RIFIUTI TOSSICI

Il dovere di bonificare la Campania avvelenata

Tolto il segreto sulle drammatiche dichiarazioni (ottobre 1997) del pentito Carmine Schiavone alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Sono trascorsi 15 anni e la profezia di morte per tumore si è avverata. Troppe domande inevase. Una su tutte: perché lo Stato non è intervenuto subito per salvaguardare la salute dei cittadini?

Perché si è taciuto? Perché nessuno ha fatto nulla? Perché si è trovato più conveniente continuare ad avvelenare buona parte della Campania e la sua gente nonostante si sapesse? Perché alle ammissioni di colpa del pentito di camorra Carmine Schiavone, alle precise indicazioni sui luoghi di scarico dei rifiuti velenosi, non è seguita un’immediata azione politica e istituzionale a tutela della salute? Domande che non possiamo non porre se oggi, a distanza di ben 15 anni, scopriamo che un’intera Commissione parlamentare d’inchiesta ha ascoltato ma poi di fatto è rimasta immobile dinanzi alle 63 pagine di verbale firmate dal cugino del boss dei casalesi Francesco Schiavone.
Del resto, a quanto si apprende, corredate da precise indicazioni di movimenti di denaro, elenco di società coinvolte e, persino, numero dei camion utilizzati per il trasporto dei rifiuti. Un affare da decine e decine di milioni di euro, arrivato – ma non era difficile immaginarlo – ben oltre i confini della Campania. Cave dismesse, pezzi di autostrade, semplici terreni agricoli riempiti di fusti tossici spesso in arrivo anche da oltre confine, certo dalle aree industrializzate del Bel Paese: imprenditori indegni e affaristi della peggior specie trovavano, infatti, più conveniente pagare la camorra per avvelenare l’ambiente e le persone piuttosto che smaltire correttamente i loro scarti.
Bene ha fatto la presidenza della Camera dei deputati a decidere di rendere pubblico un documento classificato come segreto: probabilmente ciò non aggiungerà nulla al lavoro della magistratura, ma aiuterà le popolazioni del territorio ad acquisire più consapevolezza sui tanti errori del passato. I cittadini oggi hanno tutto il diritto di conoscere quali crimini sono stati commessi ai loro danni e il diritto di poter esigere ogni riparazione possibile. Allo stesso tempo, leggendo quelle carte capiranno sia la grave collusione della politica e delle istituzioni, sia la forte responsabilità di un corpo sociale – all’interno del quale ciascuno di noi ha colpe – che nel suo insieme non sa opporre il bene comune a interessi privati – in questo caso letali.
Nel frattempo, però, crediamo che qualcuno debba rispondere e subito del perché si sia permesso impunemente e si permetta ancora che interi pezzi di Paese restino nelle mani di uno "stato" che certo non è quello italiano. Lo stesso Schiavone con tragico realismo mette a verbale, ad esempio, che "in tutti i 106 Comuni della provincia di Caserta noi facevamo i sindaci, di qualunque colore fossero". E ancora, si poteva immaginare "che nel giro di vent’anni morissero tutti", ma l’affare era troppo grande, e gli interessi, le complicità, le connivenze e i silenzi troppo estesi. Nessuno ha visto o ha fatto finta di non vedere quanto rifiuti radioattivi "dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce più erba", come raccontava Schiavone. Di fronte a questo scenario, ci chiediamo: dove finisce l’ignavia della politica e dove comincia la responsabilità penale?
C’è qualcosa, però, che tutti possiamo fare subito. Di recente Papa Francesco ci ha ricordato che serve riscoprire e dare voce a una "ecologia umana", che è "coltivare e custodire" e non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. Poiché ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme. Mi auguro, dunque, che tutti si prenda sul serio l’impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti a ogni persona, così come di contrastare "la cultura dello spreco e dello scarto", per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro.
Come ci ricorda Papa Francesco, "quello che comanda oggi non è l’uomo, è il denaro: il denaro, i soldi comandano! Dio, Nostro Padre, ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: gli uomini e le donne! Noi abbiamo questo compito!". Non dimentichiamolo mai. Specie quando le nostre omertà sono addirittura causa di morte. Due, infatti, sono le immagini-simbolo di questa triste e lunga storia: le foto dei tanti bimbi morti per leucemia e tumori; i pensieri contorti e irrazionali di gente semplice, agricoltori per lo più, che per pochi spiccioli hanno consegnato alla camorra le loro terre, le loro coltivazioni, la loro stessa vita. Ignoranza, omertà, criminalità, collusione politica: una miscela esplosiva che ora reclama riparazione. E una nuova cultura del vivere civile.