MADAGASCAR

La Chiesa cattolica” “protagonista” “della riconciliazione

Alla vigilia delle elezioni presidenziali, l’arcivescovo di Antananarivo Odon Marie Arsène Razanakolona parla delle speranze per il futuro del Paese. Il ruolo del Consiglio delle Chiese cristiane (Ffkm) nel favorire il confronto fra le diverse posizioni politiche “perché ognuno si esprima sulle modalità di sviluppo della nazione, per fornire indicazioni a chi prenderà le redini del potere”

Il Madagascar si avvicina al voto, con le presidenziali che si svolgeranno il 25 ottobre prossimo, nella speranza che le elezioni possano salvare il Paese dal ristagno politico ed economico, dovuto soprattutto al colpo di stato del 2009, che provocò, in seguito alle violenze e alle proteste, circa 130 morti. Da allora c’è un governo di transizione, e molti denunciano gravi violazioni alla libertà e tanti problemi sociali. Abbiamo incontrato a Roma monsignor Odon Marie Arsène Razanakolona, arcivescovo di Antananarivo. Dal 2009 il Madagascar ha vissuto una crisi politica senza precedenti e da quattro anni vive sotto un regime di transizione. Il Paese sta attualmente preparando diverse elezioni, ad iniziare dalle Presidenziali. Cosa può dirci in proposito?"Il Madagascar sta preparando le elezioni presidenziali. Purtroppo, ci sono 33 candidati. Sarà molto difficile scegliere il presidente, tuttavia dobbiamo mostrare al mondo che siamo in grado di assumerci le nostre responsabilità. Il numero 33 indica almeno che c’è democrazia ed è consentito presentarsi a chiunque pensi di poter guidare i destini di questa nazione. Saranno le urne a decidere. In questi quattro anni e più di crisi, stiamo vivendo in un regime cosiddetto di ‘transizione’, e questa transizione viene criticata da tutti. Ora occorre sapere che cosa vogliamo veramente realizzare. Ho spesso paragonato la nazione malgascia a un malato colpito da diverse crisi nel 1972, nel 1991, nel 2002 e nel 2009, e ogni volta ci sono state elezioni presidenziali. Purtroppo, la crisi ricorre sempre, e il paziente viene rimandato in ospedale. Non sembra in discussione la terapia ospedaliera, ma il luogo in cui il malato ritorna. Prima di rimandarlo occorrerebbe ripulire l’ambiente. Occorre fare attenzione a ciò che accade in Africa; si sono tenute elezioni in Egitto, Libia, Tunisia, Costa d’Avorio, Mali e Guinea, e quali sono i risultati? Assistiamo a lotte intestine con migliaia di morti. Facciamo attenzione! Perché si arriverà lì, anche con le elezioni. In Madagascar, prima di andare alle elezioni serve la riconciliazione. Comunque vedremo che cosa accadrà". Il Consiglio delle Chiese cristiane (Ffkm) in Madagascar è noto per il suo intervento nella soluzione delle crisi politiche nel Paese. Quanto sono efficaci questi sforzi?"Questo Consiglio è spesso interpellato quando in Madagascar scoppiano delle crisi. Ad un certo punto, nel 1991, è stata istituita ufficialmente come entità per intervenire nella vita della nazione. È un’autorità morale: analizza e offre il suo parere. A seguito del Sinodo dei Vescovi per l’Africa il Madagascar è stato anche invitato a mettere a punto la riconciliazione che è in corso. Abbiamo chiesto al Ffkmr di trovare il modo per mettere tutti insieme per confrontarsi, nonostante le diverse posizioni politiche, perché ognuno si esprima sulla questione e sulle modalità di sviluppo della nazione, per fornire indicazioni a chi prenderà le redini del potere". Come valuta il rapporto della Chiesa cattolica in Madagascar con le altre confessioni cristiane e le altre religioni non cristiane?"Per il momento il rapporto con la religione musulmana e con le altre mi sembra buono. Sul piano interreligioso abbiamo già incontri di giovani musulmani e cristiani. I musulmani costituiscono una minoranza molto attiva, che comincia a crescere nel contesto malgascio e alla quale bisogna prestare attenzione. Occorre non minimizzare l’importanza di questo gruppo che inizia a crescere alla velocità della luce. Non come nemici, perché per fortuna c’è un buon rapporto. Quanto alle altre religioni tradizionali, esse fanno fatica a collocarsi nel mondo globalizzato. I giovani si confrontano con altre culture, non sono né europei né malgasci, si trovano nel mezzo, e questo è un dramma per gli anziani. Dobbiamo essere in relazione con loro, parlare anche delle sette, dire che alcune sono motivate solo da interessi finanziari. Insomma le nostre relazioni sono buone, ma non li inseriremo all’interno del Consiglio delle Chiese cristiane". Durante la sua visita pastorale nel 1989, Giovanni Paolo II ha detto ai giovani: "Siete preoccupati per lo sviluppo del vostro Paese e per i problemi da affrontare. (…) Siete anzitutto voi, malgasci, a dover agire". Venticinque anni dopo, come valutate l’impatto di questo messaggio sulla responsabilizzazione dei giovani?"Anche Papa Francesco ha rivolto una domanda ai giovani : ‘Se voi giovani vivete in verità, non cambierà il vostro mondo?’. Provate a rispondere a queste domande da soli! Cominciate a convertirvi, a vivere in verità e, vedrete che il mondo cambierà. Questo è esattamente ciò che, 25 anni dopo, abbiamo chiesto a livello di Ffkm: facciamoci un esame di coscienza davanti a Dio. Che cosa ho fatto? Ho fatto il bene e il male, e per il male chiedo perdono. Qualcuno cominci a scusarsi, a convertirsi, un convertito può fare verità, si tratta di un passo verso la riconciliazione, ed è quello che chiediamo al nostro Paese. Riconciliazione con se stesso, tra le persone al suo interno, e da quel momento potremo sederci intorno a un tavolo per vedere quali siano gli interessi del Paese e quale il suo sviluppo. Solo allora potremo progredire".