BANGKOK ''ASSEDIATA''

La piazza thailandese” “contro l’amnistia” “per i crimini politici

L’obiettivo della protesta è soprattutto quello di impedire che la legge riguardi Thaksin Shinawatra, l’ex premier in esilio, condannato nel 2008 per abuso di potere e corruzione, soprannominato il “Berlusconi thailandese” per le sue origini di imprenditore. Fu deposto con un colpo di stato. Ora al potere c’è la sorella di Thaksin, Yingluck, che prese il potere – prima donna nella storia del Paese – nel 2011

L’opposizione thailandese, guidata dal Partito Democratico, chiede a gran voce – per molti giorni, la capitale Bangkok è stata teatro di imponenti manifestazioni di piazza, con decine di migliaia di persone – che non venga approvata la legge sull’amnistia per i reati politici. La protesta continua anche dopo il congelamento da parte del Senato del testo – prevede l’amnistia dei condannati per crimini politici, inclusi i reati di corruzione e omicidio, tra il gennaio 2004 e l’agosto 2013 – che potrebbe essere ripresentato e discusso nei prossimi 180 giorni, la cui origine sta nella volontà dichiarata da parte dell’esecutivo di pacificare il Paese. L’obiettivo della protesta – alla quale si è associata una parte consistente delle cosiddette "camicie rosse", gruppo vicino agli Shinawatra, che non vuole vedere impuniti i responsabili dei 2mila feriti e della morte di oltre 90 persone, uccise dall’esercito durante le manifestazioni del 2010 – è soprattutto di impedire che la legge riguardi Thaksin Shinawatra, l’ex premier in esilio, condannato nel 2008 per abuso di potere e corruzione, soprannominato il "Berlusconi thailandese", per le sue origini di imprenditore, deposto con un colpo di stato. Il ruolo dell’attuale premier. Per raggiungere l’obiettivo, l’opposizione chiede le dimissioni del Governo, guidato proprio dalla sorella di Thaksin, Yingluck, che prese il potere – prima donna nella storia del Paese – nel 2011, annunciando che la priorità del suo Governo sarebbe stata, oltre alla lotta alla povertà e alla ripresa economica, la riconciliazione. Il premier ha ribadito di recente queste sue intenzioni, dichiarando, a proposito dell’amnistia: "Sebbene il governo mantenga una maggioranza dei voti del Parlamento, non vogliamo andare contro il sentimento della gente poiché il fine del governo è vedere la riconciliazione". L’opposizione imputa a Yingluck Shinawatra che le promesse di giustizia alle famiglie delle vittime e la lotta contro il potere dei militari, siano state largamente disattese nei due anni di governo. La vicenda del Tempio di Preah Vihear. La Thailandia e il suo Governo sono anche state segnate, in questi giorni, dalla vicenda del Tempio di Preah Vihear – seppure in territorio cambogiano, l’ingresso del tempio è in territorio thailandese – che la Corte Internazionale di Giustizia all’unanimità ha assegnato alla Cambogia, dopo più di un secolo di contesa. Il Tempio, costruito tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo, il periodo di massimo splendore dell’impero Khmer, nel 1954, poco dopo l’indipendenza della Cambogia, venne occupato dalle truppe di Bangkok. Nel 1962, la Corte Internazionale di Giustizia assegnò alla Cambogia la sovranità sul tempio, lasciando aperta la questione del promontorio circostante. Nel 1975, alla fine del regime di Pol Pot, Preah Vihear fu l’ultima roccaforte dei Khmer Rossi a cadere. Seguirono anni di scontri tra i due eserciti, fino ad arrivare al 2008, quando Preah Vihear divenne patrimonio dell’Unesco e la Cambogia chiese chiarimenti sull’attribuzione del promontorio intorno al tempio alla Corte Internazionale di Giustizia. Il verdetto, inappellabile e raggiunto all’unanimità, prevede anche che la Thailandia smobiliti l’esercito che presidiava il tempio e i 4,6 chilometri di territorio circostante.