BOLOGNA/FESTIVAL SCIENZA & VITA
Gli ingredienti della kermesse: filosofia e quattro diversi “caffè” per consentire un dibattito in gruppi ristretti – una trentina di persone ciascuno – su questioni al contempo scientifiche ed etiche. E ancora: musica e poesia nello spettacolo proposto il sabato sera e una tavola rotonda con cattolici e laici” “
Rinsaldare i legami. Questa la parola d’ordine risuonata al primo festival di Scienza & Vita, dal titolo "La vita non è sola", che si è tenuto a Bologna il 30 novembre e il 1° dicembre scorsi. È vero che "l’uomo nasce da una relazione, non ci si dà la vita da soli", ma "lo scivolamento dei valori verso l’individualismo – ha riconosciuto Domenico Coviello, genetista e copresidente nazionale di Scienza & Vita – ha provocato, specialmente negli ultimi vent’anni, una solitudine dell’uomo senza precedenti". "Siamo persone in relazione". Filosofia e quattro diversi "caffè" per consentire un dibattito in gruppi ristretti – una trentina di persone ciascuno – su questioni al contempo scientifiche ed etiche, musica e poesia nello spettacolo proposto il sabato sera e una tavola rotonda con cattolici (il sociologo Sergio Belardinelli) e laici (il magistrato ed ex presidente della Camera dei Deputati Luciano Violante): questi gli ingredienti della kermesse. "L’uomo – ha sottolineato in apertura Coviello – ha senso in quanto componente di una comunità" che è "tanto più solida quanto più i suoi membri sono solidali gli uni gli altri". E, in un mondo che pare sprofondare nell’individualismo e nelle solitudini, "dobbiamo cambiare prospettiva: anzitutto siamo persone in relazione, che parlano, comunicano, dialogano", ha rimarcato il filosofo Adriano Fabris, vedendo nell’evento bolognese proprio "un’occasione di dialogo", per "essere presenti con le nostre idee" e rilanciare quello che è "un dato di fatto ma anche un impegno". Secondo l’analisi filosofica condotta da Salvatore Natoli "ognuno di noi tanto più si realizza – ha evidenziato – quanto più è larga quella trama di relazioni che lo vede parte". Riprendendo il mito greco delle Parche, "la vita è tessitura di relazioni, fatta di fili, d’intrecci" e "proprio per questo – ha ripreso Fabris – è necessario agire in modo da accompagnare la persona lungo tutto l’arco della sua vita". Recuperare gratuità e fiducia. Il poeta Davide Rondoni ha declinato con le forme dell’arte il tema del festival, accompagnato dall’orchestra di Ambrogio Sparagna, mentre le conversazioni nei "caffè" hanno spaziato dalla procreazione agli anziani, dalla cura dei figli alle migrazioni e ai cambi di "stato" di vita. Infine il confronto, nella tavola rotonda conclusiva, a dimostrazione di come la posta in gioco non sia una questione confessionale: dall’eutanasia proposta per i minori in Belgio alle ragazzine che si prostituiscono a Roma, dalle polemiche sul metodo Stamina agli uteri in affitto e così via, è urgente un dibattito serio. Tuttavia "il confronto su questi temi in politica è stato usato per il conflitto, per porsi gli uni contro gli altri", ha ammesso Luciano Violante, parlando di un "offuscamento del concetto di verità" e dell’importanza di ricostruire legami veri, non dettati "dalla convenienza e dallo scambio". "È importante recuperare con grande forza il concetto di gratuità, che lega una persona all’altra, in virtù del quale non si agisce per un tornaconto, ma perché lo si reputa giusto". E "i legami – ha aggiunto Violante – si costruiscono se c’è fiducia". Ecco che "gratuità e fiducia" sono "parole chiave per riflettere insieme tra chi, pure su posizioni diverse, è aperto al dialogo". A fronte di una "convinzione diffusa che non ci sia nessun criterio di validità nei discorsi", ha precisato Sergio Belardinelli, "ci vuole una base comune che consenta un dialogo", nel quale occorre "cercare buoni argomenti, che siano convincenti anche per gli altri". "Dire la verità sulle questioni bioetiche – ha concluso la presidente nazionale di Scienza & Vita, Paola Ricci Sindoni – non significa predicare principi astratti ma recuperare un’autorevolezza capace di attivare pratiche di libertà che partano dalla condivisione di principi costitutivi". Aprirsi al dialogo, in altri termini, non vuol dire abdicare alle proprie convinzioni, ma tradurle in un linguaggio che possa essere compreso dagli altri e che si tramuti in terreno comune. Nella convinzione che la verità c’è, ma "va attesa, accompagnata, mai imposta".