BULGARIA
La Caritas lancia l’allarme: crescono poveri, disoccupati e profughi siriani
Parlare di povertà in uno dei Paesi più poveri dell’Unione europea non è facile, soprattutto quando le ultime statistiche non portano motivi di miglioramento o di rinnovata speranza. Lo conferma il rapporto “Analisi delle povertà e dell’esclusione sociale”, presentato il 18 ottobre da Caritas Sofia in occasione del ventesimo anniversario dalla fondazione dell’organizzazione in Bulgaria. I dati sono stati raccolti nei centri di ascolto della Caritas nel territorio dell’Esarcato per i cattolici di rito orientale in Bulgaria. Il progetto è finanziato dalla Caritas italiana.
Disoccupazione in crescita. Dal rapporto emerge che la disoccupazione nel Paese cresce sempre di più e aumenta il numero dei giovani in cerca di lavoro (il 20,5% della popolazione.) La loro situazione si aggrava in relazione alla carenza di formazione professionale specializzata. Il 51,4% delle persone rivoltesi alla Caritas è in stato di disoccupazione. Aumenta anche il numero dei giovani sotto i 35 anni che chiede aiuto all’organizzazione (il 31,7% di tutti gli assistiti). Dai colloqui con gli operatori emerge invece che l’81,0% delle persone in stato di bisogno non può contare sull’appoggio della propria famiglia. Dal 2011 al 2013 è raddoppiato anche il numero dei senza dimora.
Raccomandazioni alle autorità. La Caritas nazionale valuta la tendenza della continua crescita della disoccupazione come un impedimento per raggiungere gli scopi della strategia “Europa 2020” lanciata tre anni or sono dall’Ue. “Nonostante le misure intraprese da vari governi, il trend negativo rimane”, spiega il segretario generale dell’organizzazione in Bulgaria, Emanuil Patashev. A suo avviso, “il tasso di povertà più alto si registra nella comunità dei rom” (il 5% della popolazione complessiva). Solo il 30,9% dei rom ha un lavoro e molti dei loro figli non frequentano la scuola. Secondo il direttore della Caritas Sofia, Zvetomir Dumanov, invece, serve “una continuità delle politiche sociali, soprattutto nelle piccole città perché spesso con il cambio del sindaco cambiano anche le priorità sociali”.
Aumento della povertà. “Con il perdurare della crisi la povertà in Bulgaria aumenta sempre di più e questo incide soprattutto sulle persone che già si trovavano in disagio”, aggiunge Dumanov. Tra loro sono gli anziani con una pensione tra gli 80 e i 100 euro al mese. A differenza dei loro coetanei nell’Europa occidentale, si legge nel rapporto, i pensionati bulgari si sentono schiacciati dalla vita e molti di loro non hanno accesso a cure mediche e ad attività sociali.
La situazione dei profughi. Con l’aggravarsi del conflitto in Siria, il numero dei profughi che giungono da Damasco è aumentato venti volte dal 2012. “Questo flusso di persone che arriva in Bulgaria rappresenta una vera sfida per le autorità bulgare e la nostra società”, afferma il vicepresidente dell’Agenzia statale per i profughi, Stojan Petrov. Secondo monsignor Hristo Proykov, presidente dei vescovi bulgari, invece, “il problema si pone perché la Bulgaria dispone di risorse molto limitate”. “Se tra i siriani ci sono dei cattolici, siamo pronti ad aiutarli anche spiritualmente”, aggiunge a SirEuropa l’esarca apostolico. A suo avviso, “questo inverno, particolarmente freddo a Sofia, sarà molto difficile per i profughi”. Dall’Esarcato cattolico stanno già pensando ad aiutarli distribuendo dei pasti caldi. Uno dei problemi principali dei siriani è la non conoscenza della lingua bulgara. Per questo molti di essi non possono recarsi dal medico, anche se hanno diritto a tale servizio gratuito. La barriera linguistica si pone anche nell’inserimento dei bambini a scuola e nella ricerca di lavoro per gli adulti. “Tra i siriani ci sono anche dei bravi professionisti”, afferma Ivan Ceresciarov, di Caritas Sofia, “ma purtroppo non hanno nessun documento per dimostrarlo”. Lo stesso Ceresciarov avverte “delle tendenze xenofobiche alimentate da alcuni gruppi nella società bulgara”. “È un fenomeno molto pericoloso”, ne è convinto mons. Proykov, il quale esorta i suoi fedeli “ad accogliere i profughi come ci insegna Papa Francesco”.