IN MORTE DELLO SCULTORE
Scultore e pittore d’arte sacra per scelta esclusiva. Non gli è mai interessata la produzione da galleria o da museo, la sua arte è sempre stata funzionale all’esperienza di fede che si vive nei luoghi del culto. Ha saputo esprimere al meglio la tensione verso il divino. Il suo capolavoro: la porta bronzea della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma
È scomparso venerdì scorso 8 novembre, nella sua casa di Fornovo (Bergamo), Mario Toffetti, uno dei più noti esponenti dell’arte sacra italiana. I funerali, lunedì pomeriggio a Crema, nella chiesa di San Carlo, da lui arredata con altare, ambone, tabernacolo, cattedra, Crocifisso e battistero, uno dei cicli più significativi della sua scultura. Ha iniziato la sua parabola d’artista con l’altare della cattedrale di Crema, ottenendo poi nella sua carriera prestigiose commesse, come la porta bronzea della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.Nato il 14 aprile 1948 a Mozzanica da Aristide, contadino e poeta, e da Zaìra Oldoni, donna devotissima, Mario già alle elementari modella in modo sorprendente la creta del fiume Serio. Inizia anche a scolpire. Il padre capisce presto il suo talento e, nonostante le ristrettezze economiche, lo iscrive all’Accademia Carrara di Bergamo. Ha 17 anni. Nello stesso tempo frequenta la bottega di un artigiano del marmo. Dopo aver acquisito il "mestiere", Mario decide di dedicarsi totalmente all’arte e inizia la sua attività di scultore, allestendo il suo laboratorio a Fornovo. In quel periodo – aveva 23 anni – conosce Caterina che sposa nel 1975. Ai due figli dà nomi di grandi scultori, Michelangelo e Fidia, come auspicio per il loro futuro: ambedue si inseriscono nella bottega del padre; oggi sono anch’essi scultori.Nel 1977/78 Toffetti conosce monsignor Manziana. Dall’incontro inizia la parabola artistica dello scultore di Mozzanica. Il vescovo di Crema, dotato di fine intuito, lo apprezza immediatamente, ne riconosce per primo il genio artistico e gli affida l’esecuzione del nuovo altare della cattedrale che vuol lasciare alla diocesi come suo testamento. Siamo nel 1979, il manufatto è pronto l’anno successivo e mons. Manziana, molto soddisfatto, parla del nuovo talento anche negli ambienti vaticani. Qui Toffetti si guadagna apprezzamenti e gli vengono commissionate opere importanti: il battistero della Cappella Sistina, le oliere in argento per San Pietro, una medaglia e – infine – il quinto portale della basilica di Santa Maria Maggiore, suo massimo capolavoro. Come riconoscimento dei lavori eseguiti, nel maggio 1995, Giovanni Paolo II gli conferisce l’onorificenza di Cavaliere di San Gregorio.Mario Toffetti è stato uno scultore e un pittore d’arte sacra. Una scelta esclusiva. Non gli è mai interessata la produzione da galleria o da museo, la sua arte è sempre stata funzionale all’esperienza di fede che si vive nei luoghi del culto. E ciò che ha saputo meglio esprimere è proprio l’intensità drammatica dell’espressione di fede, intesa come tensione verso il divino. Numerosi gli altari scolpiti nelle chiese del Cremasco e dell’intero Paese. Nel 1992, in occasione della visita di Giovanni Paolo II alle diocesi di Crema, Cremona e Lodi, allestisce la cappella del Centro di Spiritualità di Caravaggio; nel 1994 il presbiterio della cappella del Policlinico Gemelli a Roma; del 2001 il presbiterio della basilica di Sant’Alessandro a Bergamo. Di seguito, numerosi portali, fra cui i tre della basilica di Santa Maria della Croce a Crema (1989), quello del santuario di Santa Maria Assunta di Guanzate (1992), il quinto portale bronzeo di Santa Maria Maggiore, a Roma. Infine, nel 2008, firma il portale della chiesa di Clusone e conclude con quello del santuario di Somasca (Lecco). Molte anche le sculture: in primis la Conversione di San Paolo a Damasco (1999) e la statua di Giovanni XXIII a Sotto il Monte (Bg). Nel 2007 ha sorpreso con una straordinaria opera pittorica: il ciclo biblico della cappella del santuario della Bozzola a Garlasco. Nel 2010 il vescovo di Crema mons. Oscar Cantoni gli commissiona cattedra e ambone per completare il presbiterio della cattedrale. Sono le sue ultime due opere e il suo testamento.