DEMOCRAZIA A RISCHIO
Il secondo turno delle elezioni – vinte da Mohamed Nasheed – è stato rinviato già due volte. Nuovo appuntamento il 9 novembre. Ma dall’interno del Paese emergono tante preoccupazioni, a causa del potere occulto esercitato dall’apparato legato al precedente regime dittatoriale. Il voto, indetto, grazie alle pressioni esercitate dalla comunità internazionale per garantire un futuro democratico al Paese
Per la seconda volta nell’arco di poco più di un mese, il 19 ottobre sono state bloccate le elezioni presidenziali nelle Maldive. Ha scritto la Commissione che sovrintende al processo elettorale: "Mentre stavamo preparando i documenti per il voto, è arrivata la polizia e ci ha detto che il materiale non poteva essere portato fuori. Quando saremo informati della prossima data, annunceremo le nuove elezioni". L’intervento della polizia è stato stabilito dalla Corte suprema.
Un rinvio dopo l’altro. Il presidente Mohamed Nasheed, eletto nel 2008 con le prime elezioni indipendenti nel Paese – aveva sconfitto Maumoon Abdul Gaymoon, per trent’anni al potere – fu costretto alle dimissioni quattro anni dopo a seguito di un tentativo di colpo di Stato e di una serie di proteste supportate dalla polizia. Aveva avviato una serie di riforme e cercato di modificare il sistema giudiziario. Il suo successore, Mohamed Waheed, è stato accusato da Nasheed di voler conservare il potere a tutti i costi senza convocare le elezioni, che a seguito delle pressioni della comunità internazionale, sono state indette. Il 7 settembre, al primo turno, Nasheed ha vinto con la maggioranza del 45%. Era pronto ad affrontare il secondo turno – previsto per il 28 settembre rinviato dalla Corte suprema al 19 ottobre, perché non tutti i candidati avevano sottoscritto il registro dei votanti. Poi, il secondo rinvio, al 9 novembre, due giorni prima della scadenza del mandato di Waheed, che Nasheed vorrebbe si dimettesse subito, rimettendosi alle decisioni del Parlamento.
Il ruolo del dittatore. A parere di Nasheed e del suo partito, dietro i due rinvii, ci sarebbe il ruolo che ancora svolge dietro le quinte l’ex dittatore Gaymoon, sulla base del fatto che i due partiti che hanno provocato l’intervento delle forze dell’ordine sono a lui legati. Il primo, quello progressista, è guidato da Abdulla Yameen, fratellastro di Gaymoon, mentre il partito Jumhooree è guidato da Gasim Ibrahim, magnate del turismo e dell’informazione, ex ministro delle Finanze del governo dell’ex dittatore.
L’attenzione della comunità internazionale. La confusione nel Paese è sovrana in questo momento. Nasheed ha chiesto agli stranieri che intendono visitare il Paese di organizzare con attenzione il loro viaggio "perché molti resort sono gestiti da persone che si oppongono alle elezioni" e ha chiesto ripetutamente alla comunità internazionale di fare pressioni per far svolgere le elezioni il prima possibile. Le reazioni non sono mancate. L’ex ambasciatrice delle Maldive nel Regno Unito, che si è dimessa per protesta, teme che gli avversari di Nasheed cercheranno d’impedire anche il voto del 9 novembre, perché sanno di poter essere battuti, mentre il ministero degli Esteri dell’India ha dichiarato che "l’India e la comunità internazionale hanno seguito da vicino gli sviluppi nelle Maldive e sono seriamente preoccupati per i tentativi di bloccare il processo democratico che deve essere rimesso immediatamente nei suoi binari con un’agenda definita, in modo che un nuovo presidente sia eletto e insediato l’11 novembre 2013 come prevede la Costituzione".