PROSTITUZIONE

La questione “diseducativa”

La vera "mala education" non è quella del film di Almodovar, ma permea stabilmente i nostri giorni e prospera con adeguato cinismo. Quando si legge di prostitute bambine per una borsa firmata o di adolescenti che si spogliano per una ricarica del telefonino, parlare di questione educativa è tempo perso. Qui ormai siamo alla questione diseducativa.
Quella faccenda per cui ci si indigna, si strepita, si scrive, si interpella l’esperto, si chiama in causa la scuola, si anatomizza la famiglia, si accusa la società, si scarica il barile e si fa finta di non leggere i giornali e guardare la tv. Così il problema è rimandato a data da destinarsi, meglio se a successivo caso eclatante, con la compiaciuta cognizione che in realtà nulla di concreto viene fatto e si può imbastire il prossimo spettacolo.
Non si tratta di tirare in ballo ancora una volta il corpo delle donne e l’uso spregiudicato dello stesso da parte dei media che, per usare un linguaggio caro ai talk show, inducono comportamenti imitativi nelle ragazzine. Si tratta piuttosto di chiederci perché continuino a passare messaggi improbabili e fuorvianti da parte di chi dovrebbe metterci in guardia contro l’orrore e invece se ne alimenta e trasmette anche ai maschietti l’idea che le ragazze sono merce consapevole. Perché se le statistiche dicono che il 30% degli uomini ammette la frequentazione di prostitute, vuol dire che quasi uno su tre deve essere in condizione di giustificarsi.
E, allora, ecco quelli per cui "è un lavoro come un altro". Quelli che "anche quello fa spettacolo". Quelli che "il corpo è suo e ne fa cosa vuole". Quelli che "la fiction di denuncia accende i riflettori". Quelli che "è ora di fare educazione sessuale a scuola!". Quelli che "sì ma quelle sfruttate sono una minoranza". Quelli che "le ragazzine si prostituiscono per gioco/noia/sfidare le convenzioni sociali". Quelli che "anche la madre era d’accordo". Quelli che "si guadagna bene". Quelli che "le escort sono un altro livello". Quelli che "è la legge del mercato: c’è offerta perché c’è domanda". Quelli che "basta con ‘sto bigottismo". Quelli che "si va a prostitute perché il rapporto è più onesto". Quelli che "il film intellettuale francese".
Innescare un cortocircuito è facile, così facile che poi sembra normale essere senza luce.