POPULISMI IN EUROPA" "
L’analisi del politologo Lucardie. “Convincere i cittadini sul progetto comunitario”
Si sta allargando giorno dopo giorno il fronte del populismo europeo: il 13 novembre il francese Front national di Marine Le Pen e gli olandesi del Partito per la libertà (Pvv) guidati da Gert Wilders hanno firmato un accordo in vista delle elezioni europee del maggio prossimo a cui si sono aggiunti, in un incontro a Vienna venerdì 15 novembre, alcune formazioni euroscettiche di Belgio, Italia, Austria. Servono ancora due Paesi affinché si apra la possibilità di un gruppo a sé stante al prossimo Parlamento europeo: occorrono infatti almeno 25 deputati provenienti da 7 nazioni per la costituzione di un gruppo autonomo in Emiciclo. Che il progetto avanzi o meno, resta il dato che il populismo, da sempre nemico strisciante dell’integrazione europea, si sta per la prima volta organizzando a livello continentale e, se assommato all’astensionismo che si prevede elevato, potrà rendere più fragile per il progetto europeo. Sarah Numico ne ha parlato per Sir Europa con Paul Lucardie, del Centro di documentazione sui partiti politici olandesi dell’università di Groningen, Paesi Bassi, autore di diversi volumi sul tema della democrazia. Professore, quale giudizio dà di questo nuovo fenomeno europeo per cui le forze politiche dai tratti nazionalisti, euroscettici o apertamente antieuropei, cercano alleati negli altri Paesi per presentarsi alle elezioni?”È paradossale, come lei stessa mette in evidenza; tuttavia io leggo questa situazione come un contributo verso un’Europa più democratica: gli elettori ora potranno scegliere e c’è da sperare che le prossime elezioni europee si concentreranno sull’Europa e non su temi nazionali”. Di quali istanze sono portatori questi partiti? Quali le loro radici culturali e sociali? Quali gli obiettivi? “I partiti populisti hanno radici diverse: alcuni derivano da movimenti regionalisti (come la Lega Nord in Italia o Vlaams Belang di ispirazione fiamminga), alcuni da gruppi di estrema destra (come il francese Front National o i Democratici svedesi), altri nascono da gruppi libertari (i partiti danesi e norvegesi), altri ancora sono stati fondati da dissidenti dei partiti di maggioranza (come Wilders in Olanda, e in certa misura il britannico Ukip o Alternative für Deutschland in Germania). Per quel che mi risulta, hanno tutti in comune l’obiettivo di restaurare la sovranità nazionale a spese dell’integrazione europea, come anche, ma non sempre in modo chiaro, una critica alle politiche élitarie e una richiesta di maggiori referendum. Molti, ma non tutti, sono anche in favore di restrizioni sull’immigrazione e vogliono che gli immigrati o si assimilino o emigrino nuovamente”. Che cosa potrà significare, in caso di un buon successo elettorale, che le forze populiste siedano con una folta rappresentanza al Parlamento europeo? Non si tratta di una contraddizione di termini con il progetto dell’Europa?”Forse non una contraddizione, ma certamente una tensione. È comunque difficile prevedere chi sarà il più forte, se il progetto europeo o l’opposizione populista. O il progetto vincerà e integrerà e assimilerà i populisti, o loro vinceranno e l’Ue si disintegrerà. Immagino che il risultato dipenda di più da fattori esterni come una nuova crisi economica e finanziaria, piuttosto che dall’influenza dei populisti. Del resto, i poteri degli europarlamentari continuano a essere abbastanza limitati”. Quale dovrebbe essere ora, secondo lei, la risposta dei partiti europeisti? Come convincere i cittadini a scegliere l'”Europa dei popoli” anziché l’Europa “dei populisti”?”Buona domanda! L’Europa dei popoli è un mito, direi, ma forse un bel mito. Sarebbe bello se i partiti pro-Ue riuscissero a ‘vendere’ questo mito agli elettori, rendendo il progetto più tangibile, senza renderlo élitario. Fino ad ora, la strategia di molti partiti europeisti, per lo meno nel mio Paese, è stata o troppo negativa, vale a dire fatta di avvertimenti sui disastri che potrebbero verificarsi se i populisti vincessero e l’Ue si disintegrasse, o troppo élitaria, difendendo, per usare un’immagine, l’Europa dello scambio degli studenti con Erasmus, cosa che riguarda troppe poche persone. Un’altra strategia possibile sarebbe di ‘dare ospitalità’ ai populisti: cioè incontrarli a metà strada e prendere qualche loro idea, in modo da rubare loro la minacciosità, e gli elettori, come stanno cercando di fare i liberali in Olanda, anche se con risultati contrastanti”.