LA SCELTA DI BERLINO
Messaggio all’Europa intera, e dunque anche all’Italia. In Germania le regole costituzionali sono sacre, i politici rispondono ai cittadini e nelle fasi emergenziali sanno siglare delle tregue che consentono di superare l’impasse
Appena Angela Merkel e Sigmar Gabriel hanno annunciato l’accordo per la formazione di un governo di "larghe intese", con lo scopo di "plasmare un futuro migliore per la Germania", l’intera Europa politica – o almeno la sua parte più accorta – si è interrogata sul messaggio proveniente da Berlino. Come mai i democristiani della Cdu-Csu (partiti moderati che esprimono la cancelliera da quasi un decennio), vincitori delle recenti elezioni parlamentari, sono giunti a siglare un patto di ferro con gli antagonisti socialdemocratici della Spd? La risposta non sta banalmente nel fatto che i dc tedeschi hanno mancato a settembre la maggioranza assoluta al parlamento.Probabilmente la soluzione al quesito va cercata in quella "grande missione" per il bene del Paese che la stessa Angela Merkel ha sottolineato come obiettivo della Grosse Koalition, cui è assegnato il compito di rafforzare ulteriormente l’economia nazionale, metter mano a non trascurabili riforme sociali, ridando al contempo smalto al Paese sullo scenario internazionale. Cdu-Csu e Spd, che si ritrovano compagni di strada governativi dopo le larghe intese del primo governo Merkel (2005-2009), hanno infatti condiviso il senso di responsabilità verso una nazione che in larghissima maggioranza ha votato per partiti popolari, radicati sul territorio, solidamente europeisti, aperti – pur in misura e forme differenti – al nuovo. Merkel e Gabriel hanno di fatto operato tenendo come bussola la volontà degli elettori: non è forse questo il primo punto fermo di una democrazia costituzionale?Ovviamente per giungere all’accordo le difficoltà, le incomprensioni, gli ostacoli non sono mancati. Fra l’altro l’intesa deve ancora essere ratificata dalla base Spd: se a metà dicembre giungesse quest’ultimo semaforo verde, Angela Merkel potrebbe presentarsi al Consiglio europeo del 19-20 dicembre con la nuova investitura e nel pieno delle sue funzioni di capo del governo del maggior Paese Ue.Le 185 pagine del programma (tanto numerose da dimostrare la quantità dei temi affrontati, dei nodi sciolti e degli impegni assunti dai partiti di governo) indicano la volontà condivisa di investire tra i 20 e i 30 miliardi per dare ulteriore spessore all’economia nazionale, di introdurre gradatamente il salario minimo fissato a 8,50 euro l’ora, di mettere in sicurezza il sistema pensionistico, di garantire la doppia cittadinanza ai figli dei migranti nati in Germania. Il programma spazia dalle iniziative per sostenere l’occupazione (già tra le più basse d’Europa) a quelle per rilanciare i consumi (condizione posta dalla Commissione Ue) e migliorare gli standard di vita dei cittadini. E, nonostante il no agli eurobond, si invia un messaggio di disponibilità agli alleati europei: la Germania c’è, si rimette al timone dell’Ue28.È questo senso di responsabilità verso la propria nazione il vero insegnamento che i politici tedeschi mandano all’Europa intera, e dunque anche all’Italia. In Germania le regole costituzionali sono sacre, i politici rispondono ai cittadini (e quando sviano da questo principio si dimettono immediatamente, come avvenuto ancora di recente), e nelle fasi emergenziali sanno siglare delle tregue che consentono di superare l’impasse. La vita politica tedesca – che peraltro non manca dei personalismi e delle contraddizioni tipici delle democrazie moderne – è una garanzia per gli stessi elettori: gli impegni assunti in chiave di costruzione del bene comune vengono portati a buon fine, persino quando questa strada porta sacrifici per i cittadini e impopolarità per deputati, ministri e cancellieri. La parola data è generalmente mantenuta, il dibattito politico non trascende nell’oltraggio, l’avversario resta tale o addirittura può trasformarsi in alleato, ma non diventa mai un nemico da abbattere.A una classe dirigente mediamente credibile perché responsabile, fanno riscontro cittadini per lo più rispettosi delle regole, grandi lavoratori, orgogliosamente schierati dalla parte dei doveri che sono l’altra faccia della medaglia dei diritti. Al netto di qualche eccesso, si tratta di "stereotipi" che farebbero bene pure all’Italia.