GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO

Liberare le forze” “dei giovani” “nell’agricoltura

È l’invito espresso da monsignor Fabiano Longoni, nel corso del convegno promosso oggi a Pordenone dall’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, in occasione della 63ª Giornata nazionale del ringraziamento, dal titolo “Giovani protagonisti nell’agricoltura”. Totale convergenza sul ruolo strategico del settore primario nell’economia del Paese, anche per ridefinirne la vocazione produttiva

Foto Siciliani-Gennari/SIR

Investire nell’agricoltura, liberando in primo luogo i giovani da quei "lacci" che impediscono loro di essere "protagonisti". Questa la convinzione che ha animato il convegno promosso oggi a Pordenone dall’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, in occasione della 63ª Giornata nazionale del ringraziamento, con un titolo – "Giovani protagonisti nell’agricoltura" – che al tempo stesso è un auspicio e una necessità. Se, da una parte, la crisi sembra far venire meno la speranza, dall’altra – ha esordito nel suo saluto il vescovo di Concordia-Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini – "è importante la presenza dei giovani" e che proprio loro nutrano speranza: un atteggiamento che serve a "guardare il cielo" tenendo però i piedi per terra, per "vivere con atteggiamento di responsabilità vera". "Non si può dimenticare l’importante funzione economica" dell’agricoltura, che in questa fase di crisi "ha cercato la via per uscirne con creatività e insieme fedeltà ad alcune tradizioni, fornendo un esempio ad altri comparti produttivi", ha evidenziato monsignor Franco Appi, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Emilia Romagna. Oggi "l’agricoltura non è più sinonimo di arretratezza", ha aggiunto il sociologo Giorgio Osti, per il quale ci vuole equilibrio tra l’agricoltura come "stile di vita" ("agricivismo") e "professione". Troppi vincoli. La condizione dei giovani oggi è come quella dei "Prigioni", le statue scolpite da Michelangelo per la tomba di Giulio II: corpi che sembrano avere vita, senza però riuscire a emergere dal marmo. Così, "i giovani non riescono a emergere a causa dei troppi vincoli", ha sintetizzato il direttore dell’Ufficio Cei promotore, monsignor Fabiano Longoni. Ecco dunque che "la politica deve assumersi il compito di liberare le forze che ci sono nelle giovani generazioni" impegnate nell’agricoltura. È una questione che richiama la burocrazia soffocante, la mancanza d’investimenti o di prestiti d’onore. "Non possiamo permetterci di perdere neppure un agricoltore", ha sottolineato il presidente nazionale di Acli Terra, Michele Zannini, ricordando che chi lavora a contatto con la natura "sostiene quei beni di relazione che tengono unite le comunità". Secondo Michele De Maria (Feder.Agri-Mcl) le "prospettive per i giovani ci sono se siamo capaci di dare risposte agli agricoltori". Ecco, dunque, che "l’agricoltura va riportata al centro del dibattito politico, perché investire in essa serve per programmare il futuro del nostro Paese", ha chiarito Francesco Verrascina, presidente di Copagri, chiedendo una "sburocratizzazione", "interventi a favore della competitività dei prodotti italiani" ma pure "per dare strumenti ai giovani, a partire da un accesso al credito che non chieda garanzie che loro non possono dare". Un contributo per l’Italia. "L’agricoltura è un settore – chiamato primario – che comprende diverse professionalità: agronomi, informatici, ingegneri e così via. Non chiudiamoci nel solo aspetto tecnico", ha rimarcato Sandro Urbano di Ugc Cisl, giovane imprenditore nel vitivinicolo che ha recentemente rilevato l’impresa familiare. "I giovani che tornano in agricoltura – gli ha fatto eco Vittorio Sangiorgio, presidente di Coldiretti-giovani imprese – mostrano di voler dare un contributo a questo Paese e di volerci restare stabilmente. Costoro si riappropriano di una serie di valori che il ‘posto fisso’ ci aveva fatto perdere". "Il ritorno verso l’agricoltura – ha precisato Augusto Cianfoni, segretario generale di Fai-Cisl – risponde alla vocazione primaria del nostro Paese, che si fonda proprio sulla filiera agroalimentare e sul turismo". Riguardo alla qualità delle nostre produzioni, unanime il "no" agli ogm, che nell’immediato – ha esemplificato Giuseppe Giorgetti (Fai-Cisl) – danno risultati dal punto di vista quantitativo, ma noi non dobbiamo produrre in grosse quantità, bensì fare in modo che le nostre coltivazioni abbiano qualcosa in più". Sulla stessa linea pure il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, per la quale "il nostro territorio non è destinato a grandi produzioni, ma piccole e di qualità".