MOLISE
Una legge per prevenire e contrastare, ma con pochi fondi
È stata approvata nel mese di ottobre la legge n. 25 della Regione Molise, “Misure in materia di prevenzione e contrasto alla violenza di genere”. La relatrice, Nunzia Lattanzio, ha spiegato che “si tratta di un risultato importante per la nostra terra, punto di avvio per una rinnovata stagione di civiltà”. Quanto ottenuto rappresenta “un buon inizio per tagliare il traguardo finale: il raggiungimento dell’uguaglianza di genere de iure e de facto”.Un primo passo. “La legge approvata – afferma Nicola Malorni, psicoanalista e responsabile del Vatma, centro clinico di diagnosi e cura di minori vittime di abusi e delle loro famiglie – è il risultato della lotta contro l’idea della donna oggetto, un percorso che contrasta un modo di pensare che destinava la donna alla solitudine; nella clinica, come anche negli episodi di cronaca, verifichiamo spesso, infatti, che la vittima di femminicidio o di violenze rivela un’identità sociale molto fragile”. “Le donne – prosegue Malorni – sono spesso economicamente dipendenti dal partner”; questi “le isola dal contesto familiare privandole della rete di supporto sociale. L’auspicio è che ora, in base alla legge, istituzioni e servizi sostengano la donna non soltanto attraverso misure di protezione e cura dei traumi, ma anche attraverso percorsi atti a promuovere la costruzione di un’identità forte e stabile”.Mai violenza. “La condanna della violenza è sempre ben accetta”, afferma don Benito Giorgetta, della comunità Giovanni XXIII. “Dovremmo essere sostenitori convinti e coinvolti nell’azione di pacificazione e di rispetto della dignità della persona umana – aggiunge -; ben venga, dunque, una legge che si pone come traguardo di prevenire e contrastare la violenza di genere”. Per questo motivo, “la legge è meritevole per intuito e capacità di scelta; ci si augura che non si tratti di una meteora, ma che continui ad avere efficacia nel tempo ponendo maggiori risorse economiche a disposizione per fare fronte a un problema emergente”. Il sacerdote mette in guardia: “I fondi investiti per la legge sembrano troppo esigui e lasciano temere che la stessa sia una risposta del momento. Occorre rendere adulto il vagito trasformandolo in grido, azione pratica che intercetta le necessità per una risposta pronta e generosa”.Un punto debole. “Siamo di fronte a una buona legge – afferma Erminia Gatti, tutore regionale dei minori -, con innovativi punti di forza: ad esempio, la previsione di forme di raccordo inter-istituzionale con le forze dell’ordine e gli operatori sanitari, che rappresentano un riferimento ineludibile sia in termini di prevenzione sia di assistenza efficace”. Molto positiva anche “l’istituzione del codice rosa, per dare alle donne, che si presentano al pronto soccorso con addosso i segni della violenza domestica, la possibilità di essere accompagnate in quella che a oggi resta la fase più difficile: la denuncia. Un plauso, infine, alla previsione di formazione permanente per gli operatori del settore”. A ogni modo, avverte Gatti, “il maggior punto di forza di questa legge rischia di essere anche il suo limite. Se, infatti, la sua forza è nell’approccio multidisciplinare, il limite rischia di essere il restare più una legge cornice che regolativa. In ogni caso, l’ambiziosa portata della legge si scontra con la triste realtà dei numeri: 100.000 euro in un anno sono davvero pochi per realizzare e attivare tutte le strutture e le iniziative previste dalla pur ottima legge”. “Infine – conclude Gatti – mi colpisce che si tratti di una legge calibrata sulle donne mentre i minori, che spesso sono co-protagonisti di tali situazioni di disagio familiare e domestico, pur comparendo con le mamme, non sono considerati destinatari di norme mirate, costruite sulla loro peculiare condizione”.a cura di Giovanni Perilli(2 novembre 2013)