POLONIA" "

Bambini sotto assedio” “

Il problema della violenza sui minori rimane una piaga sociale diffusa

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

I dati spaventano, e devono far riflettere e agire di conseguenza. In Polonia il 34% di minori ha subito violenza fisica o psicologica mentre il 18% è stato testimone di violenza in famiglia, spiega ad Anna Kowalewska per Sir Europa Monika Sajkowska, direttrice dell’autorevole Onlus Fundacja “Dzieci niczyje” (Fondazione “Figli di nessuno”) che da oltre vent’anni combatte la violenza verso minori. I dati riguardano però solo la fascia di età tra gli 11 e i 17 anni, poiché i bambini più piccoli non partecipano agli accertamenti anonimi che richiedono una capacità di comprendere autonomamente le domande e di formulare le risposte per iscritto. Secondo uno studio di Joanna Wlodarczyk, presentato durante il recente congresso nazionale della Fondazione, un bambino su cinque è vittima della violenza fisica da parte degli adulti, che nel 55% dei casi sono suoi genitori, e nel 25% dei casi altri adulti che il minore conosce, mentre il 30% degli intervistati ha rifiutato di svelare l’identità delle persone da parte delle quali ha subito una qualunque forma di violenza. Il 6% degli adolescenti ha subito violenza sessuale, mentre il 5% è stato vittima di molestie in rete. Oltre la metà dei minori polacchi, poi, collegandosi a internet tramite un telefono cellulare elude qualsiasi controllo da parte degli adulti: così, secondo un altro studio della Fondazione, il 67,3% risulta a rischio di contenuti pornografici mentre il 76,4% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni ha subito in rete almeno uno di vari tipi di “violenza elettronica”. Dottoressa Sajkowska, qual è la situazione dei bambini più piccoli, di meno di 10 anni, non compresi nelle indagini statistiche? “La loro condizione è la più drammatica e al contempo la più difficile a rilevare. Soprattutto nel caso dei bimbi fino a 3 anni che sono a casa, senza contatti con l’esterno. Purtroppo quanto più piccolo è il bambino tanto più difficile è ottenere delle informazioni sulla sua situazione. Per quanto riguarda i piccoli, i dati ufficiali confermati poi dalle nostre esperienze dimostrano che i bambini fino a 3 anni sono i più esposti alla violenza in famiglia. Questo è anche il gruppo dove si registra il numero più alto di casi di infanticidio e di maltrattamenti con danni gravi per la vittima. Veniamo spesso a conoscenza dei maltrattamenti solo quando si scoprono i loro pesanti effetti sul piano della crescita e dello sviluppo psicologico. Per questo cerchiamo di concentrare le nostre attività sull’identificazione delle famiglie a rischio e qualche anno fa abbiamo attivato per loro un programma specifico di sostegno”. Secondo i dati ufficiali riferiti in una delle pubblicazioni della Fondazione il numero dei casi di violenza nei confronti dei minori starebbe però lievemente diminuendo. Possiamo dire che la situazione sta migliorando? “I casi di infanticidio e quelli di bambini abbandonati diminuivano fino al 2012. Adesso, solo nel primo semestre del 2013, tali casi sono molti di più rispetto a tutto il 2012. Il dato relativo ai 20-30 casi di infanticidio all’anno rimane stabile poiché non possiamo vedere quelle tragedie solo in un’ottica statistica. Per quanto riguarda invece i casi di violenza nei confronti di minori, bisogna dire che sono cambiate le procedure di catalogazione e capita che la polizia semplicemente rinunci alla registrazione che adesso è più burocratizzata e richiede molto più tempo di prima. E così le statistiche non sempre rispecchiano la realtà dei fatti”. In Polonia, secondo dati Eurostat per il 2011, sebbene sia diminuita la povertà dell’intera popolazione, è cresciuto l’indice relativo alla povertà di bambini e giovani. La violenza sui minori risulta in relazione con gli indici di indigenza? “È solo uno stereotipo che nelle famiglie povere ci sia più violenza. È vero che le condizioni economiche difficili sono un fattore rilevante, ma non tutte le famiglie a rischio-violenza hanno problemi economici. Altri importanti fattori sono la solitudine della madre e la mancanza di sostegno da parte della famiglia o dei servizi sociali, patologie o turbe psichiche di uno o entrambi i genitori, non di rado dovute all’alcol”. Che fare per diminuire la violenza nei confronti di minori? “Bisogna soprattutto prevenire, cominciando a sensibilizzare i genitori; nonostante dal 2010 in Polonia sia vietato usare la violenza nei confronti di bambini, la punizione fisica rimane una prassi di molte famiglie. Così si susseguono le generazioni di genitori che, essendo stati picchiati loro stessi, considerano ad esempio le sberle un normale elemento di relazione tra genitore e figlio. Il cambiamento della mentalità richiede molti anni. Ma non possiamo aspettare affinché ciò avvenga da solo”.