VIAGGIO NEI CENTRI DI ASCOLTO/1

A Roma meno male” “che c’è l’Emporio…” “Maxi richiesta di farmaci

La sorpresa è che gli italiani in difficoltà, per la prima volta, hanno superato gli stranieri. Si moltiplicano le domande di aiuto alla Caritas diocesana. Qui giungono anche le lettere indirizzate al Papa. Spesso si tratta – precisa monsignor Enrico Feroci – di casi disperati. “I problemi principali sono la casa e il lavoro, che si aggravano quando in famiglia c’è una persona con problemi psichiatrici o un malato”

Roma, l’autunno è appena arrivato. Una giovane, normale famiglia italiana – padre, madre e due bambini piccoli – si aggira tra gli scaffali di un supermercato apparentemente simile agli altri, forse un po’ più sguarnito di prodotti e senza insegne e pubblicità. I bambini saltellano, giocano, chiedono ai genitori di comprare qualcosa. Tutto già visto, fino al momento di pagare alla cassa. Quando tirano fuori la tessera dell’Emporio della solidarietà, che permette loro di prelevare gratis i prodotti, abbassano gli occhi imbarazzati. "Non dovrei essere qui". A volte alcuni piangono disperati, altri sono arrabbiati. È la loro prima volta alla "Cittadella della carità" della Caritas diocesana di Roma, un grande spazio ricostruito in anni recenti, dato dal Comune in comodato d’uso, che offre alcuni dei tanti servizi Caritas alle persone più svantaggiate della capitale. Molti hanno perso il lavoro all’improvviso a causa della crisi. A Roma hanno chiuso soprattutto le piccole imprese a gestione familiare o le cooperative sociali che non hanno ricevuto i soldi pubblici delle convenzioni. Altri si sono indebitati a dismisura con le carte "revolving" che permettono di pagare a rate o con il gioco d’azzardo, con slot machine e centri scommesse che spuntano come funghi in centro e in periferia. Non riescono a pagare l’affitto di casa o le rate del mutuo, tanto meno le bollette. Per cui anche comprare il cibo o i farmaci diventa una spesa enorme. E perfino intere famiglie romane rischiano ora di vivere in strada, come altri 8 mila senza dimora già presenti da anni nella capitale. In generale, tra gli utenti di 46 centri d’ascolto parrocchiali monitorati (su 200 esistenti a Roma), nel 2013 si è verificato un aumento del 3,5% delle famiglie italiane rispetto al 2012. Anche se restano abbastanza stazionarie, nell’ultimo anno, le richieste di pacchi viveri, lavoro e copertura spese sanitarie o bollette, la percezione degli operatori è di grande difficoltà. All’Emporio della solidarietà il 60% sono italiani. Dal 2008 ad oggi, ad esempio, all’Emporio della solidarietà si è capovolta la percentuale: il 60% ora sono italiani, prima erano stranieri. Anche al Poliambulatorio Caritas di via Marsala, a due passi dalla stazione Termini, c’è stato un boom nelle richieste di farmaci: +29% nel 2013 rispetto all’anno precedente, con un picco di +38% tra gli italiani (il 5% dei pazienti, il resto sono immigrati). "Sono soprattutto anziani – spiega Salvatore Geraci, responsabile dell’area sanitaria della Caritas di Roma -, con le magre pensioni indebolite dall’euro. Ci chiedono farmaci da banco, aspirine, antidolorifici, pomate". Per questo la Caritas ha lanciato, per il prossimo Avvento, una grande raccolta di medicinali non scaduti, da far pervenire al servizio farmaceutico di via Marsala. "Sensazione di grande impotenza". "Ci arrivano sempre più casi disperati, molto complessi – dice monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma -. I problemi principali sono la casa e il lavoro, che si aggravano quando in famiglia c’è una persona con problemi psichiatrici o un malato". Oltre all’aumento degli italiani che si rivolgono ai centri di ascolto, ora in Caritas arrivano anche le lettere indirizzate a Papa Francesco: "Sono situazioni gravissime. Diamo l’aiuto che possiamo, ma ultimamente proviamo una sensazione di grande impotenza". A volte si è costretti ad intervenire con aiuti economici consistenti per pagare le bollette o gli affitti arretrati e non far precipitare intere famiglie sul lastrico, se non sulla strada. "Ho saputo ieri di un ex dipendente pubblico che vive in macchina con la moglie e la figlia di 24 anni", racconta mons. Feroci. Il grande problema degli alloggi. A Roma, per la carenza e gli alti costi delle case, c’è un collegamento forte tra fragilità economica e condizione alloggiativa. "Il 90% delle famiglie di reddito medio-basso vive in affitto, che pesa sul 70% sul bilancio familiare – spiega Fabio Vando, responsabile dell’ufficio promozione umana della Caritas diocesana di Roma -, per cui delle buone politiche abitative potrebbero aiutare". Vando punta il dito anche contro "una follia strutturale che genera le condizioni di povertà", ad esempio il credito al consumo, le carte "revolving" emesse da banche, finanziarie o centri commerciali: "Sono strumenti molto complessi che richiedono una grande capacità di gestione del bilancio familiare. Molte persone non sanno usarli bene, e finiscono nelle mani delle società di recupero crediti". Troppe richieste rispetto alle disponibilità. Il Prestito della speranza, l’iniziativa Cei-Abi (Associazione bancaria italiana) è uno degli strumenti che la Caritas di Roma utilizza per aiutare le famiglie in difficoltà economica. Ma dall’agosto 2011 ad oggi, su 450 richieste, solo 50 (per via delle condizioni stringenti) hanno già beneficiato dei 6.000 euro previsti. "Degli altri 400 ce ne facciamo carico in altro modo", precisa Vando, ad esempio con contributi al reddito una tantum o indirizzandoli verso uno dei due Empori della solidarietà presenti a Roma o altri servizi, in collaborazione con le Asl, a seconda delle necessità. Ma le richieste, purtroppo, superano di gran lunga le disponibilità. "Non riusciamo ad aiutare tutti quelli che vorremmo – spiega Anna Sacco, responsabile dell’Emporio – perché non abbiamo sufficiente approvvigionamento di prodotti". Pasta, riso, legumi, latte e formaggi, prodotti per l’infanzia, eccetera, arrivano grazie alle donazioni delle aziende o dei privati (tramite le collette nei supermercati). Un buon 50% è stato fornito finora dall’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura dell’Unione europea, che però chiuderà il 31 dicembre prossimo. "Dal prossimo anno saremo ancora più in difficoltà e riusciremo ad aiutare meno famiglie", denuncia Sacco: "A meno che il governo italiano non intervenga".