EDITORIALE/2
Dallo Stato nazionale sovrano allo Stato membro dell’Unione europea
Interrogandosi sulla “raison d’être” dell’Unione europea, si pensa subito a due eventi di grande portata storica, ben distinti eppure determinanti tra di loro: la crisi meglio nota come “globalizzazione” del sistema statale in vigore dall’Età moderna e la crisi dello Stato nazionale. La relazione fra i due fenomeni è evidente, dal momento che la globalizzazione contribuisce con la sua determinatezza a una internazionalizzazione di quasi tutte le condizioni di vita, lavorative ed economiche. Così facendo gli Stati nazionali perdono gradualmente la capacità di risolvere autonomamente i propri problemi. La crisi che colpisce oggi lo Stato nazionale obbliga a riconoscere e ad affidarsi a istituzioni e regolamenti internazionali, sovranazionali e transnazionali, che a loro volta consolidano e accelerano il fenomeno della globalizzazione.
Ma in che cosa consiste la crisi dello Stato nazionale? E perché siamo arrivati a comprendere che per superare questa crisi sia necessario affidarsi a un movimento d’integrazione, che coinvolga passo dopo passo tutti gli Stati nazionali europei?
Originariamente l’idea di Stato nazionale conteneva e promuoveva un processo di omogeneizzazione etnica e culturale all’interno di determinati confini nazionali, con l’inevitabile incuranza, penalizzazione, oppressione se non addirittura eliminazione di quei gruppi etnici e di quelle parti della popolazione, che non appartenevano o a cui, per motivi etnici o razzistici, veniva negato appartenere alla nazione intesa quale Stato.
L’idea di Stato nazionalista favoriva la “segregazione” degli Stati, delle nazioni dei popoli, alimentava l’illusione dell’autarchia e portava a interpretare la naturale e necessaria concorrenza degli uni “con” gli altri come una lotta degli uni “contro” gli altri, esortando tutti a comportarsi conformemente.
Negli Stati nazionali isolati, che in virtù del principio di sovranità assoluta erano protetti da influssi, azioni e intromissioni esterne, gli estremismi hanno potuto crescere bene. Sentimenti come l’egoismo, l’invidia, la brama e la tracotanza di prestigio, sentimenti e atteggiamenti di superiorità sono radicati in quel nazionalismo che sfociò nello Stato nazionale e caratterizzò la storia di tutta la sua epoca.
Che in Europa questo tipo di nazionalismo facesse riferimento a diverse idee di nazione e a diversi concetti di Stato, fornì ulteriore materia e motivi di conflitto a una competizione in ogni caso già particolarmente attiva e belligerante. Stando alla logica dello Stato nazionale tedesco, per esempio, i tedeschi erano solo coloro che potevano dimostrare di essere etnicamente e culturalmente tedeschi, mentre per i francesi l’appartenenza alla nazione era influenzata dall’idea di cittadinanza repubblicana (citoyenneté), secondo cui la volontà politica del singolo era qualcosa di costruttivo.
I difetti, i limiti e le contraddizioni della concezione nazionalista dello Stato portarono alle guerre del XIX e XX secolo. Queste andarono diminuendo per numero e intensità solo dopo l’amara esperienza delle due guerre mondiali, originate proprio da quel sistema e dalla sua concezione fondante, a seguito delle quali gli Stati nazionali furono progressivamente placati da ordini democratici e relativi allo stato di diritto.
Determinante per l’Europa fu in questo contesto la fondazione e lo sviluppo della Comunità europea. La genialità di questa struttura portante fu proprio quella di fondarla sugli stessi valori la cui negazione aveva acuito la crisi dello Stato nazionale e portato alla catastrofe delle due guerre mondiali del secolo scorso. Dal momento che lo Stato nazionale si riteneva una grandezza assoluta, oltre esso e al di là della sua giurisdizione non potevano esistere né giustizia né solidarietà, né pace né riconciliazione.
Grazie alla sua inclusione in organizzazioni e strutture internazionali o transnazionali, lo Stato nazionale non è stato superato. Liberato dai suoi peggiori vizi, esso è piuttosto uscito rafforzato dall’inclusione nella comunità di Stati europea. Lo Stato nazionale libero, indipendente e sovrano si è trasformato in Stato membro, assoggettato alla disciplina comunitaria.
Fin quando si attengono alle regole comunitarie, gli Stati membri dell’Unione europea traggono notevole profitto da quest’unione. I problemi economici e sociali di cui soffrono oggi, non sono altro che le conseguenze di contravvenzioni a regole comuni.