EDITORIALE

Se la Storia bussa alla porta

Il caso Datagate e il problema-migrazioni hanno sconvolto i lavori dell’ultimo summit

Datagate e Lampedusa hanno bussato così forte alle porte del palazzo Justus Lipsius da ottenere non solo udienza presso i capi di Stato e di governo Ue riuniti la scorsa settimana per il periodico summit, ma addirittura il posto in prima fila.È accaduto giovedì 24 ottobre: i leader dei Ventotto erano convocati nella sede del Consiglio europeo per discutere sostanzialmente di temi economici. È quanto fanno dal 2008, nel momento in cui la crisi finanziaria nata negli States si è abbattuta sul Vecchio Continente. Dopo oltre cinque anni la recessione morde ancora, 26 milioni di persone non trovano lavoro, si moltiplicano le famiglie sulla soglia della povertà, mentre la ripresa, troppe volte annunciata, forse si paleserà dal 2014. Ecco dunque un ennesimo vertice comunitario, con all’ordine del giorno la governance economica, l’unione bancaria, l’agenda digitale, le azioni per l’innovazione e la competitività, il mercato unico… Termini risuonati mille volte, sui quali appare difficile far quadrare il cerchio tra Paesi membri, Unione europea, mercati, imprese. Tutti ambiti che, peraltro, richiedono decisioni urgenti, progetti operativi, investimenti adeguati, soluzioni legislative supportate da una decisa convergenza politica. Eppure se lo spionaggio americano e gli annegati nel Mediterraneo bussano alla porta…Così il summit di fine ottobre ha preso tutt’altra piega rispetto a quanto preventivato: ai temi economici è stato riservato uno spazio assai risicato, mentre al centro delle discussioni dei capi di Stato e di governo sono prevalsi i nodi imposti dalla cronaca, amplificati dai mass media, seguiti con apprensione dall’opinione pubblica. Di fatto è accaduto ciò che si ripete a cicli periodici nella vicenda dell’integrazione europea: gli eventi incalzano, le novità interrogano e, così, la Comunità cerca le strade per rispondere alla Storia. Sì, perché ancora una volta il Consiglio europeo del 24-25 ottobre ci svela semplicemente che è la Storia che fa l’Europa, non è l’Europa che fa la Storia. Non più.La storia – quella che talvolta si scrive con la “s” maiuscola e che si studia sui libri di scuola – è stata per millenni eurocentrica: basterebbe citare la civiltà greca, Alessandro Magno, gli antichi Romani, Carlo Magno, il Medioevo, su su fino al Rinascimento, alle scoperte geografiche, alla nascita degli Stati nazionali nell’epoca moderna; e poi l’Illuminismo, la rivoluzione francese e quella industriale, il colonialismo… Per non parlare della prima e della seconda guerra mondiale che, in realtà, sono state prima di tutto conflitti europei. Ma già il “secolo breve” aveva avvisato che il mondo sarebbe cambiato, e con esso l’Europa: il vasto e complesso fenomeno della “globalizzazione”, e poi la caduta della Cortina di ferro, hanno costretto l’Europa comunitaria a riposizionarsi nel mondo e a rimodellarsi al suo interno. Il Trattato di Maastricht (1992), il battesimo dell’euro (2002), il grande allargamento a Est (2004) sono stati tentativi, più o meno riusciti, di mettersi al pari con il tempo.Oggi sono altre le sfide che impongono all’Unione europea di accelerare il passo: la crisi e i nuovi grandi competitori economici da una parte, la crisi demografica (l’Europa con i capelli grigi) dall’altra, e – terzo elemento – le crescenti pressioni migratorie provenienti dal Mediterraneo e dal Medio Oriente, ci confermano che l’Ue deve procedere entro il fluire della storia, facendo i conti con quanto le accade intorno. E la dimensione di queste trasformazioni in corso tende a ribadire quanto affermato da innumerevoli voci: i Paesi europei disuniti non contano nulla sullo scacchiere planetario, mentre uniti, pur nella fatica di procedere insieme, possono costruire un’adeguata massa d’urto in grado di reggere i colpi di tali trasformazioni.In questo contesto appare chiaro che l’Europa non è “il problema” (benché i problemi la percorrono in lungo e in largo), ma è semmai parte della soluzione. Una soluzione che nasce da un dialogo serrato tra la cronaca e la Storia.