SVEZIA
Giovane professionista di origini “zingare” parla d’integrazione e di diritti ancora violati
Il quotidiano svedese “Dagens Nyheter” il 22 settembre scorso dava notizia dell’esistenza di un registro segreto tenuto dalla polizia della contea di Skåne in cui sarebbero risultate inserite oltre 4mila persone rom, di cui un migliaio bambini. Questo fatto, che contravviene anche alle regole della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, secondo cui non è possibile schedare cittadini in base a criteri etnici (come è stato ricordato nei giorni scorsi anche nell’emiciclo dell’Europarlamento), riporta in evidenza un’attualità ancora irrisolta sulla sorte travagliata di questo popolo. Sarah Numico ha intervistato Robert Brisenstam, giovane avvocato svedese di origine rom.
Come ha reagito alla notizia del registro “etnico” tenuto segretamente dalla polizia? Lei era nella lista?
“Ho trovato la notizia inquietante, deludente e preoccupante. Non è ancora chiaro che tipo di banca dati la polizia abbia costruito, perché e se sia legale o meno. Questo fatto ha confermato le idee e le paure di molti rom, che per lungo tempo hanno sospettato che le autorità ancora ci controllino a causa della nostra etnia. Non so dire, invece, se io stesso sono in una delle liste”.
Qual è la sua esperienza personale di rom in Svezia?
“La mia famiglia è venuta in Svezia nel corso del XVII secolo. Questo è il nostro Paese. Non mi sono mai sentito a disagio, ma ho spesso osservato che la nostra identità e la nostra cultura sono messe in discussione. Le generazioni più anziane, fino agli anni ’50, hanno sperimentato molta discriminazione e anche persecuzione. Certamente loro non si sempre sentiti accolti, pur avendo vissuto qui tutta la loro vita. Non mi pare di avere sperimentato discriminazione nei miei confronti, ma mi sono dovuto confrontare con atteggiamenti negativi rivolti verso di me e altri rom, ad esempio da parte di persone maldicenti o maleducate”.
Perché ha deciso di diventare un avvocato?
“Mio padre è un commerciante di metalli, in pensione. Mia madre è un’assistente infermiera, anch’ella pensionata. Io ho frequentato la scuola dell’obbligo per nove anni, come tutti, e tre anni alla scuola secondaria superiore. Ho lavorato un paio d’anni in Svezia e poi come volontario in Romania, Uganda e Spagna. Quindi ho studiato legge. Quando la Svezia ha avuto la presidenza di turno dell’Unione europea, ho lavorato presso l’ambasciata a Bucarest. Oggi sono un magistrato in un tribunale amministrativo del mio Paese. Grazie alla mia fede cristiana è cresciuto l’interesse per le questioni sociali. Sono diventato un avvocato per lavorare per i diritti umani e per le minoranze e rendere il mondo un posto migliore”.
Può descrivere le principali caratteristiche del popolo rom che tutti conosciamo solo attraverso stereotipi?
“È difficile parlare di caratteristiche principali. Il popolo rom è molto eterogeneo, composto da molti gruppi con differenze culturali, storiche e linguistiche. I rom spesso discutono tra di loro su quale sia l’essenza della cultura rom. Per la maggior parte, ma non necessariamente per tutti, la famiglia è la cosa più importante e i più importanti membri della famiglia sono i bambini e gli anziani. Una caratteristica comune alla maggior parte dei gruppi rom è la predisposizione per l’artigianato, l’arte e la musicalità. La nostra lingua è un fattore molto importante”.
C’è una parte della popolazione rom che vive ai margini delle nostre società, in povertà e illegalità: come integrarla? Quali responsabilità e compiti hanno la politica e la società civile? Quali passi deve fare il popolo rom?
“I problemi dei rom riguardano anche il resto della società. Quindi non esiste un problema specifico dei rom. La legislazione vigente in materia di diritti umani e delle minoranze dev’essere applicata e tutte le persone devono essere trattate allo stesso modo, indipendentemente dall’etnia. I rom senza regolari documenti d’identità devono cercare di ottenerli rivolgendosi alle autorità competenti. La discriminazione deve essere combattuta, soprattutto nel settore degli alloggi, dell’occupazione e della formazione, in modo che le persone abbiano la possibilità di cambiare vita. La segregazione etnica, sociale ed economica deve essere combattuta. Occorre poi affrontare il nodo della mancanza di istruzione. I genitori devono mandare i figli a scuola e le scuole devono ricevere questi bambini come fanno con tutti gli altri”.
Le religioni potrebbero essere più inclusive?
“I missionari e le persone che lavorano tra i rom devono amare il prossimo come se stessi e devono diffondere la speranza e non esprimere atteggiamenti negativi. E soprattutto, i credenti devono continuare a pregare”.