SPIONI E SPIATI
Gli americani spiano gli europei. I tedeschi controllano i francesi. I francesi si guardano le spalle dagli americani e dagli inglesi. E forse anche dagli italiani. Gli spagnoli e i polacchi, invece, sembra che nessuno se li fili. Nel frattempo i britannici, discendenti diretti di James Bond, intercettano americani e tedeschi, italiani e maltesi, congolesi e sudditi del Principato di Monaco.Se non fosse una questione seria, sul Datagate si potrebbe ricamare parecchio. Perché le reti di intelligence, che ogni Paese coltiva a dovere, esistono da tempi remoti, persino dall’antichità, salvo evolversi a secondo delle epoche storiche, dei nemici veri o presunti da tenere sotto controllo, e, non di meno, dalle innovazioni tecnologiche per le quali la National Security Agency statunitense, il Secret Intelligence Service inglese, oppure il Mossad israeliano spendono vere e proprie fortune.Di per sé anche l’Italia ha più di un’agenzia impegnata nel campo della sicurezza segreta, anche se letteratura e cinema hanno assegnato maggior blasone agli 007 d’Oltremanica e d’Oltreoceano rispetto a quelli in salsa nostrana. Del resto i libri di Ian Fleming ci hanno insegnato – assieme a film-cult stile "Licenza di uccidere", "Solo per i tuoi occhi" o "Skyfall" – che per fare le spie bisogna essere tenebrosi come Sean Connery, arditi come Roger Moore, belli come Daniel Craig.Lo stile impeccabile degli 007 cinematografici segnala, peraltro, che dietro il singolo e celato agente dei servizi segreti occorre un’organizzazione impeccabile, un significativo budget pubblico, una solida e convinta copertura politica. Ed è su quest’ultimo livello che ci si interroga al momento, con il Datagate rimbalzato sul tavolo del Consiglio europeo della scorsa settimana, a margine del quale gli "alleati" europei hanno fatto il muso duro con Washington, salvo scoprire che anche fra di loro le intercettazioni sono ritenute una pur spiacevole consuetudine.Al presidente dell’Assemblea Ue Martin Schulz non è mancata, proprio al Consiglio europeo, una battuta pungente. Alla notizia che persino i telefoni della sede di Bruxelles fossero sorvegliati dall’Agenzia per la sicurezza americana, ha affermato: "Posso assicurare che l’Europarlamento non prepara attentati contro gli Stati Uniti". Al di là dei sorrisi, la sicurezza mondiale e il contrasto al terrorismo internazionale e al crimine organizzato sono un compito irrinunciabile dei governi. Purché di mira ci siano, appunto, terroristi e criminali, non i singoli e inermi cittadini, i cui diritti fondamentali vanno rispettati. A prescindere.