BULGARIA
Atenei occupati a Sofia e in altre città da parte di ragazzi nati dopo la caduta del comunismo. Sollecitano le dimissioni del governo per la sua incapacità a produrre riforme. L’agitazione studentesca arriva in un momento di forte instabilità politica e di insoddisfazione generale per la situazione economica, occupazionale e sociale. Il rischio di strumentalizzazione da parte di forze extraparlamentari
Da alcuni giorni l’Università di Sofia, il maggior ateneo in Bulgaria, si trova sotto assedio da parte dei suoi stessi studenti. Preoccupati e indignati dalla situazione interna al Paese, hanno occupato aule e corridoi, soggiornandovi giorno e notte e bloccando completamente la consueta attività didattica. I giovani chiedono "una nuova morale" nella politica, come affermano nei loro discorsi, un "cambio nel sistema" e le dimissioni del governo attuale di Plamen Oresharski, appoggiato dai socialisti e dal movimento della minoranza turca. Attualmente diversi altri atenei appoggiano l’occupazione degli studenti di Sofia: sono infatti in fermento le università di Plovdiv, Burgas e Veliko Tarnovo e altre tre sedi di formazione superiore nella capitale. L’agitazione studentesca arriva in un momento di forte instabilità politica e di insoddisfazione generale in Bulgaria per la situazione economica, occupazionale e sociale. Ormai da 141 giorni, ogni sera, di fronte alla sede del governo si riuniscono persone che ne chiedono le dimissioni. Le proteste sono iniziate il 14 giugno, dopo la nomina del deputato Delyan Peevski, il cui nome viene legato a interessi economici illeciti, a presidente dell’Agenzia per la sicurezza nazionale. I giovani occupanti. Ha solo 19 anni Boris Rangelov e studia Scienze della comunicazione a Sofia. Al Sir spiega che partecipa all’occupazione dell’università perché vuole "vivere in un Paese dove ci sia della morale in politica". A suo avviso ciò significa "che a governare siano persone oneste, che pensano al bene del popolo". È convinto che "i bulgari possono cambiare il Paese e l’intero sistema politico". Rangelov si professa cristiano democratico, ma riferisce che "tra gli studenti occupanti ci sono sia ragazzi con preferenze per la sinistra politica che per la destra". Le autorità universitarie hanno dichiarato di comprendere le ragioni degli studenti, ma ovviamente non favoriscono l’occupazione. Non tutti gli universitari, d’altro canto, partecipano alla protesta. Ivan Vladimirov, 24 anni, studente di Storia, non crede che "l’occupazione può risolvere qualcosa, perché da cinque mesi il governo non si arrende e non si dimette". Si dice "contrario all’assedio perché questo blocca tutte le lezioni". Una rivoluzione morale? All’interno di alcune facoltà è però in corso un tipo di attività formativa "autogestita". Gli studenti invitano esperti e intellettuali scelti da loro stessi per discutere i temi caldi dell’attualità nazionale e internazionale. Fra gli invitati figura il professor Tony Nikolov, docente nella facoltà di Filosofia e caporedattore del portale "Cristianità e cultura". "Questi ragazzi sono nati dopo la caduta del comunismo – spiega – e vogliono una rivoluzione morale perché capiscono che le sole cose materiali non bastano". A suo avviso, "la società bulgara si trova in una forte crisi e le istituzioni e il governo sono sotto la soglia della fiducia minima", non riuscendo a rispondere alle attese della popolazione. Anche Boris Popivanov, professore di Scienze politiche, ritiene che "gli studenti hanno tutti i diritti di protestare perché gran parte della vita politica e sociale in Bulgaria è ben lontana dalla moralità e dalla normalità". Eppure ricorda che "esiste il rischio che alcune forze politiche rimaste fuori dal parlamento sfruttino l’energia dei ragazzi", cavalcando la protesta. L’occupazione studentesca "assomiglia ai movimenti dei giovani nell’Europa occidentale di qualche decennio fa. Qui però – aggiunge Popivanov – gli studenti protestano per ultimi, quando già sembra che la piazza abbia esaurito le sue potenzialità". Riforme profonde. Secondo gli ultimi sondaggi, circa il 60% della società bulgara appoggia le proteste degli studenti e le ritiene moralmente giuste. Secondo il sociologo Boryana Dimitrova, "il rifiuto dei governanti di assumersi le responsabilità politiche, visto il forte malcontento popolare", avviando serie e profonde riforme, "alimenta sempre di più l’insoddisfazione nelle persone". Il premier Plamen Oresharski, però, ripete che all’ordine del giorno "c’è il voto per la legge finanziaria e non le dimissioni" dell’esecutivo. Negli ultimi giorni nelle piazze sono scesi anche i medici e gli agricoltori. "Presto il governo dovrà in qualche maniera rispondere ai cittadini – conclude Nikolov -, perché non si può lavorare circondati da transenne e dalle forze della polizia, 24 ore su 24, tutti i giorni".