SCIENZA ED EUROPA" "

Laboratori per il domani” “

Dalla ricerca stimolo e sostegno all’innovazione economica. Ma c’è di più

Con la formula “Laboratories without frontiers” (laboratori senza frontiere) “la scienza ha già creato un’Europa unita, quella della ricerca: si uniscono le competenze di diversi Paesi e tutti crescono, anche economicamente”. È una delle convinzioni su cui si è fondata la quinta edizione della conferenza mondiale “Science for Peace” dedicata all’Europa e tenutasi il 15-16 novembre a Milano. Ad ascoltare scienziati, filosofi e politici e intervenire nel dibattito un folto pubblico formato soprattutto da giovani. I primi, veri europei. “Ho partecipato a progetti europei e ho sperimentato come trasformino tutti i partecipanti, in particolari i giovani”: ad affermarlo è Chiara Tonelli, prorettore alla ricerca dell’Università degli Studi di Milano. “Un’icona di questa esperienza – continua la docente – sono le ‘Azioni Marie Curie’, borse di studio pensate per facilitare la mobilità dei ricercatori da un Paese all’altro. Ma non si può dimenticare l’Erasmus, destinato agli universitari e altre iniziative analoghe. Man mano che questi giovani entrano nel mondo del lavoro cambiano il modo di pensare e agire di istituzioni e aziende spesso vecchie. Sono queste le prime generazioni di veri europei. È qualcosa che funziona così bene che Paesi fuori dall’Europa, Usa compresi, chiedono di parteciparvi”. In questa prospettiva si sono inseriti diversi programmi specifici dell’Unione europea e sta per decollare “Horizon 2020”, il programma quadro che dal 2014 al 2020 rafforzerà l’impegno Ue per la ricerca e l’innovazione con un finanziamento di 80 miliardi di euro. Bicicletta o tandem? L’immagine della bicicletta, richiamata più volte nel corso di “Science for Peace”, può rappresentare simpaticamente ma anche fedelmente l’Unione europea: se non si pedala la bicicletta si ferma e cade. Il processo di integrazione è in surplace di fronte agli interessi nazionali che hanno prevalso sull’dea comune contribuendo, tra l’altro, alla crescita dei populismi. Ma, commenta Giuliano Amato, giudice costituzionale e nel 2002 vicepresidente della Convenzione europea, “dire che l’Europa morirà è dire una stupidaggine, perché l’Europa può declinare, può perdere voce ma morire è un’altra cosa”. Poi, guardando alle difficoltà di singoli Paesi Ue, al patto di stabilità e alla “cultura dei doveri che non può essere separata dalla cultura dei diritti”, aggiunge: “Ognuno deve pagarsi i propri debiti, cioè deve fare i compiti a casa, mentre un fondo comune di solidarietà andrebbe pensato per far fronte a particolari debolezze di singoli Paesi”. Molti dicono che vorrebbero uscire dalla casa comune europea mentre qualcuno vorrebbe entrare. “Siamo stupiti di non essere ancora accolti – afferma Kennan Gürsoy, ambasciatore della Turchia presso la Santa Sede – e non siamo d’accordo con chi ci dice che in questo tempo di crisi è meglio non essere nell’Ue”. Si deve riprendere il cammino, ribadisce Sylvie Goulard, eurodeputato francese, per evitare che in Europa “si arrivi a uno scontro tra grandi e piccoli” e per questo motivo “non si possono scaricare responsabilità proprie sugli altri, non si può giudicare e condannare la Germania”, la cui economia corre troppo rispetto al resto dell’Ue; “bisogna mantenere con questo Paese un dialogo permanente e leale. La Germania, d’altra parte, è consapevole che non può salvarsi da sola”. Insomma, ad avviso di Amato e di Goulard c’è bisogno, per tenere unita l’Europa, di una “colla democratica” fatta di responsabilità, di partecipazione e di cittadinanza per evitare che nelle Istituzioni Ue alcuni decidano tutto per tutti. Insomma la bicicletta Europa assomiglia più a un tandem a 28 posti: perché non si fermi e cada è necessario che tutti pedalino con uguale energia avendo chiare la strada e la meta. Il contributo del cristianesimo. Oltre all’Europa della politica e dell’economia di cui si parla abitualmente – sottolinea “Science for Peace” – c’è l’Europa della scienza che non conosce frontiere ed è fatta soprattutto da giovani. È evidente che la scienza ha ben altre responsabilità nei confronti della società tuttavia suggerisce alla politica europea il metodo del laboratorio scientifico dove le diversità pensano, si confrontano e agiscono avendo a cuore il bene della persona e della società. La politica europea – anche questa è una delle conclusioni della “Science for Peace” – ha smarrito l’ eccellenza e la scienza può contribuire al suo ritrovamento purché la stessa scienza accetti i propri limiti, lasci la parola anche alla cultura, all’arte, alla filosofia, alla storia e non abbia l’arroganza di mettere all’angolo il cristianesimo perché il suo contributo specifico è indispensabile alla identità e al futuro dell’Europa.