CREPUSCOLO

Il conforto della zuppiera” “di nonna Speranza

La malinconia del mondo delle piccole cose ci parla della storia di chi le ha raccolte e conservate per una vita, mai immaginando che potessero finire, nella migliore delle ipotesi, sui banchi di un mercatino. Per carità, tutto non si può tenere, e nemmeno si deve, ma prima di disfarsi di un passato in cui fatichiamo a ritrovarci, fermiamoci un attimo su qualcosa che ci parli ancora di chi non c’è più e portiamolo a far parte della nostra di vita

Fiori finti, un piatto del buon ricordo sbeccato, vecchie riviste sgualcite, una cartolina compilata con grafia femminile minuta e sbiadita, marmorei centrini all’uncinetto, volumi spaiati della Selezione dal Reader’s Digest. Souvenir di una vita, della vita di qualcuno, giacciono come soldati caduti, sparpagliati tra un cassonetto ingombro che più non riesce a contenerli e il marciapiede.È morto un altro anziano nel quartiere e terminate le esequie è già tempo di sgomberarne l’appartamento. Ed ecco allora capienti sacchi neri che si riempiono di mille oggetti più o meno antichi, a volte solo vecchi, manca solo Loreto impagliato, ma quasi sempre si tratta di "buone cose di pessimo gusto" per dirla con Guido Gozzano, che di descrizione di solitudini se ne intendeva. Di questa intimità ormai esposta allo sguardo e all’indifferenza di estranei, un’intimità violata che quasi imbarazza pensando alla sicura discrezione con cui se ne curavano i legittimi proprietari, si coglie la memoria di un passato che non c’è più.Tutte queste cose gettate in un mucchio indistinto di rifiuti con apparente noncuranza, per i proprietari defunti costituivano fino a non molto tempo prima i segni tangibili dello scorrere degli anni, esigue celebrazioni di piccoli e grandi eventi che costellano il vivere quotidiano di ciascuno. Quando si entra a casa di un parente anziano appena scomparso, un nonno o un genitore, il primo pensiero che coglie nel vuoto delle stanze è: mamma mia, quanta roba! I mobili austeri traboccano di ninnoli, la credenza raccoglie bicchieri spaiati e servizi di piatti annessi al corredo tra punti del supermercato e antiche eredità, i bauli e gli armadi odorano di naftalina e di chiuso, il comò espone fotografie di parenti non sempre identificati e i cassetti celano ricordini di defunti per lo più dimenticati, le pareti sono costellate di cornici dorate che inquadrano paesaggi a olio e ritratti severi, i pochi specchi rivelano un’ombreggiatura scura.La malinconia del mondo delle piccole cose ci parla della storia di chi le ha raccolte e conservate per una vita, mai immaginando che potessero finire, nella migliore delle ipotesi, sui banchi di un mercatino. Magari ogni tanto anche guardandole con animosità, pensando di buttarle ma poi, alla fine, per abitudine o per affezione lasciarle dove sono. E dove si ritrovano solo alzando gli occhi. Rassicuranti perché immutate.Per carità, tutto non si può tenere, e nemmeno si deve, ma prima di disfarsi di un passato in cui fatichiamo a ritrovarci, fermiamoci un attimo su qualcosa che ci parli ancora di chi non c’è più e portiamolo a far parte della nostra di vita. Nei moderni appartamenti minimalisti, tutti bianchi e dall’uniforme e onnipresente design scandinavo, la nonna Speranza forse non si troverebbe a proprio agio, ma vuoi mettere il conforto di portare in tavola la cena nella sua zuppiera?