SVIZZERA" "

Una presenza amica” “

“Corriere degli italiani”: il servizio dei giornali d’emigrazione alle Chiese europee

Quella dei giornali cattolici italiani d’emigrazione è, in Europa, una storia iniziata con le grandi migrazioni del Novecento. Si tratta, ancora oggi, di fogli capaci di diventare punto di riferimento, di aggregazione e di evangelizzazione per le comunità italiane presenti nei diversi Paesi del Vecchio continente: comunità che a loro volta sono diventate e sono tuttora missionarie nella realtà in cui si trovano. La missione è l’impegno a cui non vogliono abdicare gli oltre trenta periodici cattolici diffusi nelle comunità di emigrati italiani in diverse nazioni europee nonostante le difficoltà intervenute, principalmente di natura economica. È il caso, tra gli altri, del “Corriere degli italiani”, storica voce della missioni cattoliche tricolori in Svizzera. Delle sfide che lo attendono, e che si presentano per gli altri giornali cattolici di emigrazione che da alcuni anni partecipano alla vita della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), SirEuropa ha parlato con il direttore, don Antonio Spadacini. Il “Corriere” ha appena compiuto cinquant’anni. Crede che nella Svizzera di oggi vi sia ancora spazio per un giornale cattolico di lingua italiana?”La risposta è in questo dato: contrariamente a quando si potrebbe pensare, il numero di cattolici di lingua italiana in Svizzera è in lento ma costante aumento, nonostante le numerose naturalizzazioni che rendono invisibile il numero di italiani con doppia nazionalità. Nell’ormai lontano 2000, in preparazione al Giubileo, il Papa invitò i media a essere ‘presenza amica accanto a chi è alla ricerca del Padre’. In questa direzione, diventa interessante verificare quanto questa amicizia si è realizzata e continua a realizzarsi nelle singole Chiese dei Paesi europei grazie anche ai media cattolici di emigrazione”. Una “presenza amica” che è però minacciata da crescenti difficoltà economiche…”Purtroppo è vero. Le difficoltà economiche aumentano e rendono sempre più difficile la vita a tanti media cattolici compresi i giornali di emigrazione che sono da considerare anche voci della Chiesa cattolica in Svizzera. Per questo motivo credo che nella gestione delle risorse economiche destinate ai media la Chiesa svizzera debba continuare a fondarsi su equità, trasparenza e giustizia. Occorre evitare ogni forma di disuguaglianza nel sostegno delle diverse testate cattoliche, comprese quindi quelle dell’emigrazione, anche per non provocare perplessità”. Ritenete quindi ovvio il sostegno dalla Conferenza episcopale svizzera?”I bollettini e i settimanali non hanno i numeri, le risorse economiche, la forza operativa per gareggiare con i grandi giornali, sebbene non manchino della voglia di comunicare la cultura della sapienza, della speranza e della gioia. Si tratta, in concreto, di comunicare valori che sono cari a tutta la Chiesa e, di conseguenza, quanti sono impegnati in questa direzione, come lo sono anche i giornali cattolici di emigrazione, dovrebbero essere naturalmente sostenuti a livello economico”. Un invito a investire di più nei media cattolici?”I mass media cattolici, non solo i giornali a stampa, sono strumenti per unire e non per dividere le persone. Questi media, solo per fare un esempio, hanno dimostrato questa scelta anche di fronte a varie catastrofi naturali che hanno colpito molte aree del mondo. Hanno raccontato con grande cura i bisogni delle persone colpite e di conseguenza gli interventi d’aiuto umanitario realizzati hanno superato ogni previsione e aspettativa. È stata la dimostrazione di una potenza mediatica al servizio della solidarietà. Questa validità e questa forza non possono ovviamente essere circoscritte alle emergenze provocate dalle catastrofi, ma devono promuovere la cultura dell’amicizia, della fiducia e la ricerca della verità. Devono comunicare, nel rispetto delle regole della professione giornalistica, le ragioni della speranza cristiana”.