UMBRIA/PROGETTO CULTURALE" "
L’intervento del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, al convegno organizzato ad Assisi dalla Conferenza episcopale umbra, dal Servizio nazionale per il progetto culturale e dall’Università di Perugia, sul tema “Custodire l’umanità. Verso le periferie esistenziali”. Queste, ha spiegato il cardinale, “sono i luoghi e le situazioni di lontananza dal centro più profondo dell’umano che è la verità, l’amore, la giustizia”. Gli interventi di Magatti, Riccardi e Natoli
La "rivoluzione di Papa Francesco", da un lato, con la sua esortazione ad andare verso le "periferie esistenziali"; dall’altro lato, l’urgenza di rispondere a quel fenomeno inquietante e pervasivo rappresentato dal secolarismo, che sembra voler far "sparire Dio" dall’orizzonte degli uomini dei nostri tempi; e infine, ma non ultimo dei problemi, il compito storico e spirituale insieme di stare accanto a tutti coloro che oggi – e sono sempre di più! – soffrono per la crisi economica che spesso diviene crisi esistenziale grave: sono stati questi i principali fattori che hanno indotto la Conferenza episcopale italiana (Cei), attraverso il proprio Servizio nazionale per il progetto culturale, a indire un importante appuntamento nazionale di studio ad Assisi, dal titolo evocativo: "Custodire l’umanità. Verso le periferie esistenziali". Nella città di san Francesco, il mistico che ha posto la "custodia del creato" tra i punti centrali del suo insegnamento, sono impegnati per due giorni decine di studiosi e relatori, tra filosofi, teologi, economisti, sociologi, politologi, insieme a circa 700 partecipanti dalle diocesi di tutta Italia. Si riflette su cosa oggi la Chiesa possa fare, nel concreto di questo tempo di secolarizzazione, per continuare ad annunciare il Vangelo in un’epoca nella quale convivono opposte pulsioni esistenziali: da un lato, un’inaudita "volontà di potenza" dell’uomo che – come ha detto il sociologo Mauro Magatti – non si dà più limiti ai propri desideri in ogni campo, "cercando il Paradiso in terra", salvo poi crollare miseramente sotto i colpi di una crisi finanziaria che dal 2008 ha travolto le economie sviluppate e per la quale siamo ancora ben lontani dall’aver elaborato le ricette per uscirne. Dall’altro lato, la pulsione opposta, autodistruttiva.
Quando si è "centrati" e quando no. Proprio quell’uomo che si era ingannato di essere diventato un "super-uomo", allorché incontra il dolore, la malattia, il limite, la disoccupazione, la crisi, la rottura familiare, ecco che tramuta quella stessa "volontà di potenza" in un fattore altrettanto inesorabile di auto-demolizione. Da ciò la teorizzazione della "morte dolce", di ogni forma di auto-determinazione, compresa la biopolitica che pretenderebbe d’impossessarsi dei codici genetici primordiali per manipolarli e utilizzarli a proprio piacimento. Davanti a questo panorama, che è culturale, spirituale e anche esistenziale, l’ammonimento ad Assisi del presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, è stato chiaro: "Le ‘periferie’ esistenziali sono i luoghi e le situazioni di lontananza dal centro più profondo dell’umano che è la verità, l’amore, la giustizia. Quando si vive vicini a questo centro allora si è centrati, e le altre distanze sociologiche diventano secondarie. Viceversa, quando siamo decentrati rispetto al bene e alla verità, all’amore e alla giustizia, allora vivere nel centro del potere, del successo, della salute, non cancella il nostro essere dolorosamente periferici rispetto a ciò che vale". Il cardinale ha aggiunto che "le periferie dell’umano sono innanzitutto le periferie dell’anima: l’assenza di luce, di senso, la solitudine e l’angoscia, le paure e la delusione di se stessi, il non essere riconciliati con sé o con altri; ma anche vivere nelle ombre del male morale, della chiusura dell’anima, nel rancore e nell’invidia".
La "secolarizzazione della secolarizzazione". La Chiesa tutta si deve interrogare sul significato profondo di queste prospettive. Le "periferie" sono diventate una parola-chiave dacché è stata lanciata da Papa Francesco. Ma non basta assumere il termine per coglierne la portata: occorre agire di conseguenza. Lo storico Andrea Riccardi ha infatti notato che "in tante parti del mondo la Chiesa si sente sfidata nella sua esistenza dalla post-modernità e dalla globalizzazione". Dopo aver spiegato perché, ad esempio, la Chiesa "insiste sulla famiglia" non per una forma di "arcaismo sociale" ma in quanto è convinta del valore della stabilità degli uomini nei loro rapporti fondamentali", Riccardi ha notato come oggi appaia complesso proprio il rapporto tra "comunità" e "città", perché le odierne "megalopoli" sono sì – ha detto – delle "città", ma sempre meno "comunità". È a questo livello che, forse oggi, per la Chiesa, si pongono le questioni più serie. Perché proprio la "comunità" esige quella vicinanza, stabilità di vita, consuetudine, familiarità, che nelle odierne megalopoli, ma anche nelle nostre città grandi e medie, sembra venir meno. Il rischio dietro l’angolo è di una "secolarizzazione della secolarizzazione", secondo la quale il cristianesimo – come ha detto il filosofo Salvatore Natoli – sia ridotto all’icona del "Cristo-carità", il buon samaritano che richiama le azioni, anche della politica, a sostegno dell’uomo, su cui tutti concordano. Ma con ciò facendo letteralmente "sparire" il Cristo-Figlio di Dio, "altro" da noi, che ci rimanda alla vita eterna, al messaggio ultraterreno, al rapporto con Dio che invece langue sempre di più "tra gli stessi cristiani" – ha sottolineato Natoli, dicendosi non credente -. Il punto allora è come, sollecitati da questo stimolo, i credenti di oggi possano far vivere nelle comunità cristiane piccole o grandi che siano l’annuncio dei "cieli nuovi", in un mondo che invece insiste su una dimensione "finita", qui sulla terra, come se la vita non avesse altro orizzonte.