EDITORIALE" "

Cosa dirà la Croazia all’Europa?” “

Referendum il 1° dicembre per la definizione di matrimonio nella Costituzione

In Croazia si terrà il 1° dicembre un referendum per l’introduzione nella Carta costituzionale della definizione del matrimonio come unione tra un uomo e una donna. L’ottenimento del referendum è in sé un grande successo dell’iniziativa dei cittadini denominata “In nome della famiglia”, che è stata in grado, entro 15 giorni, termine stabilito dalla legge sul referendum, di raccogliere 750mila firme. In Croazia, che ha circa 4,5 milioni di cittadini, questo significa il supporto di pressappoco il 20% degli aventi diritto al voto.La raccolta delle firme ha avuto luogo in un ambiente molto sfavorevole, perché, da un lato, il governo ha organizzato una campagna anti-referendum e, d’altro lato, gli organizzatori e i volontari sono stati esposti a umiliazioni e attacchi fisici. Anche il numero necessario delle firme di supporto al referendum non sarebbe del tutto chiaro, in quanto un mese prima dell’adesione all’Ue la Croazia ha sperimentato un forte aumento della popolazione, e il ministro dell’Amministrazione ha cambiato il numero ufficiale di elettori dai 3 milioni e 760mila nelle precedenti consultazioni, agli attuali 4 milioni e 560mila. Ora, il problema è di garantire un numero sufficiente di seggi, in modo che l’accesso al voto popolare non sia ostacolato.Occorrerà ora mobilitare gli elettori e ottenere la maggioranza dei voti a favore di questa modifica costituzionale.Tra gli Stati membri dell’Ue, la definizione di matrimonio come unione di un uomo e una donna è presente nella Costituzione della Lituania (articolo 38, 1992), della Polonia (articolo 18, 1997) e dell’Ungheria (art. L, 2011). Quando, negli anni Novanta, queste definizioni sono state per la prima volta introdotte nelle Costituzioni sembrava una precisazione totalmente inutile: il matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna era allora scontato. Nessuna persona aveva dubbi circa questo riconoscimento e le garanzie connesse erano previste, per esempio, nell’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu).Un cambiamento significativo nel diritto europeo è avvenuto però con la Carta europea dei diritti fondamentali dell’uomo che, con l’art. 9, “modernizza” l’articolo 12 della Convenzione rimuovendo del tutto la definizione di matrimonio.Un problema da affrontare è l’approccio “creativo” della Corte europea dei diritti dell’uomo, che nella sua giurisprudenza sta cercando di reinterpretare la definizione di matrimonio. Ciò illustra uno dei paradossi dell’integrazione europea. Mentre in molte aree del diritto europeo si compie un’integrazione auspicabile, sulla questione fondamentale del matrimonio e della famiglia in Europa si realizza una grande disintegrazione.L’iniziativa croata ricorda dunque che nel Continente europeo sono presenti due contro-tendenze. Quella anti-familiare è riscontrabile nella recente modifica della legge in Francia e Regno Unito e nelle iniziative legislative in Irlanda e Malta, finora bastioni tradizionali del cattolicesimo. L’altra tendenza, come si osserva soprattutto nell’Europa centrale, vuole migliorare la tutela dell’istituzione di matrimonio e famiglia. Il referendum croato mostra che anche in questa parte dell’Europa, nell’attuale dibattito pubblico, sono presenti posizioni diverse, ma la tendenza a de-costruire il matrimonio e la famiglia incontra una forte opposizione da una parte rilevante della popolazione. Bisogna notare che queste società dell’Europa dell’est hanno avuto esperienza di scontro con il comunismo, il quale aveva tra i suoi scopi la distruzione dell’istituzione del matrimonio e della famiglia che era l’ultimo baluardo di difesa dell’umanità contro la sovietizzazione.Se i croati riusciranno a introdurre, grazie al referendum, la definizione costituzionale del matrimonio, contribuiranno a proteggere il sistema giuridico nazionale dalla pressione dei vari gruppi ideologici internazionali che agiscono contro la famiglia e diranno ad altri Paesi, compresa l’Irlanda, che la direzione dei processi sociali e politici è determinata dalla gente e non solo dai poteri.I croati potranno confermare che la crisi europea del matrimonio e della famiglia è temporanea e che, lo speriamo, le nostre società torneranno presto a uno stato di equilibrio naturale.