EDITORIALE/1
Il successo della campagna “Uno di noi”, l’opinione pubblica e le istituzioni Ue
Il 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, si chiude la raccolta delle firme per la campagna europea “Uno di noi”. Questa Iniziativa dei cittadini europei è un nuovo strumento della democrazia partecipativa introdotto con il Trattato di Lisbona. La decisione di ricorrere a questo strumento è il risultato della profonda consapevolezza del “deficit democratico” dell’Ue. La legittimità democratica delle istituzioni e della “burocrazia” europee, come ha sottolineato, tra l’altro, la Corte di Karlsruhe, è debole e qui si spiega l’impegno di rafforzare il sistema Ue con lo strumento della democrazia diretta.
Il 2 novembre è la Commemorazione di tutti i fedeli defunti e i politici europei potranno essere un po’ sorpresi, perché una delle prime Iniziative dei cittadini riguarda la materia, così essenziale dal punto di vista della democrazia, del diritto alla vita del nascituro. Infatti, se la democrazia si fonda sul riconoscimento della dignità di ogni essere umano, non si può escludere dalle comunità le persone più vulnerabili.
Quasi un milione e mezzo di cittadini dell’Unione europea hanno firmato la petizione “Uno di noi” che chiede alla Commissione europea di porre fine al finanziamento di attività che presuppongono la distruzione di embrioni umani, in particolare nei settori della ricerca, dello sviluppo e della salute pubblica. Ciò potrebbe avvenire attraverso un cambiamento del regolamento finanziario dell’Unione europea che determina la spesa del bilancio comunitario.
Alla luce delle ricerche sulle cellule alternative di Shinya Yamanaka, cui è stato assegnato l’anno scorso il premio Nobel per la medicina, gli esperimenti sulle cellule staminali embrionali umane, anche da un punto di vista puramente pragmatico, non offrono risultati di valore e non hanno quindi significato. Non bisogna poi dimenticare che la promozione dell’aborto nel mondo e il sostegno economico agli aborti con le tasse dei cittadini non è certo di competenza dell’Ue.
A questo riguardo non si può accettare che i due principali fornitori mondiali di servizi all’aborto – Marie-Stopes-International e International Planned Parenthood Federation (Ippf) – solo l’anno scorso abbiano ricevuto dalla Commissione europea rispettivamente 3.739.701 euro e 572.535 euro di sovvenzioni dirette.
Tornando all’iniziativa pro-life, dall’analisi dell’attività svolta dagli organizzatori della campagna “Uno di noi”, si segnala, al primo posto, il successo di avere prodotto un impegno formale della Commissione europea per affrontare il problema e organizzare almeno un’audizione pubblica sul tema. Poi, si aspetta l’iniziativa legislativa in linea con la richiesta espressa dai cittadini europei. In secondo luogo, gli organizzatori sono riusciti a creare una rete di cooperazione dei movimenti pro-vita di tutta l’Europa. Questa cooperazione è in sé ecumenica: riunisce cattolici, protestanti e ortodossi, e in alcuni Paesi anche i musulmani e le organizzazioni non affiliate a nessuna religione. Fino a oggi, l’iniziativa ha raggiunto il minimo di adesioni richiesto in 15 Paesi dell’Unione, e altri sette hanno superato il 50% del minimo richiesto.
Così si disegna la nuova mappa dell’Europa unita, dell’Europa a favore della vita. Essa mostra fra l’altro che la divisione per l’atteggiamento nei confronti della tutela della dignità di ogni essere umano non è tra “vecchia” e “nuova” Europa. I Paesi leader per la raccolta delle sottoscrizioni a favore di “Uno di noi” sono l’Italia, la Polonia, la Germania, la Romania, la Francia, la Spagna, l’Ungheria, la Slovacchia, l’Austria, i Paesi Bassi, il Portogallo, Malta, la Lituania, il Lussemburgo, la Croazia.
In questi giorni, il Parlamento europeo ha affrontato un rapporto (denominato Relazione Estrela), sviluppato da Vicky Claeys, che governa la rete regionale europea dell’Ippf. Michael Cashman, deputato europeo, leader della comunità Lgbt e attivista pro-aborto, ha spiegato pubblicamente che l’intenzione di questa proposta era di fare un “blitzkrieg” (una “guerra lampo”) contro il diritto alla vita. In questa “guerra” contro la vita, Cashman era affiancato dalle organizzazioni non governative abortiste finanziate dall’Ue (Unfpa, Ippf, Marie-Stopes-International, Deutsche Stiftung Weltbevölkerung).
Il 22 ottobre, giorno della commemorazione del beato Giovanni Paolo II, la Relazione Estrela è stata però rinviata dai deputati in commissione parlamentare, ma tornerà in sessione plenaria tra pochi mesi. Quale sarà la posizione della Commissione europea nella disputa sulla dignità di ogni essere umano e l’avvenire della democrazia in Europa? L’Unione europea, come prima ricordato, chiaramente soffre di un deficit democratico. La Relazione Estrela mostra manifestamente quanto grande sia la distanza tra i politici e le società europee. Le prossime elezioni per il Parlamento europeo saranno senza dubbio una grande opportunità per ridurre questo divario.