AZERBAIGIAN" "
Il primo a complimentarsi per la conferma alla presidenza, non a caso, è stato Putin. Grandi riserve degli organismi internazionali sulla regolarità del voto. L’Europa è interessata ad aprire canali alternativi di approvvigionamento energetico e, soprattutto, mira a una stabilizzazione degli equilibri nel Caucaso
Ilham Aliyev, chiamato il "lungimirante", confermato al suo terzo mandato presidenziale il 9 ottobre scorso – fu eletto, per la prima volta nel 2003, succedendo a suo padre – governerà l’Azerbaigian, il piccolo Stato caucasico ricco di giacimenti di petrolio, fino al 2018. I 142 prigionieri politici – molti dei quali imprigionati poco prima delle elezioni – tra i quali, insieme agli oppositori, compaiono giornalisti, blogger, attivisti o anche solo semplici cittadini, stanno lì a testimoniare la natura autoritaria del regime, protagonista, tra l’altro, di una grossolana gaffe: la Commissione elettorale centrale ha pensato di diffondere sul mercato un’applicazione tecnologica, ideata appositamente per le elezioni, con l’intento di mostrare i risultati in tempo reale. Gli utenti che hanno scaricato l’applicazione hanno potuto visualizzare con qualche giorno di anticipo rispetto al voto i risultati delle elezioni. A denunciare il fatto è stata l’emittente televisiva indipendente "Meydan", che tra l’altro – scelta tra cento richiedenti provenienti da tutt’Europa – si è recentemente aggiudicata il primo finanziamento europeo per la democrazia.
La critica delle opposizioni. Le opposizioni – che avevano già criticato la candidatura di Aliyev, in quanto in Azerbaigian, fino al 2009, vigeva una legge, poi cancellata, che stabiliva l’impossibilità di un terzo mandato presidenziale – hanno fortemente contestato il risultato delle elezioni: il principale sfidante, Jamil Hasanli, ha annunciato che intende contestare l’esito di un voto "né libero né imparziale". Il Comitato elettorale centrale ha confermato la vittoria del presidente con l’84,65% dei voti. Gli inviati internazionali che hanno monitorato il processo elettorale hanno dato valutazioni diverse sul voto. Mentre la delegazione inviata dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce) e dall’Europarlamento ha dato un giudizio positivo, pur sottolineando che restano i problemi della libertà di parola, quella dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – che aveva già criticato le operazioni di voto del 2003 e del 2008 ha rilevato che la campagna elettorale e il voto sono stati viziati da "gravi manchevolezze", tra cui la mancanza di pari opportunità per i candidati, le limitazioni alla libertà di espressione e associazione e le denunce di intimidazioni a candidati ed elettori, registrando anche "manipolazioni di liste elettorali".
Affari e democrazia. Nel corso di questi anni, l’Azerbaigian ha visto migliorare la sua situazione economica e si sono intensificati i suoi rapporti sia con l’Unione Sovietica – il leader russo Putin è stato il primo a complimentarsi con Aliyev – sia con l’Europa, confermando il suo ruolo strategico nel Caucaso. Di recente, l’Unione europea ha firmato con l’Azerbaigian un importante accordo finanziario nel quale l’Europa si è impegnata a investire 19,5 milioni di euro nel Paese. Il tentativo europeo è quello di consolidare i suoi rapporti con lo Stato caucasico, garantendosi la possibilità che così facendo diventi meno dipendente dalla Russia in campo energetico. La condizione che pone l’Europa – relativa all’effettiva attuazione delle riforme concordate, su giustizia, finanziamenti pubblici ed educazione – non sembra venire rispettata dal regime azero, che va avanti per la sua strada, fortemente compromessa rispetto ai canoni della democrazia e dei diritti umani.