NON SOLO ASSISTENZA

Le “Stelle di S. Alessio”” “illuminano” “la vita di tanti ciechi

Una serata di musica e storie organizzata dal Centro regionale S. Alessio Margherita di Savoia per i ciechi, a 145 anni dalla fondazione del S. Alessio e a 140 da quella dell’Ospizio Margherita di Savoia per i poveri ciechi. Premiati Alessandro, Teresa, Stefano e Angela. Quattro storie di successo che spazzano via ogni pregiudizio

Guardare le stelle si può, sempre e comunque. Anche se a volte non è facile distinguerle in un cielo cupo. Meglio se insieme, mettendo in comune le diverse abilità. Potrebbe essere questo il "sottotitolo" della serata di musica e storie organizzata dal Centro regionale S. Alessio Margherita di Savoia per i ciechi, a 145 anni dalla fondazione del S. Alessio e a 140 da quella dell’Ospizio Margherita di Savoia per i poveri ciechi. Il cielo di Roma, per una sera, si è tinto dei colori accesi di chi ha fatto di un handicap una risorsa. La serata, dal titolo "Guardiamo insieme le stelle", ha visto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, consegnare le "Stelle di S. Alessio", riconoscimenti rivolti a non vedenti che si sono distinti in campo artistico e sportivo e nell’impegno di solidarietà. Una storia che continua. L’Istituto dei ciechi S. Alessio e l’Ospizio Margherita di Savoia per i poveri ciechi sono due istituti – il primo fondato per iniziativa di Pio IX sull’Aventino nel 1868, e il secondo per iniziativa di Margherita di Savoia, nel 1873 – che hanno costituito, da allora, l’unica risposta assistenziale organica alle persone non vedenti e ipovedenti delle regioni del Centro e del Sud del paese. Dal 1988 queste due istituzioni si sono fuse in un’unica Ipab, il Centro regionale S. Alessio Margherita di Savoia per i ciechi, che oggi serve oltre 1.150 utenti. "Oggi, a 140 anni di distanza dalla nascita dell’Ospizio Margherita di Savoia nel Casale di S. Pio V, e a 25 anni dalla nascita del Centro regionale, il Sant’Alessio – spiega la responsabile, Marina Scarvaci – vuole richiamare l’attenzione di Roma, ma anche del Lazio su una storia di oltre un secolo, fatta di servizi di assistenza, riabilitazione, sostegno domiciliare e scolastico, formazione professionale e inserimento al lavoro, produzione didattica e ausili per una migliore qualità della vita". Gli occhi del cuore: sono quelli di Alessandro Mariano, 35 anni, da più di dieci anni centralinista al S. Alessio. Sorride, ed è contagioso, quando racconta come più di metà della sua vita sia trascorsa qui, prima da studente e poi da lavoratore. Anche la sua grande passione, il pianoforte, è nata al S. Alessio, ed è per questa sua passione che ha ricevuto il premio come "stella del jazz". Diplomato in pianoforte classico, cieco dalla nascita, ha una laurea di secondo livello in Jazz al Conservatorio di Santa Cecilia. Ha studiato con Danilo Rea, dice orgoglioso citando uno dei mostri sacri del nostro repertorio jazzistico nazionale e ora, oltre che concertista, è anche arrangiatore di brani per ‘big band’. La "stella di S. Alessio" è il premio per "i sacrifici di una vita, miei e della mia famiglia", dice ricordando i "momenti difficili", come l’ottavo anno e il diploma in pianoforte passati da privatista. "Suonare, suonare, suonare", è il suo imperativo, ma il posto di centralinista se lo tiene ben stretto. Teresa ha iniziato a ballare "quasi per caso", spinta dal desiderio di aiutare Stefano "in un momento per lui molto difficile": a febbraio è arrivata la prima esibizione, "è stata un disastro, non avevo mai ballato in vita mia", commenta. Poi però "ho iniziato a crederci, era estremamente divertente e piacevole": così Teresa Pagliaroli, 47 anni, cieca totale e Stefano Trella, 50 anni, cieco totale hanno partecipato al campionato italiano 2013 della Federazione italiana danza sportiva per la disciplina "Danze Standard" e si sono classificati primi, dimostrando come l’arte della danza sia accessibile anche alle persone non vedenti. Sono loro le "stelle della danza" del S. Alessio. Ischemia del nervo ottico: "una diagnosi che d’improvviso ti cambia la vita". Stefano racconta così il momento in cui ha perso la vista, un anno e mezzo prima dei successi con la danza. A renderli possibili, oltre alla perizia appassionata di due maestri che li hanno seguiti passo dopo passo, l’amicizia con Teresa: "amici nella vita e compagni di ballo". "Quando balli entri in un’altra dimensione, e attorno a te dimentichi tutto", dice Stefano cercando di descrivere l’emozione provata da campione, quel giorno in cui il Palazzetto dello Sport si è riempito grazie alla gente che diceva: "Guarda, ci sono i ciechi che ballano". A scuola da Angela. Angela Pimpinella ha 55 anni, è sordocieca: è stata premiata dal S. Alessio come "Stella polare" perché "rappresenta per tutti noi un modello da seguire", spiega Marina. Arrivata in istituto poco più che bambina, con l’uso del Malossi, il sistema di comunicazione per sordociechi, ha proseguito gli studi fino alla laurea in pedagogia. Oggi dedica la sua vita professionale al mondo dei sordociechi, coordinando e promuovendo attività ricreative, culturali e riabilitative per la piena integrazione sociale delle persone con sordocecità. "Al S. Alessio – ci racconta – ho imparato che non è la disabilità a limitare le persone ma sono altre cose, come l’incapacità di vedere oltre. Ero l’ unica ad avere anche il problema dell’udito e convivere con altri ragazzi ciechi mi ha molto aiutata. Mi sono ritrovata nella situazione di dover affrontare molti problemi, soprattutto legati alla comunicazione con il mondo, ed ho capito quanto è importante avere un punto di riferimento".