è per tutte le Chiese orientali cattoliche, soprattutto in Medio Oriente. La tragedia della Siria, per esempio, sta portando a un esodo degli orientali cattolici, in fuga dalla loro patria. Una famiglia, un uomo, una donna, un bambino, quando è sradicato dalla sua terra, cerca in terra straniera le proprie radici perché ha bisogno di conservare le proprie tradizioni. L’ambiente liturgico diventa allora un luogo vitale perché li aiuta a non perdersi. Sono stato pastore sacerdote per gli immigrati in Europa e in Argentina. E adesso come capo della Chiesa, sto visitando molte comunità fuori dall’Ucraina. Ogni volta constato che per le nostre comunità, la Chiesa è il centro della loro vita. Sono poi convinto che le Chiese orientali cattoliche in Europa possono essere veicoli importantissimi della nuova evangelizzazione e che i nostri immigrati non sono soggetti ma agenti di evangelizzazione. Portano un tesoro della tradizione cristiana orientale che può essere vitale all’Europa affinché riscopra le sue radici cristiane". Ad un mondo così radicato nella tradizione come il vostro, un Papa innovativo e sud americano come Francesco, che cosa dice?"Ho avuto la fortuna di conoscere Papa Bergoglio prima che fosse eletto come successore di Pietro. Vi posso dire che lui è veramente un creativo e sa mettere la sua creatività a disposizione di come proporre la fede cristiana all’uomo moderno. La sua innovazione non è negazione della tradizione. Ci insegna come possiamo vivere questa tradizione e come la tradizione può diventare uno strumento – tradizionale e al tempo stesso nuovo – per trasmettere agli uomini e alle donne di oggi il Vangelo".