IL FESTIVAL DI VERONA
È la certezza espressa da Papa Francesco nel suo videomessaggio a proposito della capacità di farsi carico dei più deboli, creando anche le premesse per lo sviluppo. “Meno disuguaglianze, più differenze” il tema di questa terza edizione, che il Pontefice ha tradotto nell’immagine della sfera (“liscia, senza sfaccettature”, a rappresentare l’omologazione) e del poliedro (che ha “molte facce”)
La dottrina sociale come esperienza viva e concreta, da non confinare in un ambito, ma applicare quotidianamente perché "quando viene vissuta – ha detto Papa Francesco – genera speranza". Lo si è sperimentato a Verona, al Festival della dottrina sociale che si è chiuso ieri. Un evento che ha chiamato a raccolta esponenti della politica, dell’economia, dell’imprenditoria, della ricerca e della Chiesa, gruppi e associazioni che da anni approfondiscono i temi del pensiero sociale cattolico e cristiano. Ad aprirlo, giovedì 21, un videomessaggio di Papa Francesco: non solo di saluto, ma di riflessione sulla dottrina sociale, declinata come "mistica". "Sembra che applicarla ti porti fuori dal mercato, dalle regole correnti", mentre, "guardando ai risultati complessivi", ha rassicurato il Papa, ne deriva "un grande guadagno, perché è in grado di creare sviluppo proprio in quanto – nella sua visione complessiva – richiede di farsi carico dei disoccupati, delle fragilità, delle ingiustizie sociali e non sottostà alle distorsioni di una visione economicista".
Etica e tecnica. "Meno disuguaglianze, più differenze" il tema di questa terza edizione, che Papa Francesco ha tradotto nell’immagine della sfera ("liscia, senza sfaccettature", a rappresentare l’omologazione) e del poliedro (che ha "molte facce" e, similmente, nell’umanità "le forme molteplici, esprimendosi, costituiscono gli elementi che compongono, nella pluralità, l’unica famiglia umana"). In ordine al ridurre le disuguaglianze "la dottrina sociale della Chiesa – ha osservato il cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, vescovo di Tegucigalpa (Honduras) e coordinatore del gruppo di cardinali chiamati dal Papa per aiutarlo nel governo della Chiesa – dà una definizione di giustizia sociale" che riguarda "gli aspetti sociali, politici ed economici e, soprattutto, la dimensione strutturale dei problemi", da risolvere con "un permanente e forte legame tra la dimensione etica e quella tecnica dell’economia".
Formare la coscienza sociale. L’immagine del poliedro usata dal Papa si può applicare anche alla dottrina sociale, come si è visto a Verona. La crisi economica e la necessità di riequilibrare il rapporto economia-società, l’equità fiscale, le sfide della cooperazione, l’emergenza povertà, la pubblica amministrazione, il rapporto con la teologia morale, l’educazione: queste alcune delle facce di quel poliedro, approfondite in conferenze, seminari, tavole rotonde, presentazioni di libri. "Il Festival – secondo monsignor Adriano Vincenzi, presidente della Fondazione Toniolo, che lo ha organizzato insieme a diverse altre realtà – rilancia la formazione della coscienza sociale, come elemento solido su cui costruire il futuro. La centralità dei soggetti che operano e l’interesse per la formazione di una coscienza sociale, rivolta verso il bene comune, costituiscono il fondamento per creare una prospettiva di autentica crescita".
Le riflessioni al Festival. Tra i modelli d’impresa, parlando di "futuro e sfide della cooperazione", Paolo Bedoni, presidente di Cattolica Assicurazioni, ha richiamato l’importanza della "trasparenza", mentre uno studio di Nomisma – illustrato da Luigi Scarola – ha mostrato come proprio le cooperative abbiano risposto virtuosamente negli anni della crisi, rafforzando "l’interlocuzione con il territorio" e "contribuendo, laddove possibile, anche alla tenuta del tessuto sociale". Di crisi ha parlato pure l’arcivescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, chiedendo "una seria riflessione sul lavoro" per dare concretamente "applicazione" a "quanto giaÌ affermato dalla dottrina sociale della Chiesa". La riflessione teologica all’interno del Festival, invece, "serve a ricordare – ha dichiarato don Roberto Repole, presidente dell’Associazione teologica italiana – che il Vangelo ha a che fare con la vita, e quindi con il lavoro, l’economia, la giustizia". Infine l’educazione, e nello specifico la scuola, dove si creano disuguaglianze e si negano le differenze se si continua a ostacolare un sistema pubblico integrato. "La scuola cattolica – ha sottolineato monsignor Giuseppe Zenti, vescovo di Verona – è una chiara espressione di differenza identitaria e chiede di superare l’iniquità di un’anacronistica disuguaglianza". "La posta in gioco – ha concluso il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia – è altissima e decisiva per il futuro".