UNIONE EUROPEA" "

Il bilancio è più “magro”” “

L’Europarlamento approva il Quadro finanziario pluriennale 2014-2020

Arriva dal Parlamento europeo il via libera al bilancio pluriennale 2014-2020 e, contemporaneamente, scatta il semaforo verde per i principali programmi comunitari che diventano operativi dal 1° gennaio prossimo. Il budget risulta complessivamente ridotto rispetto ai sette anni precedenti, perché i 28 Stati membri ritengono che, in periodo di crisi, anche l’Europa debba procedere con una “cura dimagrante”. Ma allo stesso tempo i fondi Ue porteranno una boccata d’ossigeno all’economia continentale, finanziando la coesione regionale, la realizzazione di infrastrutture, le imprese, l’agricoltura, la cultura, la ricerca. Fondi per l’Europa. Il Quadro finanziario pluriennale, votato ad ampia maggioranza dall’Europarlamento a Strasburgo nel corso della plenaria del 18-21 novembre, raggiunge quota 960 miliardi, pari all’1% del prodotto interno lordo comunitario. “Rispetto al bilancio 2007-2013 il nuovo Qfp perde quasi 40 miliardi”: il dato è sottolineato da Janusz Lewandowski, polacco, commissario Ue al bilancio. “Il budget esce ridimensionato e questa non è una buona notizia. Eppure siamo riusciti a inserire maggiori fondi in alcuni settori-chiave”, nei campi della lotta alla disoccupazione, della solidarietà sociale, dell’azione esterna. “Anche per Erasmus, e quindi per la formazione dei giovani, il saldo è positivo”. Alain Lamassoure, eurodeputato francese, che ha negoziato il bilancio con il Consiglio, spiega invece che “questo Qfp non è né il migliore né il peggiore cui potevamo giungere, semmai era il solo bilancio possibile”. Lamassoure sottolinea come “il budget non ci dà margini per intervenire in caso di emergenze o di eventi naturali disastrosi, non stanzia fondi sufficienti per le nuove competenze assegnate all’Ue dal Trattato di Lisbona. “Senza un bilancio adeguato – sottolinea – e senza risorse proprie, l’Europa non regge le sfide e non può dare ai cittadini le risposte che si attendono”. Occasione persa? “È stato un negoziato difficile, ma tutto sommato il risultato è positivo”. Jean-Luc Dehaene, eurodeputato belga, uno dei relatori per il Quadro finanziario pluriennale, riflette sulle estenuanti trattative intervenute tra Parlamento e Consiglio Ue, le due autorità di bilancio. “Il Parlamento ha ottenuto la revisione a medio termine, in modo da poter rendere concreto il principio di flessibilità dei conti”. Dehaene ricorda che “esiste però il problema delle risorse proprie”, per il quale viene istituito un apposito gruppo di lavoro, che opererà per due anni, per assegnare maggiore autonomia al budget Ue rispetto ai trasferimenti degli Stati membri. “Ma questo Qfp – aggiunge Dehaene – è anche un’occasione perduta. Perché il saldo totale diminuisce e perché in un’epoca di crisi e di risparmi” a livello nazionale, il bilancio Ue, “che è essenzialmente rivolto agli investimenti, avrebbe potuto fare di più per i cittadini”, per le imprese, per la ripresa economica, per i giovani, per i territori. Ancora una volta i governi hanno messo in primo piano solo gli interessi nazionali”. Con il voto della plenaria sul Qfp prendono ora consistenza i diversi capitoli del bilancio, permettendo di cofinanziare la politica regionale, quella agricola, la realizzazione di infrastrutture (trasporti, energia, comunicazione), la cultura, le opportunità di studio all’estero per i giovani e innumerevoli altre azioni (politiche sociali, migrazioni, politica estera…). Dubbi su Horizon. Il Parlamento europeo ha sostenuto anche il programma quadro denominato Horizon 2020, un contenitore da 70 miliardi di euro attorno al quale confluiscono i finanziamenti per la ricerca e l’innovazione. Ma su questo aspetto più voci si sono già levate dalla comunità scientifica e dalle Chiese, in quanto Horizon prevede finanziamenti – peraltro modesti sulla cifra totale – per esperimenti sulle cellule embrionali. La Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) boccia il pacchetto per la ricerca, mentre l’eurodeputato italiano Carlo Casini ricorda che la “Corte di giustizia europea ha riconosciuto con la sentenza Brustle-Greenpeace del 2011 la non brevettabilità di cellule umane e, di fatto, il necessario rispetto dell’embrione umano. Perciò è incoerente che l’Unione europea possa incoraggiare, direttamente o indirettamente, con le risorse economiche di Horizon 2020 la distruzione di embrioni umani”. “Il programma – spiega l’europarlamentare a Sir Europa – contiene innumerevoli aspetti positivi ed è un sostegno concreto alla ricerca in molti campi della vita economica e sociale”. Eppure il fatto che con Horizon si confermi la linea del precedente programma quadro sugli esperimenti relativi alle cellule staminali assegna un aspetto “fortemente negativo” al nuovo programma. “Siamo chiari. L’Ue non può né imporre né evitare che uno o più Stati membri finanzino la ricerca distruttiva di embrioni umani. Ma non è giusto che essa la incoraggi, aggiungendo fondi comunitari a quelli nazionali”.