CCEE
Riflessione dei vescovi europei sulla testimonianza cristiana nell’era web
Una società europea in rapida trasformazione, segnata da profonde dinamiche secolarizzate; tecnologie e linguaggi comunicativi sempre più moderni, in costante evoluzione, invasivi, che però mostrano nuove opportunità per “incontrare” e “far incontrare” l’umanità”. Dentro questo quadro, si inserisce la crescente percezione di una domanda di senso, la necessità – da parte delle donne e degli uomini di oggi – di una speranza fondata. “Comunicare il Vangelo in questa Europa di oggi, nel mondo intero, è sempre più necessario e rinnova per i cristiani il compito della testimonianza, anche attraverso gli strumenti e gli ‘ambienti’ della comunicazione sociale”. Padre Michel Remery, vice segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), riassume e rilancia gli esiti dell’incontro svoltosi a Barcellona dall’8 al 10 novembre fra i vescovi responsabili delle comunicazioni sociali.
Nuove frontiere. Tre giorni intensi, attorno al tema “Evangelizzare l’anima dell’Europa”, in cui una quarantina di partecipanti, fra vescovi e delegati delle comunicazioni sociali delle rispettive Conferenze episcopali, hanno analizzato le “frontiere” che interpellano oggi l’azione missionaria della Chiesa, la comunicazione di Papa Francesco, l’uso delle nuove tecnologie. Non sono mancati focus specifici: sull’esperienza comunicativa in atto nella diocesi di Barcellona, illustrata dal cardinale Lluís Martinez Sistach; sul ruolo delle relazioni interpersonali e massmediali sviluppatesi nell’ultimo anno in Francia attorno al movimento “Manif pour tous”; sulla figura dell’architetto Antonio Gaudì, progettista della Sagrada Familia, che individuò nelle forme architettoniche e artistiche la possibilità di trasmettere la “bellezza di Dio”.
Vangelo e internet. La relazione centrale era stata affidata a mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, intervenuto a partire dai 50 anni del documento conciliare “Inter mirifica”. “Dio parla attraverso gli avvenimenti quotidiani”, indicandoci una “mistica dell’attualità”, ha affermato mons. Celli. Così Papa Francesco “ci spinge verso una mistica che dà spessore all’attualità, imparando a sentire e a vedere Dio che non si stanca mai di operare in ogni momento della nostra vita e della storia”. Il relatore ha delineato anche gli ostacoli da affrontare in relazione alla missione evangelizzatrice in un’epoca sempre più segnata dalle nuove tecnologie. “La Chiesa – ha affermato – è chiamata non a evangelizzare internet, ma ad evangelizzare in internet”, anche perché una parte significativa e crescente delle persone “abita le reti sociale, ed è perciò un nostro dovere – oltre che un loro diritto – annunciare” il Vangelo in tali “ambienti”.
Lo “stile” del Papa. “Francesco è un Papa che non ha bisogno di interpreti”: mons. José Ignacio Munilla Aguirre, presidente della commissione per le comunicazioni sociali del Ccee, ha dal canto suo affrontato il tema del profilo comunicativo del Pontefice. Secondo il vescovo di San Sebastián, vi sono delle caratteristiche particolarmente apprezzate dai credenti, ma anche dall’opinione pubblica in generale, che si riscontrano in Francesco: fra queste, “la coerenza e l’autenticità della sua figura, il coraggio e la trasparenza nell’affrontare” i temi più “caldi” che riguardano la vita della Chiesa e dell’umanità. “È importante non perdere di vista che la comunicazione in Papa Francesco non nasce anzitutto da un carisma personale nell’espressione, né tantomeno da una tecnica studiata. Al contrario, la fonte della sua comunicazione sta in altri due fattori”. In primo luogo “uno zelo apostolico che ci permette di superare i timori e di azzardare nella comunicazione” stessa. In secondo luogo, il “cristocentrismo” del Papa, che “fa dell’identità della Chiesa la serva della Parola del Signore”, superando ogni forma di autoreferenzialità.
Andare incontro. Fra gli intervenuti a Barcellona, anche la teologa e giornalista Miriam Diez Bosch, direttrice dell’Osservatorio Blanquerna di comunicazione, religione e cultura, con un contributo su “Marketing del Vangelo”. “Marketing non è una parola adatta al Vangelo, ma ogni credente vive nel mondo che lo circonda”, ha spiegato, e anche per questo “la logica digitale diventa una sfida ineludibile” nel cammino missionario. “Le persone – ha proseguito la studiosa – cercano un senso per la loro vita. Non lo fanno sempre, in continuazione o almeno non esplicitamente. Ma è importante che la Chiesa si trovi lì al momento in cui lo cercano”. Le strade possibili sono innumerevoli, “a partire dall’accoglienza personale, dall’andare incontro… Ma allo stesso modo le tecnologie della comunicazione, internet compreso, possono essere d’aiuto”. Diez Bosch ha concluso: “Una Chiesa fedele alle sue origini, dove la misericordia è la parola d’ordine e il perdono il tratto distintivo, ha molto da offrire a un mondo che cerca un senso. Bisogna per questo che la Chiesa si sappia situare ai margini, nelle frontiere, anche digitali, per farsi trovare”.