ALLUVIONE IN SARDEGNA
Noi abbiamo avuto l’esperienza dell’alluvione del Po oltre mezzo secolo fa nel 1951, precisamente il 14 novembre. Proprio in questi stessi giorni invernali. Ecco che immediatamente si fa strada una solidarietà straordinaria, un fenomeno diffuso che nessuno può misurare anche perché ha il carattere dell’umiltà e del silenzio
Di fronte alle immagini disastrose degli allagamenti che hanno sconvolto la Sardegna, noi del Polesine possiamo dire di comprenderli bene. Anzi, avvertiamo forse meglio di altri la portata del disastro umano, sociale e del territorio.Tutto questo perché noi abbiamo avuto l’esperienza dell’Alluvione del Po oltre mezzo secolo fa nel 1951, precisamente il 14 novembre e, quindi, proprio in questi stessi giorni invernali.Siamo in tanti ancora a ricordare quella esplosione di angoscia e di paura che ha attraversato il nostro territorio con un improvviso, inevitabile carico di disperazione e di dolore; nel muto affanno del cuore gli uomini e le donne colpite dalla fredda tragedia dell’alluvione, allora non riuscivano a capire cosa poteva essere successo. Tutto il mondo improvvisamente era diventato ostile e remoto e così si è dovuto partire, andare lontano; i paesi si sono svuotati e il Polesine ha visto ridursi drasticamente il numero degli abitanti.Stessa cosa in Sardegna perché abbiamo visto la limacciosa massa d’acqua travolgere case, strade e ponti, aprire voragini. Abbiamo letto poi sui volti proprio quei sentimenti che anche noi abbiamo provato allora: il dolore, lo sconcerto e la mancanza improvvisa di futuro.Noi, in Polesine, abbiamo visto il disastro arrivare dall’apertura rovinosa in rapida successione di tre squarci dell’argine del Po in una stagione fredda e nebbiosa; era già calata la sera e inoltrata la notte.Un’immensa massa d’acqua si riversò su paesi e terreni creando il più grande allagamento che la nostra nazione abbia mai visto. L’acqua del Po in Polesine ha continuato a uscire per settimane alimentando questa palude di fango. Solo dopo mesi è stato possibile, con opere colossali, ricucire le ferite degli argini vicino a Occhiobello.Per questo sentiamo di partecipare dal profondo del cuore a questa disgrazia e alle altre che si sono verificate in questi giorni oltre che in Sardegna. Le distruzioni nelle Filippine operate da un tifone potentissimo e i tornado in America.Occorre reagire subito e tocca ai tecnici dire con saggezza e competenza come si potrà arrivare a creare la sicurezza e la protezione delle persone e del territorio quando si verificano fatti così drammatici.Ma c’è qualcosa che arriva prima di questa fase di ripresa ed è "la solidarietà".Tante volte episodi e contesti differenti hanno avuto questa esperienza immediata e generosa della fraternità e dell’aiuto.Anche in questo noi del Polesine abbiamo provato la stessa cosa.Capitano queste tragedie dolorose ed ecco che immediatamente si fa strada una solidarietà straordinaria, un fenomeno diffuso che nessuno può misurare anche perché ha il carattere dell’umiltà e del silenzio. Se in tempi normali paesi e città, territori e nazioni sembrano essere lì a curare i fatti propri cercando esclusivamente il proprio interesse, ecco che invece – in caso di grave necessità – emerge chiaramente il cuore della gente, la parte buona di ognuno; senza distinzione di nazionalità o di altro.La speranza è che questo calore abbia a essere sempre presente, sempre forte, sempre diffuso.Tornando al nostro Polesine, subito dopo l’alluvione, si vide una vera e propria gara per venire in aiuto.Si spalancarono le porte di tante famiglie italiane per ospitare in casa gli sfollati; ci fu l’intervento anche di nazioni lontane dall’Est e dall’Ovest. In questa terra la gratitudine non è mai venuta meno al punto che una piazza del capoluogo è stata dedicata alla solidarietà con al centro una fontana che – ideata da un artista locale, Virgilio Milani – distribuisce l’acqua in ogni direzione e con i simboli dei principali Comuni della Provincia.Come accade in una famiglia dove il calore dell’amore di un congiunto attutisce la disperazione e il dolore, così dovrebbe essere anche per la grande famiglia di un popolo, anzi del mondo intero. Non c’è dubbio: siamo in grado – se lo vogliamo davvero – di farlo. (*) direttore "La Settimana" (Adria-Rovigo)